Yves Montand, un italiano a Parigi - Teatro della Cometa (Roma)

Scritto da  Giovedì, 16 Marzo 2017 

Gennaro Cannavacciuolo affronta la difficile impresa di raccontare un mito senza imitarlo, tra narrazione, canzone-teatro, e poesia musicale. Settant’anni di vita intensa alla ricerca della felicità, canzoni che raccontano un mondo e un’epoca tra Italia, America e Russia, con epicentro la Francia: uno spaccato internazionale della società che cambia e della politica, non solo del teatro e di un uomo. Uno spettacolo dal gusto di altri tempi, piacevole. Indovinato.

 

Produzione Elsinor, Milano presenta
YVES MONTAND - UN ITALIANO A PARIGI
recital in due tempi con quartetto, pianoforte, contrabasso, batteria e sax/ contralto
di e con Gennaro Cannavacciuolo
pianoforte Dario Pierini - clarino-sax Andrea Tardioli - contrabasso Flavia Ostini - batteria Antonio Donatone
regia Gennaro Cannavacciuolo
aiuto regia Valeria D’Orazio
coreografie Roberto Croce
scene Eva Sgrò
luci Michele Lavanga
foto Marco Salvadori
fonica Alfonso D’Emilio
voci registrate Patrizia Loreti e Marco Mete
arrangiamenti Dario Pierini e Andrea Tardioli

 

Gennaro Cannavacciuolo è “Yves Montand - Un italiano a Parigi” al Teatro della Cometa dal 22 febbraio al 19 marzo. Un recital in due tempi con quartetto, pianoforte, contrabbasso, batteria e sax contralto, di e con Gennaro Cannavacciuolo che firma anche la regia. Al pianoforte Dario Pierini, al clarino-sax Andrea Tardioli, al contrabbasso Flavia Ostini e alla batteria Antonio Donatone.

Raccontare un mito - tanto che a metà degli anni Ottanta i francesi lo volevano candidato all’Eliseo, al 36% secondo i sondaggi - non è impresa facile. Allora Yves Montand fece un passo indietro e, con la sua sagacia di toscana memoria, quel Dna che scorreva nelle sue vene, disse che era solo un saltimbanco. Così il protagonista dello spettacolo fa un passo indietro, usa l’ironia, la discrezione, l’umiltà per nascondersi dietro il cantante e attore, italiano naturalizzato francese.

Lo spettacolo è delicato, con qualche punta di malinconia, un bell’accompagnamento musicale e un decoro discreto. I video rendono l’atmosfera più attuale, anche con qualche trovata giocosa come le grandi foglie, le feuilles mortes, che cadono dall’alto. L’inizio è quasi avanspettacolo e ci racconta un Yves Montand diverso da quello delle cronache mondane e dei grandi spettacoli all’Olympia di Parigi, fatto di aneddoti e della sua storia semplice, quella di un uomo che si è fatto da solo, ma poi è un crescendo che mantiene un buon ritmo. La narrazione si alterna tra biografia e interpretazione musicale, confermando la versatilità di Gennaro Cannavacciuolo, ad un tempo “virtuoso” e intrattenitore.

La storia non è così conosciuta anche se il personaggio è notissimo. Lo spettacolo è voluto e co-finanziato dal Comune di Monsummano Terme, nel Pistoiese, luogo natio di Yves Montand, che ebbe lì i suoi natali il 16 ottobre 1921, ed è sostenuto dall’ultima sua compagna di vita, la vedova Carol Amiel. In Toscana era nato con il nome di Ivo Livi, francesizzato a partire dall’abitudine che aveva la mamma di chiamarlo perché rientrasse a casa: “Ivo monta”, ovvero sali.

L’aspetto è quello di un “docu-recital”: parte dagli albori toscani del regista arrivando fino ai trionfi parigini e al Metropolitan di New York, dove la sua esibizione è un unicum in una vita lunga 70 anni che si conclude nel 1991. Si racconta che durante il trasporto all’ospedale in ambulanza abbia detto che sarebbe potuta finire lì la sua vita che era stata intensa e che era meglio che se ne andasse un uomo di mezza età piuttosto che un giovane. Il poeta Jacques Prévert, del quale Montand ha cantato i versi, diceva che la vita va vissuta, possibilmente cercando di essere felici, almeno per dare il buon esempio.

La narrazione nello spettacolo è di tipo cronologico e presenta, attraverso le canzoni, i momenti più rilevanti che hanno caratterizzato la vita fuori dal comune di Montand. Figlio di un comunista che sotto il fascismo subì torture pesanti, poi fuggito a Marsiglia, a piedi, come molti italiani, Yves Montand trascorse l’infanzia in un quartiere popolare della cittadina francese dove vivevano molti rifugiati italiani e da lì poi il trasferimento a Parigi. Figlio di immigrati poveri, manovale instancabile dall’età di 12 anni, scopre il tuo talento, lo coltiva di notte lavorando di giorno. Inizia nei teatrini della periferia di Marsiglia e al celebre Alcazar. La sua anima lo legò al Partito Comunista - anche se non fu mai tesserato -, dal quale si separò dopo la Primavera di Praga nel 1968, avendo già superato un primo distacco nel 1956 a seguito dell’invasione dei carri armati sovietici a Budapest. Sarebbe partito per Mosca dopo molte incertezze di lì a poco. La sua fu una militanza sincera, sociale, un impegno del cuore, che gli procurò non poche noie, come la difficoltà di andare a cantare negli Stati Uniti dove la sua presenza non era gradita. Sua compagna in tal senso e nella vita, grande amore, dopo tre anni di passione con Edit Piaf, fu Simone Signoret, sua moglie dal 1951, morta nel 1985. Sulla sua tomba non andrà mai perché, dirà, lei sarà nella sua pelle sempre. E’ stata il suo grande amore, a parte tre mesi di folle passione con Marilyn Monroe incontrata sul set del film “Facciamo l’amore”, nomen omen è il caso di dire.

Le canzoni più significative dell’artista scandiscono le fasi salienti della sua vita e carriera, costellata da straordinari successi e da importanti impegni politici. Canzoni che hanno fatto storia: Les feuilles mortes, A Paris, Sur le ciel de Paris, C’est si bon, A bicyclette, C’est à l’aube, Je suis venu à pied, Bella ciao, Mon manège à moi e Paris canaille….

Importante, come accennato, è anche il cinema: è il periodo di Hollywood, l’incontro con Costa-Gavras. Infine, non si possono dimenticare gli incontri con grandi uomini di cultura e politici con i quali ha tessuto relazioni più o meno strette, dal già ricordato Prévert, a Picasso che per il suo matrimonio gli regalerà una sua ceramica; dal poeta Guillaume Apollinaire, del quale interpreterà in modo originale alcune poesie, a Nikita Kruscev, con il quale a Mosca avrà una cena privata e “misteriosa” che farà vacillare le sue convinzioni politiche; fino a Kennedy, Tito e Mitterrand.

Lo spettacolo, con la struttura del recital, quella del teatro-canzone, alterna brevi monologhi, aneddoti, curiosità e note importanti che raccontano la vita di Montand e ne introducono le canzoni. Oltre al pianoforte, Gennaro Cannavacciuolo è accompagnato dalla batteria, dal contrabasso e dal sax-clarino che, in alcuni momenti di grande suggestione, propone degli assoli con ritmi swing. Di grande impatto la proposta di tre numeri danzati con le claquette. Fred Astaire è stato infatti un mito per Montand il quale emulava il ballerino americano al punto di creare il famoso numero Le garçon dansant che ci svela un Montand ironico ai limiti del comico. La scenografia si ispira a quanto inventò Montand negli anni ’50: l’orchestra sul fondo del palcoscenico, in posizione centrale, nascosta da un velatino verde che attraverso un gioco di luci, a seconda delle esigenze, evidenzia i musicisti o mostra moderni video, non solo come effetto teatrale ma anche per la Parigi che viene ritratta che non ricorda quella della grande stagione di Montand. In un tableau ad esempio la Pyramide inaugurata nel 1989 e quindi forse simbolo di un’epoca che si chiude, due anni prima della morte del grande artista.

 

Teatro della Cometa - via del Teatro Marcello 4, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: dal martedì al sabato, ore 10 -19 (lunedì riposo), domenica 14:30 - 17, telefono 06/6784380
Orari spettacolo: dal martedì al venerdì ore 21, sabato doppia replica ore 17 e ore 21, domenica ore 17
Biglietti: platea € 25, prima galleria € 20, seconda galleria € 18
Durata spettacolo: 1 ora e 45 minuti incluso l’intervallo
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Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Maya Amenduni, Ufficio stampa Teatro della Cometa
Sul web: www.teatrodellacometa.it

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