Domenica, 14 Maggio 2017 19:43

"Quella notte sono io" di Giovanni Floris

Romanzo dal ritmo incalzante, una vena noir che diventa claustrofica senza che la capacità di mantenere alta la tensione possa classificare il libro solo come un giallo. C’è il romanzo di formazione, l’attenzione all’attualità sociale sul fenomeno del bullismo, lo scavo psicologico. Con questo testo Giovanni Floris crea una sintesi armonica tra l’esperienza della scrittura giornalistica e lo spirito del romanziere. Colpisce soprattutto il ritmo, la capacità di non essere mai retorico, di non scivolare nel sentimentale, di realizzare una vera e propria sceneggiatura con un richiamo al senso della responsabilità prima che al senso di colpa in un mondo nel quale tutti siamo almeno in una piccola percentuale sia vittime sia carnefici e dove la memoria gioca un ruolo centrale e beffardo al contempo.

Che senso ha la poesia e, soprattutto, ha ancora senso parlare di poesia in un'epoca in cui la rapidità della comunicazione (e la comunicazione costante) hanno reso l'attenzione scarsa, la cura per la forma e il dettaglio mestiere per pochi e l'attesa del “tempo giusto” per far scorrere lo sguardo sulla pagina poco praticabili? Aprendo una delle tante pagine del diario “massimo” di Guido Catalano – Ogni volta che mi baci muore un nazista – la risposta sembrerebbe positiva. Con uno stile essenziale, a mezza via fra il cantautoriale e la poesia narrativa d'ispirazione americana, senza eccessivi fronzoli e attento a parlare la lingua del presente, Catalano parla di sentimenti e lo fa senza traccia di autocompiacimento, senza indossare “la toga del poeta”. Amori, sofferenze, momenti di mancanza e di felicità minima vengono descritti attraverso i nostri stessi occhi, con quelle parole che avremmo voluto trovare e che, apparentemente, erano lì, così semplici, appena al di là del pianerottolo.

Domenica, 16 Ottobre 2016 16:51

“Sempre fiori mai un fioraio”

Ricordi a tavola

Paolo Poli con Pino Strabioli

Una lunga chiacchierata a puntate che assomiglia a una colazione tra amici, lontano dal tono della biografia, frizzante, gustosa e irreverente per certi aspetti come il suo protagonista. Un libro a due voci tra ricordi e voglia di imparare ogni giorni, di cogliere l’attimo senza presenzialismi, ma con l’intensità spontanea dell’essere eterno bambino. Sullo sfondo Roma di oggi e il teatro italiano con i suoi protagonisti dietro le quinte.

Un testo sul percorso giornalistico dell’autore, su Pasolini giornalista e sul giornalismo investigativo in Italia, ricco di spunti e di angolature per nulla scontate.

Introduzione di Alessandro Cannavò

A quarant’anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini il caso è stato dichiarato irrisolto e archiviato definitivamente ma mai come oggi è vivo, il personaggio, l’uomo Pasolini e tutto il mondo che lo ha circondato così come le domande che investono la società italiana, il suo mondo intellettuale, il giornalismo d’inchiesta e la giustizia. Un testo su Pasolini e su Oriana Fallaci che raccoglie postumo la sua indagine, una controinchiesta sulla morte di un amico prima di tutto. E’ un testo a suo modo frammentario che consente di aprire la via a quella che per me spero una via di indagine su un buco nero dell’Italia contemporanea che può svelare molte più cose di quante si possano immaginare ad uno sguardo superficiale; proprio perché il caso fu archiviato frettolosamente e in modo un po’ spiccio da “sua Altezza” come ironicamente la definisce la fallaci, la polizia, prima che la magistratura.

Un noir italiano, più che un giallo. Un bel ritmo che solleva la polvere sotto il tappeto, rovescia la tesi nel suo “esatto contrario”, con uno stile incisivo, senza scivolare nel colpo di scena plateale, nell’effetto pulp o nella morbosità. Una cronaca ordinaria, domestica e per questo più sconcertante, che ci aspetteremo di leggere sui nostri quotidiani o di ascoltare ai tg. Un libro che è già una sceneggiatura: in attesa sul piccolo schermo? La non banalità di un buon libro da intrattenimento è nella prospettiva dell’autore che rende l’incontro di un giornalista con un fatto di cronaca nera che in qualche modo ha fatto parte della sua vita, un’occasione per riflettere su se stesso e uno spunto per un cammino interiore.

Storia per l’infanzia con i classici elementi fantastici, gli elementi di quotidianità che sembra piacciano sempre di più ai bambini di oggi e una morale che non è proprio un messaggio a lieto fine tipico. E’ un insegnamento della vita che sembra suggerirci che comunque vale la pena spendersi al meglio per quello che se ne ricava interiormente, per il sorriso che riusciamo a dare agli altri, soprattutto se sono dei bambini, anche se la realtà non è pronta a premiarci per il merito.

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