White Rabbit Red Rabbit - Angelo Mai (Roma)

Scritto da  Sabato, 21 Aprile 2018 

L’opera dell’iraniano Nassim Soleimanpour, tradotta in 25 lingue e con un bagaglio di oltre mille repliche andate in scena in tutto il mondo, è stata ospitata lunedì 16 aprile dall’Angelo Mai di Roma e interpretata da Vinicio Marchioni. “White Rabbit Red Rabbit” è un vero esperimento sociale in forma di spettacolo, in cui l’attore sale sul palco con la stessa inconsapevolezza dello spettatore: entrambi, da parti opposte della scena, scopriranno gradualmente il testo ed il suo significato metaforico, dando vita, insieme, a un’opera di grande intensità emotiva.

 

WHITE RABBIT RED RABBIT
di Nassim Soleimanpour
con Vinicio Marchioni

 

Il pubblico è già seduto e Vinicio Marchioni entra in scena. Solo ora gli viene consegnato il copione dello spettacolo che andrà a interpretare; è ancora sigillato in una busta. Un po’ imbarazzato e incuriosito, l’attore inizia a leggere. Le prime parole cancellano da subito qualsiasi distanza tra il pubblico, l’attore e, magicamente, l’autore.

Nassim Soleimanpour, nel 2010, ha scritto un’opera coinvolgente ed emozionante, capace di superare confini spaziali e temporali, di connettere il qui e ora con un passato che non appare così diverso dal nostro presente, con culture distanti solo in superficie.

Un’opera che ha attraversato il mondo, tradotta in 25 lingue e rappresentata più di mille volte in tutti i continenti: tra gli interpreti internazionali Sinead Kusack e Whoopi Goldberg, tra i nostrani Emma Dante, Iaia Forte, Antonio Catania e Lino Musella. L’autore iraniano scrisse “White Rabbit Red Rabbit” all’età di 29 anni, in un momento in cui non aveva la possibilità di comunicare con l’esterno del suo Paese perché sprovvisto di passaporto. Il risultato è un prezioso gioco teatrale straripante di metafore potentissime che, nella loro apparente leggerezza quasi infantile, custodiscono una profondità che colpisce emotivamente.

Alla base dell’esperimento c’è l’inconsapevolezza dell’interprete che non deve mai aver visto lo spettacolo e che dunque non potrà replicare l’opera in futuro. Ogni messa in scena rappresenta, quindi, un unicum, un’opera a sé stante, dove il testo di Soleimanpour rappresenta la costante che verrà modellata dall’apporto interpretativo ed emotivo dell’attore, ma anche del pubblico.

Il privilegio dello spettatore, inoltre, è la possibilità di seguire l’excursus interpretativo dell’attore - processo intimo che solitamente è negato al pubblico: un emozionato Vinicio Marchioni si mette in gioco con generosità, senza nascondere le sue iniziali perplessità, ma mostrando un graduale e sincero coinvolgimento. Certamente un’esperienza intensa, quasi catartica, a prescindere da quale parte della scena ci si trovi.

Lo spettacolo è stato ospitato dall’Angelo Mai di Roma grazie a 369gradi, con la direzione di Valeria Orani, struttura riconosciuta dal MIBACT che sostiene e produce arti performative nell’ambito dell’innovazione, della sperimentazione e della multidisciplinarietà.

 

Angelo Mai - Via delle Terme di Caracalla 55 Roma
Per informazioni e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Articolo di: Chiara Bencivenga
Grazie a: Benedetta Boggio, Ufficio stampa 369gradi

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