Zio Vanja - Piccolo Teatro Studio Melato (Milano)

Scritto da  Lunedì, 09 Giugno 2014 

Dal 4 all'8 giugno al Piccolo Teatro Studio di Milano, Emiliano Bronzino ha portato, in una dimensione scenica “familiare”, lo “Zio Vanja” di Cechov, scritto nel 1896. È il dramma di chi si accorge di aver lasciato scorrere la propria esistenza, per non aver voluto guardare la realtà della vita, ed ora è lacerato da un conflitto interno che lo porta alla paralisi ed alla inazione. Sullo sfondo la fine di un’epoca, quella della Russia zarista, dove aristocrazia e classe intellettuale, in un’indolenza malata, si avviano verso una lenta e sicura decadenza morale ed economica, che tanto peserà sulle generazioni a venire.

  

Produzione Fondazione Teatro Piemonte Europa presenta
ZIO VANJA
Scene dalla vita di campagna in quattro atti di Anton Cechov
traduzione Gerardo Guerrieri
adattamento e regia Emiliano Bronzino
con Lorenzo Gleijeses - Ivan Petrovic Vojnickij (Zio Vanja)
Maria Alberta Navello - Sof’ja Aleksandrovna (Sonja), figlia di primo letto del professore
Graziano Piazza - Aleksandre Vladimirovic Serebrijakov, professore a riposo
Fiorenza Pieri - Elena Andreevna, sua moglie: 27 anni
Ivan Alovisio - Michail L’vovic Astrov, medico
assistente alla regia Maria José Revert
scene Francesco Fassone
assistente scenografo Alice Delorenzi
costumi Chiara Donato
luci Massimo Violato 

 

L’interno dello spazio del Teatro è occupato da una bassa costruzione, una sorta di grande capanna allungata, al cui interno il pubblico è invitato a sedersi per assistere alla rappresentazione. E’ coperta da rami, rovi, che riflettono la loro macabra ombra al suolo, quasi infinite braccia che imprigionano, trattengono, soffocano.

E così si sentono i personaggi che via via fanno il loro ingresso nell’abitazione: imprigionati in una vita non scelta, una ragnatela che non lascia scampo. Entra in scena il dottor Astrov, il medico di famiglia, probabilmente l’alter ego di Cechov stesso. È un intellettuale, un sensibile, un ecologista ante-litteram, visto che pianta alberi per lasciarli alla futura generazione, mentre i suoi concittadini li bruciano e li abbattono per un godimento immediato. È già un po’ alticcio; il vino gli serve a far funzionare meno il suo cervello e a dimenticare che la vita butta a terra.

Poi entra Vanja. È già stanco, nonostante dorma molto, come tutti i personaggi del dramma. Ha passato tutta la sua vita a lavorare nella tenuta del cognato, marito della sua cara sorella morta giovanissima. Ha speso la sua esistenza a fianco della nipote Sonia, figlia della sorella. Entrambi si sono privati di tutto per osannare il rispettivo cognato e padre, per offrire tutto al professore Aleksandre Vladimirovic Serebrijakov che ai loro occhi sembrava un grande intellettuale e che ora, in pensione, si mostra com’è realmente, un omuncolo ipocondriaco, privo di spessore culturale ed intellettuale, freddo, egoista, e pieno di sè.

Niente è rimasto della sua opera e nessuno lo ricorda. Ha la consistenza di un’ombra ed in effetti il pubblico vede dapprima la sua ombra che si staglia sullo sfondo e solo in seguito il personaggio. Quando proverà a proporre di vendere la proprietà, Vanja e Sonia lo dissuaderanno, con disprezzo. E poi entrano le donne: Sonia, innamorata segretamente del dottore e non ricambiata e la bella e giovane Elena, seconda moglie del professore, stanca, indolente, annoiata ed infelice come tutti i personaggi.

Fuori è estate; fa molto caldo e la natura è un esplodere di fiori, canti di uccelli, luce. Non si può quasi lavorare, tutto è sospeso in una atmosfera letargica. Poi arrivano le piogge di fine estate. Ma non ristorano, non rinfrescano. Servono solo a far marcire il fieno, di cui nessuno si cura. Tutto è abbandonato a se stesso, in una lenta rovina. Il solo grido di speranza, è quello che Sonia lancia allo zio Vanja, invitandolo a riprendere il lavoro quotidiano per sottrarsi al letargo oblomoviano, quasi nichilista, di corpi e di animi.
Bravissimi tutti gli attori. 

 

Piccolo Teatro Studio Melato - via Rivoli 6, Milano (M2 Lanza)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 848800304
Orario spettacoli: mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30; sabato ore 15.00 e 19.30; domenica ore 16.00
Durata: 100 minuti, senza intervallo
Prezzi: platea 25 euro, balconata 22 euro 

Articolo di: Raffaella Roversi
Grazie a: Valentina Cravino, Ufficio stampa Piccolo Teatro
Sul web: www.piccoloteatro.org

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP