Da giovedì 7 a domenica 24 maggio, in prima nazionale al Teatro Filodrammatici di Milano, andrà in scena “N.E.R.D.s - sintomi”, di Bruno Fornasari, con Tommaso Amadio, Riccardo Buffonini, Michele Radice e Umberto Terruso. Una commedia a sprazzi di luci e ombre dove l'ombra, il buio, realmente presenti sul palco, sono gli elementi scenici necessari a svelare gradualmente la verità, perchè “la superba sorpresa del vero” non accechi.

Lunedì 2 marzo è andato in scena "Le rotaie della memoria", il commovente spettacolo della compagnia Eco di fondo vincitrice (in ex-aequo con "A qualcuno piace…Fred!" di Epos Teatro) della prima edizione del Premio Riccardo Pradella, riconoscimento istituito dall’Accademia dei Filodrammatici per ricordare una delle figure portanti della sua storia: Riccardo Pradella, attore e regista, promotore della riapertura del Teatro Filodrammatici negli anni ’70 e, per moltissimi anni, tutor del corso di recitazione della scuola per attori, scomparso nell’agosto del 2012. Il Premio, rivolto alle giovani compagnie, composte in maggioranza da ex allievi dell’Accademia dei Filodrammatici, dà la possibilità ai vincitori di mettere in scena il proprio spettacolo all’interno del cartellone del Teatro Filodrammatici. La compagnia Eco di fondo con lo spettacolo "Le rotaie della memoria" ha vinto il Premio Pradella grazie alla sua sensibilità nel confrontarsi con il contemporaneo e nello svolgere una continuativa ricerca su temi etico-sociali.

Dal 27 dicembre al 4 gennaio. Come avrebbe potuto Pirandello tracciare la figura di Mattia Pascal al giorno d’oggi? Quali nevrosi della nostra contemporaneità lo avrebbero spinto alla scelta di sparire e cambiare identità? E soprattutto: come avrebbe potuto farlo nell’era dell’iper-tracciabilità che tra gps, cronologia del web e tecnologie smart di ogni genere ci rende reperibili in ogni momento della nostra vita? "Mattia - a life changing experience" - in scena ai Filodrammatici di Milano - prova a sviluppare questi interrogativi, attraverso una squadra affiatata e perfetta che tra ipertestualità, trasversalità artistica, commistione di serietà e comicità sagacemente calibrata e tempi tecnici al millimetro, rende questa regia di Bruno Fornasari un interessante e riuscito tentavo di rivisitazione di un classico che sarà pur sempre moderno nei temi trattati, ma è ancora più affascinante se declinato e aggiornato alla versione 2.0.

La contemporaneità non può che essere acchiappata per frammenti. Finiti i bei tempi in cui Pico della Mirandola o Marsilio Ficino, pur sprovvisti di Google Maps, avevano delle capocce talmente grandi da contenervi dentro tutta una visione globale del mondo. Del resto non tutti i mali vengono per nuocere: se anche noi, come gli intellettuali rinascimentali sopra citati, possedessimo delle antenne ricetrasmittenti così potenti, il paesaggio che si parerebbe davanti ai nostri occhi non sarebbe dei più allegri. Ma non c'è di che essere pessimisti, ragazzi: finché al mondo ci sono persone come il drammaturgo inglese Martin Crimp e i giovani del Simposio - che con lucida ironia raccontano le storture dei tempi nostri - l'effetto è catartico, per gli attori come per gli spettatori: i primi si liberano dei fantasmi angosciosi muovendosi in scena; i secondi, seguendo le loro spericolate peripezie sul palco.

In scena fino al 23 novembre "Frammenti di contemporaneità (Meno emergenze)": un'esperimento interessante, che vale la pena di essere vissuto anche solo per la sua scenografia accattivante, evocativa, luminosa ma al tempo stesso cupa, perchè angoscianti sono i personaggi e le storie che si sviluppano all'interno di un recinto di luce, fatto di cubi luminosi e luci tubulari al neon che delimitano l'agire degli attori-animali in cattività. Una scena che piano piano si espande, arrivando ad includere il pubblico stesso fino, addirittura a recintarlo a sua volta, senza via d'uscita, alla fine dello spettacolo. Con questa resa registica Francesco Leschiera e Chris White hanno saputo rappresentare in maniera eccellente le contraddizioni e le psicosi della società occidentale che Martin Crimp esprime nei suoi testi con un approccio quasi Pinteriano. In questo piccolo spazio scenico si iper-intensifica l'esplosione della contraddizione tra il senso di totale controllo che la società occidentale vuole e crede di avere sulle proprie vite e lo sconcerto nel constatare che seguire le regole non è sempre di aiuto anzi, quasi mai.

Dal 23 ottobre al 2 novembre. Il Teatro Filodrammatici apre la stagione con una delle più rappresentate opere di Cechov, “Il giardino dei ciliegi”. Lo spettacolo, prodotto dalla compagnia Teatro Ma/Ludvig, con la regia di Benedetto Sicca, si caratterizza per una grande fedeltà al testo ma, soprattutto, per aver reso la “solitudine troppo rumorosa” cui sono condannati i personaggi, monadi vittime dei propri fantasmi interiori e delle proprie fantasticherie, incapaci di prendere in mano il proprio destino e di scampare al disastro.

Sabato, 16 Novembre 2013 11:17

Brutto - Teatro Filodrammatici (Milano)

Dal 14 novembre all'1 dicembre. Spettacolo gustoso e godibile, ironico, prova di uno sforzo di interpretazione notevole che non si arrende ad un cambio continuo di ogni personaggio che ha un doppio e un solo interprete; una situazione scivola nell’altra e si ritrova nella prima, il cambio è continuo e circolare: così senza perdere il ritmo né il filo, senza ingarbugliare la vicenda ad effetto ma tenendo fermo il rigore dell’azione, con leggerezza si parla di un tema caro al Novecento, l’identità. Non è tutto nuovo il contenuto ma è nuovo il modo di raccontarlo, il mood, la leggerezza tenuta sul filo in sospeso senza mai scivolare in pura comicità. Bravissimi gli interpreti.

Dal 4 al 21 aprile. Rieccola la Germania, nel percorso artistico di Pasquale Marrazzo. Una ‘magnifica ossessione’ per il regista napoletano ormai naturalizzato milanese. E rieccoli gli angeli, creature mezzane tra cielo e terra, fonte di ispirazione per ogni suo lavoro. Ne La moglie del soldato (sua penultima regia al Litta) l’angelo era Dil: creatura controversa, spaventosa solo per chi non aveva occhi abbastanza puri per guardarla. L’angelo di Veronika Voss è Veronika Voss: perseguitata dai fantasmi di un passato fastoso, che mai più tornerà. E che mai più potrebbe vedere, perché il vortice della morte la attanaglia irresistibilmente, fino alla tragica fine.

Dal 19 febbraio al 10 marzo. The crying game è il titolo originale del film La moglie del soldato, a cui si ispira lo spettacolo in questi giorni al Litta. Vero, il 'gioco' messo in piedi da Pasquale Marrazzo fa piangere. Ma sono lacrime di commozione, per l'intensità emotiva che gli attori riescono a far uscire dal corpo e trasmettere al pubblico. Emiliano Brioschi, Giulio Baraldi, Riccardo Buffonini e Valeria Perdonò: quattro giovani protagonisti, appena all'inizio di una straordinaria avventura che li porterà a calcare le ribalte migliori. Forte l'affiatamento tra di loro, e si sente.

Giovedì, 21 Febbraio 2013 20:01

La moglie del soldato - Teatro Litta (Milano)

Dal 19 febbraio al 10 marzo. Tre giovani in scena, giochi di tagli di luci verticali, diagonali e orizzontali molto attraenti firmati dalla lighting designer Marilisa Cometti. Ci sono due ragazzi e una bella ragazza di nome June, sembra che si divertano in un locale; la ragazza fa la sdolcinata e accalappia il ragazzone alto, escono assieme ma era un agguato. Nella scena seguente il giovane è legato e incappucciato: è un soldato inglese ed è stato rapito da esponenti dell’IRA, l’armata irlandese repubblicana che da sempre lotta contro l'egemonia britannica e vuole uno scambio di prigionieri. Il giovane inglese rifiuta il cibo, mette in difficoltà i suoi carcerieri, un giovane di nome Fergus che litiga con June, la ragazza, molto più dura e determinata sul modo di trattare il sequestrato. Fergus, appena solo, libera l’inglese dal cappuccio e resta a parlare con lui, quasi potessero diventare amici.

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