Washington Square (Storie Americane) - Teatro La Comunità (Roma)

Scritto da  Sabato, 15 Aprile 2017 

Fino al 7 maggio. Ispirandosi al romanzo di fine ottocento di Henry James, Giancarlo Sepe, con fantasia ed esperienza, porta in scena uno spettacolo corale in cui movimenti, musiche, luci, coreografie, costumi e trucco sono insostituibili ingranaggi di un disegno generale minuziosamente costruito ed esteticamente rappresentativo. Attraverso azione e musica, “Washington Square” è una ballata d’amore e morte che sottende una tagliente critica sociale.

 

WASHINGTON SQUARE (STORIE AMERICANE)
uno spettacolo di Giancarlo Sepe
ispirato al romanzo di Henry James
con Sonia Bertin, Marco Imparato, Silvia Maino, Pietro Pace, Emanuela Panatta, Federica Stefanelli, Guido Targetti, Adele Tirante e con Pino Tufillaro
scene e costumi di Carlo De Marino
musiche a cura di Davide Mastrogiovanni e Harmonia Team
disegno luci di Guido Pizzuti

 

La bandiera a stelle e strisce campeggia al centro della scena, simbolo di quella Storia Americana (e immagine di raccordo e apertura dei quadri che la vanno a comporre) raccontata da Giancarlo Sepe nel suo nuovo spettacolo, al debutto lo scorso 30 marzo e in scena nel suo teatro trasteverino La Comunità fino al prossimo 7 maggio. Una libera rilettura, creativa e vitale, di “Washington Square”, il romanzo che Henry James scrisse nel 1880 e che fu ispiratore anche di due film, uno con Olivia de Havilland e Montgomery Clift nel 1949 e l’altro, più recente, diretto da Agnieszka Holland nel 1997.

Con una regia attenta, creativa e di forte impatto estetico, Sepe, non nuovo nel ritrarre per il teatro eroine della letteratura ottocentesca, dopo “La signora delle Camelie”, “Carmen” e “Madame Bovary”, si dedica ora ad una delle protagoniste femminili dello scrittore statunitense. La giovane Catherine è ragazza docile, anonima e non particolarmente bella; una personalità poco brillante resa ancor più opaca dal dottor Slaper, medico affermato ma padre autoritario che vive nel ricordo della moglie defunta ed è incapace di amore verso la figlia. Quando ad un ballo la ragazza si innamora dell’affascinante Morris, ne è corteggiata e accetta di sposarlo, viene subito duramente contrastata dal padre che vede in lui solo un cacciatore di dote senza scrupoli. Ma, nonostante la minaccia di essere diseredata, l’ostinazione di Catherine cresce e sposare l’uomo proibito diventa per lei un modo per affermare la propria indipendenza, per opporsi al giogo paterno e alle convenzioni puritane della gente che costantemente (anche in scena) la circonda, la giudica e la consiglia.

L'originalità che non contraddistingue troppo la trama, si condensa invece completamente nella rappresentazione che ne dà Sepe, un quadro dopo l'altro, confezionando in 75 minuti uno spettacolo dalle belle immagini, esteticamente emozionante, ricercato ed originale. In un palcoscenico coperto di velluto - tanto salone da ballo quanto silenzioso luogo di raccoglimento e veglia funebre - le luci basse, il rosso predominante del tessuto, il trucco pallido degli attori, i raffinati costumi scuri ed eleganti, sono i tocchi, tutti perfettamente studiati, che creano un’atmosfera d’epoca dalla forte suggestione. Minuzioso lavoro ed elegante risultato sono quelli di Carlo de Marino che si occupa di scene e costumi mentre il disegno luci è ben orchestrato da Guido Pizzuti.

Un carosello di personaggi anima la scena con impeccabili coreografie di movimenti. Percorrono lo spazio scenico come schegge impazzite o allineati in ordinate quadriglie, sembrano figurine animate, statuette di un carillon. I defunti tornano in scena, vivi e morti condividono il palco in un’atmosfera sospesa tra sogno e incubo, tra realtà e immaginazione. C’è una grande capacità nel regista e negli attori di giocare con lo spazio scenico, di dare un senso ad ogni movimento, quasi in una sorta di teatro-danza in cui voci e corpi si fondono con la musica virando talvolta anche in momenti da operetta e musical.

Si recita in inglese (scelta non indispensabile), con un linguaggio volutamente elementare e comprensibile; le frasi sono brevi, spesso ripetute come litanie, coreografate, cantate, scandite. La parola diventa quasi secondaria e a prevalere sono i movimenti e la musica, altra fondamentale co-protagonista con le sue note solenni, patriottiche, commoventi, burlesche. Le musiche sono curate da Davide Mastrogiovanni e Harmonia Team.

Pino Tufillaro interpreta il dottor Sloper mentre Federica Stefanelli è Catherine e i due sono circondati da un valido gruppo d’attori (Sonia Bertin, Marco Imparato, Silvia Maino, Pietro Pace, Emanuela Panatta, Guido Targetti, Adele Tirante) in cui nessuno prevale sull'altro ma tutti funzionano insieme. “Washington Square” è uno spettacolo corale in cui fantasia e ironia si susseguono al dolore.

Così, tra balli, morti, pianti e amori, prosegue la storia di Catherine e della sua vita destinata alla solitudine, della sua profonda sofferenza nel non essere amata. Washington Square, la piazza dove la famiglia Sloper vive, diventa un microcosmo in cui si riflette un intero paese e le storie americane che Sepe cita nel sottotitolo non sono più solo quelle di Catherine e di suo padre, ma quelle di un’America al femminile in lotta per i propri diritti, per l’emancipazione e la libertà.

 

Teatro La Comunità - via G. Zanazzo 1, Roma
Per informazioni e prenotazioni:
telefono 06 5817413 - 329 1677203, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: giovedì, venerdì e sabato ore 21, domenica ore 18
Biglietti: intero 15€, ridotto 10€ (tessera associativa 3€)

Articolo di: Michela Staderini
Grazie a: Victor Stasi, Ufficio Stampa Teatro La Comunità
Sul web: www.teatrolacomunita.com

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