Roberta Di Pietro

Articoli di Roberta Di Pietro

In questa fine del 2015 Palazzo delle Esposizioni è il protagonista indiscusso della stagione espositiva romana, ospitando tre mostre ricche di capolavori, che indagano aspetti differenti dell’arte non cadendo nella banalità e senza utilizzare nomi altisonanti che attirano le masse. Dai capolavori dell’americana collezione Phillips, passando per il realismo sovietico fino ad arrivare al design italiano del XX secolo, le sale del complesso espositivo si animano grazie alla vivacità dei colori e alla forza espressiva del segno delle avanguardie artistiche, alle linee sinuose dei mobili Liberty, alle figure imponenti e realistiche dell’arte russa.

Lo sguardo come mezzo di conoscenza e di arricchimento; lo sguardo utilizzato dai giovani artisti per rubare la bravura e i segreti del grande maestro. La mostra “Raffaello Parmigianino Barocci. Metafore dello sguardo”, ospitata nelle sale dei Musei Capitolini fino al 10 Gennaio 2016, riflette su questo argomento, ovvero su come l’arte del grande maestro urbinate sia stata vista e reinterpretata dai più giovani Parmigianino e Barocci, che nei loro più grandi lavori hanno sempre mostrato il ricordo di Raffaello, seppur mitigato da rielaborazioni personali ed in linea col loro tempo.

Mahon aveva occhio, viveva con capolavori e soprattutto amava l’arte”, in questa frase è racchiusa l’essenza di un uomo che ha dedicato la sua vita allo studio dell’arte e al collezionismo, un personaggio del XX secolo che ha saputo osservare, amare e comprendere nella sua complessità la grande pittura del Seicento italiano. La Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Barberini, in collaborazione con la soc. Beni Culturali e con il sostegno di The Sir Denis Mahon Charitable Trus rende omaggio a questa grande personalità con la mostra “Da Guercino a Caravaggio. Sir Denis Mahon e l’arte italiana del XVII secolo” visitabile fino all’8 Febbraio 2015 presso Palazzo Barberini, a Roma. L’idea dell’esposizione era già stata concepita da Mahon nel 2009, che aveva espresso il desiderio di festeggiare i suoi 100 anni tra i grandi dipinti che lo avevano accompagnato per tutta la vita; solo oggi il progetto si è realizzato con questa notevole esposizione, già ospitata nel 2013 all’Hermitage, dove ha incontrato un notevole successo grazie alle circa 40 opere esposte di immensa fattura, realizzate da artisti quali Guercino, Guido Reni, Domenichino, Caravaggio, Annibale Carracci e Poussin. Un omaggio postumo, purtroppo, al grande storico dell’arte, scomparso nel 2011 all’età di 101 anni, che di questi pittori aveva fatto i compagni di una vita.

Artisticamente parlando, l’Ottocento fu senza dubbio un secolo di rottura, in nome dell’autenticità e del realismo gli artisti si slegarono dall’arte tradizionale e accademica, nel tentativo di innovare e rinnovare il linguaggio figurativo, sia per quanto riguarda i temi trattati che per quanto concerne la tecnica.

Il fascino del vizio, del diverso, dell’ebbrezza e della gioia sfrenata è espresso nei dipinti esposti nella mostra “I bassifondi del Barocco. La Roma del vizio e della miseria”, ospitata nella cornice affascinante di Villa Medici – Accademia di Francia a Roma, fino al 18 Gennaio 2015, e curata da Francesca Cappelletti e Annick Lemoine, frutto della collaborazione tra l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici e il Petit Palais, Musée des Beaux-Arts de la Ville de Paris, dove verrà presentata dal 24 febbraio al 24 maggio 2015. Una Roma barocca lontana dalle fastose commissioni papali, dagli affreschi spettacolari o dalle opere ardite di Bernini: è l’altro lato della città, abitato dalla miseria, ma anche da artisti che cercano nei vicoli la perdizione, il vizio e il divertimento.

La scuola spesso ci insegna che il grande Rinascimento fu un movimento culturale italiano e che la nostra penisola diede i natali alle sue più grandi personalità, dimenticando così che fu in realtà un sentire culturale che investì tutta l’Europa e che ogni Stato arricchì il linguaggio rinascimentale con elementi derivanti della propria tradizione artistica, che dialogarono e si confrontarono con quelli propri dell’arte italiana.

Lunedì, 07 Luglio 2014 20:51

Foro di Augusto. 2000 anni dopo – Roma

Quando un evento culturale è capace di emozionarti, coinvolgerti, entusiasmarti, è chiaro che è pienamente riuscito; è questo il caso di “Foro di Augusto. 2000 anni dopo”, progetto di valorizzazione dei Fori Imperiali, ideato e curato da Piero Angela e Paco Lanciano, con la collaborazione di Gaetano Capasso, che rientra nelle celebrazioni per il bimillenario della morte di Augusto, avvenuta il 19 Agosto del 14 d.C..

Lunedì, 07 Luglio 2014 20:51

Foro di Augusto. 2000 anni dopo – Roma

Quando un evento culturale è capace di emozionarti, coinvolgerti, entusiasmarti, è chiaro che è pienamente riuscito; è questo il caso di “Foro di Augusto. 2000 anni dopo”, progetto di valorizzazione dei Fori Imperiali, ideato e curato da Piero Angela e Paco Lanciano, con la collaborazione di Gaetano Capasso, che rientra nelle celebrazioni per il bimillenario della morte di Augusto, avvenuta il 19 Agosto del 14 d.C..

Grifi, chimere, sirene, satiri, centauri e molte altre creature mitologiche occupano le sale del Museo Nazionale Romano in Palazzo Massimo a Roma, fino al 1 Giugno 2014, protagoniste dell’esposizione “Mostri. Creature fantastiche della paura e del mito”. Curata da Rita Paris ed Elisabetta Setari, la mostra vuole illustrare attraverso più di cento reperti archeologici quell’immaginario fantastico popolato da creature nate dalla mitologia antica e che hanno successivamente influenzato l’arte moderna e contemporanea e soprattutto il cinema.

Roma è pronta ad accogliere la mostra evento “Frida Kahlo”, che si terrà dal 20 Marzo al 31 Agosto 2014 presso gli spazi espositivi delle Scuderie del Quirinale. Helga Prignitz-Poda, curatrice della mostra, ha pensato ad un percorso che ricostruisca la carriera artistica della “figlia della rivoluzione messicana”, come amava definirsi la Kahlo, fatto di circa 160 opere tra dipinti e disegni, che vanno dagli esordi, in cui strizza l’occhio alle avanguardie europee, all’ultimo sofferente periodo, con nature morte simbolo della caducità della vita. Un’esposizione in cui Frida si lascia conoscere come artista-icona, ma soprattutto come donna, perché forse mai come in lei l’esperienza artistica e quella privata si fondono, fino a divenire l’una necessaria e vitale per l’altra.

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