Yesus Christo Vogue - Teatro dell'Orologio (Roma)

Scritto da  Lunedì, 21 Marzo 2016 

La giovanissima compagnia Vuccirìa Teatro, dopo il grandissimo successo di "Io mai niente con nessuno avevo fatto" e di "Battuage", torna sulla scena romana con "Yesus Christo Vogue" un lavoro complesso nato interamente dalla penna di Joele Anastasi. Fino alla vigilia di Pasqua (un caso?) l’autore, Enrico Sortino e Federica Carruba Toscano occupano il palcoscenico del Teatro dell'Orologio con un’opera ambiziosa di concetto, di filosofia, di psicopatologia collettiva.

 

Vuccirìa Teatro presenta
YESUS CHRISTO VOGUE
drammaturgia e regia Joele Anastasi
con Joele Anastasi, Enrico Sortino e Federica Carruba Toscano
contributo drammaturgico Enrico Sortino, Federica Carruba Toscano
scene Giulio Villaggio
costumi Alessandra Muschella
disegno luci Davide Manca
video e graphic design Giuseppe Cardaci
foto Dalila Romeo
realizzazione scene Alessandra Muschella, Giulio Villaggio
effetti speciali Chiara Mariani
aiuto regia Nathalie Cariolle
organizzazione Chiara Girardi
responsabile tecnico Omar Scala
mediapartner Saltinaria.it
produzione Progetto Goldstein - Teatro Orologio
co-produzione Vuccirìa Teatro

 

Secondo la legge di Hubble le galassie si stanno allontanando dalla Terra con una velocità tanto più alta quanto più sono lontane. Un’energia oscura agisce silenziosa e potentissima, portando al disgregamento di ogni legame.

Enrico SortinoIn un mondo post-apocalittico, distopico a livelli paranoici, “la gente è completamente morta”. Non in parte, non defunta e basta, ma “completamente” morta. Anche gli ultimi due superstiti della razza umana sono morti nel loro essere sfortunati sopravvissuti di un’ecatombe globale.

In questo mondo al collasso non esiste amore, non esiste sogno, non esiste libero arbitrio. Questi Adamo ed Eva all’incontrario sono condannati a vivere piuttosto che a morire. Sono “per sempre predisposti all’infelicità e incapaci al suicidio, dimenticati dalla morte stessa sotto il peso di un egotismo millenario”. Un uomo e una donna sono sopravvissuti al male, alle guerre, alle pestilenze, ma perché? Un Dio che non si ha più nemmeno il coraggio di chiamare in causa li ha salvati per condannarli all’apatia, all’alfa privativa del pathos, della compassione, della condivisione, dell’accettazione del dolore e della sua natura umana.

Enrico e Federica non riescono a morire, per mano propria o del destino, non riescono a sopravvivere, non riescono a provare dolore, non riescono ad amarsi. Conseguenza estrema dei mali del mondo, sono diventati animali in agonia che pregano per un cambiamento, foss’anche e soprattutto una fine celere. Insieme a loro sulla scena, ma su un altro livello ectoplasmatico nella drammaturgia dello spettacolo, sta un Cristo nero, infangato, che beve vino abbandonato a se stesso e che infilza fiori alla sua corona di spine. Questo Dio che ripercorre le tappe della sua Passione alle loro spalle, come uno specchio riflesso e rovesciato, ha dimenticato i figli che hanno dimenticato, sa ma non suggerisce, non interviene, non li tocca. È lui a manovrare i fili di questo destino sadico, o è solo la proiezione del desiderio disgraziatamente umano che ci sia una mano imposta ex machina?

Qui nessuno sogna più da millenni. Eppure l’uomo ha sognato un vagito, un neonato, un figlio che possa diventare carnefice stesso dei suoi genitori. Una speranza di vita o una magra consolazione per l’oblio eterno che li aspetta? La donna non può amare e non può concepire amore in questa nebbia dei sensi e dell’anima. Siamo morti, anche se siamo ancora vivi, e l’unico obiettivo da perseguire è la morte del corpo, dopo quella dell’anima. La disperazione del vuoto intorno, e dentro, e dappertutto, la farà cedere alle preghiere accorate dell’ultimo uomo, nel nome di un figlio che le ricordi il suo essere stata umana, mortale e sofferente. Viva.

Federica Carruba Toscano - Enrico SortinoCostituito in buona parte da citazioni bibliche ed evangeliche, il testo di Anastasi si confronta con una contemporaneità emotiva iperrealista, portando così in scena l’eterna lotta umana tra finito e infinito, morte e vita, destino e arbitrio, sofferenza e atarassia. Così la preghiera diventa una bestemmia, la flagellazione un dettato di comandamenti, fino a convergere in un unico intricato magma drammatico che riguarda il testo stesso e anche l’emotività indotta nello spettatore.

I due livelli, divino e umano, vengono saggiamente tenuti separati da una scenografia suggestiva al servizio di questa dicotomia. Solo sul finale (spoiler!) i corpi, l’acqua, la natura e la divinità potranno ricongiungersi.

È un azzardo quest’ultimo lavoro di Vuccirìa Teatro, rischioso per il tema etico-religioso affrontato in senso provocatorio, ma anche per la pungolatura emotiva che non lascia mai tranquilla l’anima dello spettatore.

Più che l’interpretazione del sicuramente bravo Enrico Sortino, a restare impressa è la potenza di Federica Carruba Toscano che, ancora una volta, si mostra in scena come femmina e madre ancestrale, violentissima e dolcissima a suo volere, splendida nella naturale empatia che suscita nel pubblico.

Lodevolissime, infine, la penna di Joele Anastasi e la sua idea registica, non solo originale, ma soprattutto coraggiosa, impavida, tagliente, viscerale e coltissima al tempo stesso.

 

Teatro dell'Orologio (Sala Orfeo) - via dei Filippini 17/a, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6875550, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario biglietteria: dal lunedì al venerdì ore 11/19
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 18
Biglietti: intero 15 euro, ridotto 12 euro (under25, over65, studenti universitari, tesserati bibliocard, arci, metrebus card), gruppi superiori a 5 persone 10 euro (prenotazione a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ), Under 25 Days (martedì e mercoledì) 8 euro, Scuole di teatro convenzionate 8 euro (prenotazione a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ) - Tessera associativa stagionale 3 euro

Articolo di: Lou Andrea Dell'Utri Vizzini
Grazie a: Stefania D'Orazio, Ufficio stampa Teatro dell'Orologio
Sul web: www.teatroorologio.com

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