15 aprile – 20 luglio 2014


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Più che un omaggio all’intellettuale controverso, amato, odiato e sospettato sia da destra che da sinistra. La mostra restituisce a 360 gradi l’uomo e la sua complessità, la sua sofferenza con l’inattualità di allora che lo rende oggi attuale. Un visionario maledetto dei mali della società, di grande sensibilità che pagò in prima persona il coraggio della trasgressione. Un allestimento tridimensionale che usa i video non in modo decorativo e racconta 25 anni di Roma.

Lunedì 16 giugno 2014, alle ore 16.30, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea, Palazzo Mattei di Giove (Via Michelangelo Caetani 32, Roma), si terrà l’incontro sul tema Gli ebrei a Roma e nello Stato della Chiesa: nuove ricerche e nuove domande.
Saranno presenti le curatrici

di Enrico Compagnoni e Susanna Spezia
Il mio libro, 2014


Mercoledì 4 giugno 2014, alle ore 17.00 presso la Casa della Memoria e della Storia (Via di San Francesco di Sales, 5) verrà presentato Città ribelle. 1943-1944. La Roma che resiste raccontata ai ragazzi di Enrico Compagnoni e Susanna Spezia. Prefazione di Pier Giuseppe Murgia. Illustrazioni di Renato Ferraro, 2014.Intervengono: Guido Albertelli, Presidente Nazionale ANPPIA, Sara Manasse, docente di Storia, David Meghnagi, professore di Psicologia clinica all’Università degli studi di Roma Tre. 

Coordina: Paolo Brogi, giornalista del "Corriere della Sera" e scrittore

Ognuno, ma proprio ognuno, è il centro del mondo


Dal 27 maggio all’1 luglio si svolge la XIII edizione di LETTERATURE Festival Internazionale di Roma, ideato e diretto da Maria Ida Gaeta, direttrice della Casa delle Letterature di Roma, per la regia di Fabrizio Arcuri.

Le vittorie sui Galati, bellicosa popolazione di origine celtica che si era spinta a minacciare i confini del Regno di Pergamo, in Asia Minore, furono una sorta di mito fondativo per la dinastia degli Attalidi, per questo motivo celebrate in grandiose opere d’arte realizzate a partire dagli anni 240/238 a.c. I cosiddetti “Donari”, opere votive di ringraziamento e celebrazione di queste grandiose vittorie, composte da gruppi scultorei a dimensione più o meno monumentale, comprendono alcune delle statue a più alto contenuto patetico che l’antichità ci abbia lasciato, che si proponevano di celebrare, attraverso gli atteggiamenti di magnifica dignità e compostezza tragica degli sconfitti, la forza e virtù dei vincitori.

In barba ai giovani cantautori e ai cantanti napoletani che vivono di rotocalchi piuttosto che di musica, Nino D’Angelo, 50 anni appena compiuti, porta in scena uno spettacolo live intenso, magico e che solo un’artista con la A maiuscola è capace di fare.

 

 

 

Le emozioni stasera sono palpabili. Arrivano dritte al cuore in nome della musica.

Sul palco il vero re della canzone napoletana: Nino D’Angelo.

In barba ai giovani cantautori e ai cantanti napoletani che vivono di rotocalchi piuttosto che di musica, Nino D’Angelo, 50 anni appena compiuti, porta in scena uno spettacolo live intenso, magico e che solo un’artista con la A maiuscola è capace di fare.

Due ore di musica piene, senza pause, accompagnato da una band numerosa, contornata da una Sala Sinopoli decisamente sold-out.

Ore 21:20, la magia ha inizio. Una colomba spicca il volo dietro il maxi videowall. Si elevano le dolci note di “Il compleanno”, brano di apertura dell’ultimo disco “Gioia nova”. E’ il delirio.

“Spero di farvi divertire” dice Nino “Facendovi ascoltare i brani del mio nuovo disco e gli altri successi”.

“Odio e lacreme” è una delle canzoni di denuncia che Nino D’Angelo ha composto negli ultimi anni: “la musica può dare voce a chi non ce l’ha”. Dietro immagini di guerra. Davanti, emozioni a fior di pelle.

“La mia vita non è stata mai tranquilla. Ho sempre dovuto cambiare direzione” e menzionando Peter Gabriel, al quale si è ispirato per un suo brano, Nino continua: “Sono amareggiato per come va il mondo. Ho scritto questa canzone non solo per me, ma per tutto il mondo”. La musica riparte, le note di “Maletiempo” invadono il teatro. E’ magia.

Il suo sguardo verista si posa sull’attuale situazione di Napoli: “Napoli la fanno sempre vedere piena di immondizia. Ma la cosa vera è che molti si sono dimenticati di questa città”. La giusta introduzione per “Bella”, l’inno degli inni di Napoli. L’inno ad una città, che seppur senza braccia, è capace di abbracciare i suoi abitanti. Manco a dirlo, sullo sfondo fa bella mostra di se il golfo di Napoli.

A ruota seguono “A storia ‘e nisciuno”, la ritmata e solare “Brava gente” (tratta da “Il ragù con la guerra”) e l’evergreen “Fra cinquant'anne”, intrisa di melodia e sentimento.

“’Na mamma” è il brano che ha incantato il pubblico italiano nella trasmissione “Uomo e Gentiluomo”. Una struggente canzone, solo voce e pianoforte. Toccante.

Col suo ritmo trascinante arriva “Marì”, presentata a Sanremo 2002. “Da tanto tempo non scrivevo una canzone d’amore così”, dice Nino, introducendo “Libero”, brano del suo nuovo disco.

Fedele alla tradizione, Nino D’Angelo si sbizzarrisce in un medley di classici napoletani: il pubblico (formato da famiglie, signori e ragazzi) si scatena sotto le note di “Maruzzella”, “Tu vuò fa l'Americano”, “Lazzarella”, “Luna rossa”, “’O Sarracino”, “Funiculì funiculà”. “Le canzoni che nessuno potrà mai toglierci”, commenta Nino.

Dopo il medley della tradizione, arriva quello dei grandi classici del suo vasto repertorio: “Nun tengo ‘o curaggio”, interpretata in chiave quasi dance, mentre manda in visibilio “Sotto e' stelle”, romantica e toccante (cantata anche in spagnolo). Bellissima la versione di “Chiara”, esemplare “Pronto sì tu?”, “Forza campione”, la sanremese “Vai” e l’inno di intere generazioni e canzone emblema di Nino D’Angelo: “’Nu jeans e ‘na maglietta”.

Il pubblico vaneggia. Scene di isteria collettiva che non vedevo da tempo. Il pubblico, napoletano e non, che canta a squarciagola, raggiungendo l’apoteosi con un urlo che spacca in due la sala: “E ddaje Nino!”.

Un vero artista che ha tenuto il palco come pochi. Uomo sensibile e solare allo stesso tempo, Nino D’Angelo ha saputo emozionare con la sua semplicità e compostezza, anche con qualche fuori programma, salendo in piedi sul pianoforte.

“Senza giacca e cravatta” è il preludio alla fine del concerto, chiuso con “’Nu napoletano”, singolo tratto da “Gioia Nova”.

Un saluto svelto, prima di sparire dietro le quinte per non essere sommerso dalla folla in delirio.

Questa sera Roma ha accolto degnamente l’unico e vero re di Napoli.

Grazie ancora Nino.

 

 

 

 

 

Articolo di: Ilario Pisanu

Sul web: www.ninodangelo.com - MySpace

Teatro dell’Orologio, Roma. Dall’1 al 6 Aprile 2008. Gil e Alfry sono una coppia quasi avveniristica, perché non sono sposati ma sono andati a “pacsarsi” in Spagna. Li distingue l’appartenenza al “club dei castomaniaci” che hanno fatto dell’astinenza sessuale il proprio motto.

 

 

 

 

Di Daniela Ariano,

Con Giulia Carla De Carlo, Alessandra Ingami, Marcello Appignani e Gianluca Jacquier

Musiche Originali di Marcello Appignani.

Teatro dell’Orologio (Sala Artaud) - Roma

Dal 1 al 6 Aprile 2008

In scena al teatro Orologio di Roma, “Coppie in divieto di sesso” è una commedia fresca e originale che si propone di mettere in gioco gli stilemi classici di una commedia leggera però con un una spruzzata di riflessività che non guasta mai.

Gil e Alfry sono una coppia moderna… molto moderna. Potremmo dire quasi avveniristica perché non sono sposati ma sono andati a “pacsarsi” in Spagna. Ma a parte il fatto di essere legati da un vincolo così “in avanti”, li distingue l’appartenenza al “club dei castomaniaci” che, come si intuisce dal nome, hanno fatto dell’astinenza sessuale il proprio motto.

A questo mettiamoci l’amica del cuore di lui, Astrid, segretamente innamorata da tempo. E il fantasma dell’ex di Gil, Damiel, che arriva nei sogni della vecchia compagna a tormentarla con proposte sessuali finalizzate ad una sana polluzione notturna.

Una famiglia di esauriti? Forse. Ma anche il ritratto, neanche troppo velato, di paure e incomprensioni dei nostri tempi, della mancanza di dialogo, dello spauracchio del sesso ancora panacea di tutti i mali.

Gli equilibri sono precari, tutti sperano in qualcos’altro, ma la paura di perdere ciò che si ha non da il coraggio di cambiare. Allora Alfry la chiama “pacserottina”, lei gli rinfaccia ogni due minuti le mirabilie sessuali del suo ex, lui fugge al primo cenno di seduzione, lei se la prende col suo orsacchiotto mentre due lesbiche al piano di sotto ci danno dentro su un materasso cigolante. Non resta che ammutolirsi, torturarsi dentro, tapparsi le orecchie e volare via… se si potesse.

Il testo di Daniela Ariano, anche regista, si dipana piano piano, con continui colpi di scena in una regia che trova la riuscita migliore nelle parti più divertenti del testo mentre in quelle più “impegnate” mostra un po’ il fianco ad un generale abbassamento del ritmo.

Gli attori si impegnano molto, tutti piuttosto caratterizzati, in modo particolare le due protagoniste femminili, abbastanza sopra le righe.

“Coppie in divieto di sesso” è una commedia agro-dolce che cavalca sapientemente il periodo di ambiguità che ci troviamo a vivere. Un testo riuscito forse a metà, ma che non mancherà di divertire il pubblico.

Teatro Dell’Orologio (Sala Grande), Roma. Dal 26 Marzo al 13 Aprile 2008. La verità è come un cane che dorme, bisogna stare attenti a svegliarlo. Una verità scomoda, sporca e pericolosa racchiusa in una bella scatola da fumo, che aperta comincia a suonare. Una scatola che a sua volta racchiude i protagonisti della vicenda in una scena di specchi scuri e distorti, come un riflesso che può essere interpretato a piacere e che quindi non può essere una verità assoluta.

 

 

 

 

Di John Boynton Priestley

traduzione di Maddalena Fallucchi e Maria Teresa Petruzzi

TEATRO DELL’OROLOGIO – SALA GRANDE

via dei Filippini 17 - Roma

Dal 26 Marzo al 13 Aprile 2008

 

Regia di Maddalena Fallucchi

Con Cinzia Villari, Laura Colombo, Patrizia Barbieri, Alessandra Fallucchi, Massimiliano Mecca, Giovanni Carta, Roberto Baldassari.

 

Torna in scena ad un anno di distanza “Svolta Pericolosa”, con lo stesso precedente allestimento sempre a cura di Maddalena Fallucchi. Compagnia quasi completamente riconfermata per questo testo sottile e tagliente. Una commedia agrodolce, quasi un noir, che non mancherà di sorprendere lo spettatore.

“La verità è come un cane che dorme, bisogna stare attenti a svegliarlo. La verità è qualcosa di così profondo che non si può raggiungere così. Non è civile”.

Questa battuta meglio di altre riesce a racchiudere felicemente il concetto principale che è alla base di “Svolta Pericolosa”, di J.B. Priestley in scena al Teatro Due di Roma.

Una verità scomoda, sporca e pericolosa racchiusa in una bella scatola da fumo, che aperta comincia a suonare. Una scatola che a sua volta racchiude i protagonisti della vicenda in una scena di specchi scuri e distorti come un riflesso che può essere interpretato a piacere e che quindi non può essere una verità assoluta.

Il tema della famiglia apparentemente perfetta e solidale, pulita e onesta, ma nelle viscere corrotta e falsa, ipocrita e fragile è un tema caro al teatro moderno. E il testo di Priestley va ad inserirsi in quel filone di commedia giallo-thriller che ritrova in altri esponenti più famosi come “otto donne e un mistero” di Robert Thomas, tematiche e svolgimento narrativo simile.

Anche qui il protagonista assoluto, Martin, è morto.

Si è suicidato, così pare. Il suo nome, appena pronunciato va ad incrinare una bella serata tra amici e parenti, fatta di grasse risate su barzellette sconce per i maschi e frizzanti pettegolezzi per le donne. Il suo nome, crea il silenzio, il non detto emerge forte e violento, la verità rompe qualsiasi equilibrio creato fino a quel momento.

Tutti i protagonisti nascondono qualcosa, nessuno si salva dalla verità. Lo stesso Martin, da vittima diventa carnefice, attraverso i riferimenti di tutti i personaggi che finalmente trovano la strada per esprimere le proprie frustrazioni, ire e umiliazioni.

Alla fine però al pubblico viene data la possibilità di decidere quale verità scegliere, se quella rigorosa degli eventi o quella più comoda e confortante del lasciare gli equilibri come sono: “credo che se avessimo continuato a fingere, forse avremmo potuto essere felici a insieme. Succede, a volte.” suggerisce uno dei protagonisti.

La messi in scena della commedia è molto piacevole e ben fatta. I movimenti degli attori, quasi tutti sempre sul palco, anche quando dovrebbero essere fuori scena, sono sempre puliti e attinenti ai personaggi. Tra gli altri da segnalare l’interpretazione di Cinzia Villari nel ruolo di Freda e Giovanni Carta in quello di Gordon.

La regia di Maddalena Fallucchi è forte e molto femminile, come ben si confà ad una testo di questo tipo: è bello osservare le reazioni anche minime degli attori, sottolineare quello sguardo di traverso o l’inclinazione della voce in quella battuta. Niente è lasciato al caso in questa regia e il testo si dimostra adattissimo ad un allestimento attento ai particolari. Un testo interessante per quanto riguarda l’introspezione psicologia dei caratteri ma piuttosto surreale sul versante della trama ed eventi.

Sebbene ancora uno spettacolo bello e interessante, questa nuova edizione perde un po’ di forza scenica rispetto alla precedente messa in scena forse a causa di uno spazio scenico, quello dell’Orologio di Roma, troppo a contatto con il pubblico.

E’ un testo intimista, è vero, ma soprattutto i personaggi sono quasi completamente sopra le righe, bigotti, e snob e poco si adattano loro a stare in mezzo ad un pubblico.

“Svolta Pericolosa” è un piccolo gioiellino, interpretato molto bene e con una regia ben curata. Da non perdere per gli appassionati di gialli e thriller ma anche per tutti coloro, pirandelliani in testa, che ricercano sempre le una, dieci, centomila facce della verità.

 

 

 

 

 

Articolo di: Mario Fazio

Sul web: www.teatrodellorologio.it

Mercoledì, 07 Maggio 2008 20:03

La Signorina Papillon - Teatro Petrolini (Roma)

Teatro Petrolini (Rm), dall’11 al 16 Marzo 2008. In un epoca sospesa tra passato e futuro, Rose Papillon, figlia di una ricca famiglia, vive le sue giornate in un giardino colorato e prosperoso. Sogna l’amore, sogna avventure, sogna il principe azzurro. Sogna. Intorno a lei si avvicendano amici e amori. Ma è tutto così felice come sembra?

 

 

Di Stefano Benni

Regia di Gabriele Carbotti

Con: Gabriele Carbotti, Francesca del Vicario, Ilaria Fioravanti, Antonio Grosso.

Dall’11 al 16 Marzo 2008

 

Teatro Petrolini (Sala Fabrizi)

Via Rubattino 5 (Testaccio), Roma

Tel. 06 5757488 347 0840471 339/5884750

 

In un epoca sospesa tra passato e futuro, Rose Papillon, figlia di una ricca famiglia, vive le sue giornate in un giardino colorato e prosperoso. Sogna l’amore, sogna avventure, sogna il principe azzurro. Sogna. Intorno a lei si avvicendano amici e amori. Ma è tutto così felice come sembra?

Si direbbe di no perché il giardino non è così bello e rigoglioso: i fiori sono cadenti e malati, le farfalle sono cadaveri appuntati su un diario di finti ricordi; un pappagallo morto e impagliato, decadente e infestato di tarme, è l’unico vero amico di Rose. Si, perché Armand, Millet e Marie Luise non sono esattamente gli amici che sembrano. Le parvenze a volte, nascondono cattive intenzioni.

In scena al Teatro Petrolini, “La Signorina Papillon” è lo spettacolo che sorprende, che non ci si aspetta. Certo, siamo abituati bene con gli attori della compagnia “Anticamera del Vento” ed è proprio questo che stupisce, il sapersi sapientemente rimettere in gioco con un progetto che sulla carta potrebbe sembrare un suicidio mentre in questo allestimento rappresenta, a giudizio personale, uno degli spettacoli più interessanti del 2008.

Gabriele Carbotti lavora su un testo letterario di Stefano Benni e costruisce un copione originale, folle, complicato e inaccessibile a prima vista, ma presto di grande presa e semplicità che sa un po’ di Checov. Il saper gestire così bene una sceneggiatura che può essere letta dal profano come dal professionista (e soddisfare entrambe le letture) è appannaggio solo di chi ha stoffa da vendere, di chi “ha il dono” come direbbe qualcuno. L’uso di un linguaggio certamente forbito e antico dove di tanto in tanto fanno capolino intromissioni moderne, dove l’uso del corpo è già movimento e caratterizzazione, dove il trucco è studiato anche sulla tonalità dei rossetti, tutto contribuisce alla costruzione di una regia geniale e originale.

Si passa repentinamente da un registro da farsa (che in realtà è quello prevalente) a quello da commedia, da quello da operetta a quello da tragedia fino a spingersi in qualche caso nello sperimentalismo vero e proprio. C’è da dire che gli strumenti del regista, lo staff in primis, ma soprattutto i suoi attori gli permettono tutto questo. In scena Antonio Grosso (già molto apprezzato in “Crimini e forti sospetti in città”) è forte e drammatico ma anche dolce e spiritoso; Ilaria Fioravanti sexy e spietata, doppiogiochista perfetta. Ma è soprattutto Francesca Del Vicario (una delle attrici più dotate e proficue della compagnia) che tiene le redini della commedia. Un’attrice particolare che molto piacerebbe ad un Almodovar e che trova la sua collocazione migliore in personaggi stridenti e contraddittori, al limite della follia, fuori dalle righe. Quello sguardo sempre un po’ perso nel vuoto, il viso non perfetto, la plasticità con cui affronta i suoi personaggi, i suoi tempi scenici sempre scoordinati. Tutto questo conferisce al personaggio di Rose un impianto solido e spiazzante. Una bella interpretazione.

Carbotti sul palco è un mattatore come al solito e le scene migliori sono quelle con lui e Antonio Grosso. Gabriele che qui è attore e regista, e per chi è del mestiere sa quanto complesso e rischioso sia unire le due cose. A lui gli riesce benissimo.

Noi di Gufetto siamo i loro fan numero uno e consigliamo questo spettacolo ad occhi chiusi, perché si ride e si pensa. Perche si respira aria di voglia di fare, di sperimentare, di mettersi in gioco. Perché si esce con la voglia di tornare. Perché si pensa a quanto bello e ricco sia fare teatro e vederlo.

All’ “Anticamera del Vento” si respira aria di Buon Teatro.

 

 

 

Recensione di: Mario Fazio

Sul web: www.anticameradelvento.com - www.teatropetrolini.com 

Teatro Sala Umberto, Roma. Dal 19 Febbraio 2008. Una coppia di sposini è travolta, suo malgrado, da un pacco spedito per posta contenente il kit del bravo sadomaso. Peccato che la coppia abiti a due passi dal Vaticano… Si deve il successo di questa edizione ad una bravissima e travolgente Paola Quattrini.

 

 

 

Di Anthony Marriot & Alistair Foot  

Regia di Renato Giordano.

Scene e costumi di Aldo Buti

con: Gianfelice Imparato, Valerio Santoro, Loredana Giordano, Luigi Montini. E con la partecipazione di Paola Quattrini

 

Dal 19 Febbraio 2008

Teatro Sala Umberto, Roma

 

Torna nuovamente in scena “Niente sesso, siamo inglesi” felice commedia inglese già tradotta e firmata Garinei&Giovannini nelle edizioni del 1972 e del 1990, rispettivamente con Johnny Dorelli la prima e Gianfranco D’Angelo la seconda, a coprire il ruolo di Felice, mattatore sul palco.

In questa nuova edizione, in scena al Teatro Umberto, tradotta stavolta da M. L. Pacella e adattata da Gianfelice Imparato, per la regia di Renato Giordano, il ruolo dell’imbranato Felice va a Gianfelice Imparato. Ma ancora più che del bravissimo attore napoletano, si deve il successo di questa edizione ad una bravissima e travolgente Paola Quattrini.

Il successo della commedia, in questa versione più “italiana” rispetto ad un testo molto anglosassone come contenuti e che risentiva di una certa lentezza nella versione curata da Garinei&Giovannini, è da ricercarsi in una trama semplice e immediata, che vede una coppia di sposini travolta, loro malgrado, da un pacco spedito per posta contenente il kit del bravo sadomaso con accessori annessi. Peccato che la coppia abiti a due passi dal Vaticano e che Felice, frequentatore di casa, per disfarsene decida bene di abbandonare lo scatolo ingombrante di fronte ad una parata di guardie svizzere.

Il testo strizza l’occhio alla commedia dell’equivoco con situazioni esilaranti e colpi di scena ben assestati. Gli attori sono tutti bravissimi con una menzioni di rilievo a Luigi Montini (conosciuto soprattutto in tv), Gianfelice Imparato e la già citata Paola Quattrini.

Una menzione di rilievo senz’altro va alla bella ed imponente scenografia curata da Aldo Butti.

“Niente sesso, siamo inglesi” è una commedia bella e frizzante che deve il successo all’adattamento di Imparato, che regala una ventata di freschezza ad un testo che ne aveva bisogno, senza nulla togliere agli allestimenti precedenti di G&G. La regia di Giordano è basata su un ritmo molto alto, con movimenti veloce, entrate e uscite repentine, caratterizzazione di alcuni personaggi un po’ sopra le righe ma di amara ironia, come le due suore prima e le due “mignotte” dopo.

Una bella riedizioni senza dubbio, che speriamo raccolga i successi del pubblico come per le precedenti edizioni.

 

 

 

Recensione di: Mario Fazio

Grazie a: Violwww.gufetto.it

Sul web: www.salaumberto.com

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