Vocazione - Short Theatre 10, Macro Testaccio La Pelanda (Roma)

Scritto da  Lunedì, 07 Settembre 2015 

"Vocazione" è il più recente spettacolo di Danio Manfredini, maestro di teatro e di vita. Autore e interprete di “Miracolo della rosa” (Premio Speciale Ubu per l’interpretazione, 1989), “Tre studi per una crocifissione”, “Al presente” (Premio Ubu miglior attore, 1999), “Cinema cielo” (Premio Ubu miglior regista, 2004) e “Il sacro segno dei mostri”, nel 2010 si confronta con il repertorio e debutta nel 2012 con lo spettacolo “Il Principe Amleto” dall’Amleto di Shakespeare, una produzione italo-francese (La Corte Ospitale, Danio Manfredini, Expace Malraux- Chambery, Aix en Provence). Nel 2013 riceve il Premio Lo Straniero come “maestro di tanti pur restando pervicacemente ai margini dei grandi circuiti e refrattario alle tentazioni del successo mediatico”. Nel 2013 riceve, inoltre, il Premio Ubu alla carriera. Dal 2013 è Direttore dell’Accademia d’Arte Drammatica del Teatro Bellini di Napoli.

 

VOCAZIONE
ideazione e regia Danio Manfredini
con Danio Manfredini e Vincenzo Del Prete
assistente alla regia Vincenzo Del Prete
progetto musicale Danio Manfredini, Cristina Pavarotti, Massimo Neri
disegno luci Lucia Manghi, Luigi Biondi
collaborazione ai video Stefano Muti
sarta Nuvia Valestri
produzione La Corte Ospitale
con il sostegno di Sotto-Controllo, Elsinor Teatro Stabile di Innovazione, Versiliadanza, Collettivo di Ricerca Teatrale - Vittorio Veneto

"Vocazione" è il viaggio di un artista di teatro nei desideri, nelle paure e nelle consapevolezze legati alla pratica del suo mestiere. Nel microcosmo del palcoscenico, l’artista riconosce l’inquietudine dell’uomo - la paura del fallimento e della follia, il desiderio di evasione, le domande sulla propria motivazione - e getta uno sguardo verso il momento del proprio tramonto e quello dell’addio alla propria passione. In scena un altro attore pronto a incarnare la ragionevolezza necessaria a richiamare alla sobrietà un mestiere che l’artista tende a portare verso direzioni più estreme - verso dove tuttavia l’attore lo segue. Fosse anche, come si dice, che il teatro è destinato a sparire, sarebbe comunque un privilegio dare luce al tramonto.

Per esser, davvero, un attore, un artista, bisogna essere naturalmente umili, sostenere fortemente la propria fragilità, senza soffocarla, osservare il mondo, senza giudicarlo, facendolo proprio, sfiorare la durezza della vita con una carezza, vivere il peso del proprio corpo con armonia e leggerezza, con poesia. Danio Manfredini ha il nobile talento di riuscire ad esser tutto questo e ad avere la naturale generosità di saperlo offrire.

In "Vocazione", attraverso una galleria dei suoi personaggi, anime destinate a reiterare il proprio tormentato, lieve disincanto, esplora gli archetipi attoriali, le ambizioni, le illusioni, le solitudini.

Il suo (ed il nostro) viaggio si apre con Minetti di Thomas Bernhard, ritratto dell’anziano divo la cui esistenza consiste solo nella possibilità di recitare Re Lear; si passa poi attraverso i tormenti della giovane, checoviana Nina de "Il gabbiano", ci si imbatte nel saltimbanco capriccioso di "Servo di scena" di Ronald Harwood, si scruta l’Artista ormai agli sgoccioli del "Canto del cigno" di Cechov, si vivono le malinconie dell’attore fallito di "Un anno con 13 lune" di Fassbinder, divenuto cinico uomo d’affari pronto ad abbandonare l’amante che per lui ha cambiato sesso.

A calpestare le tavole del palco, insieme a Manfredini c’è Vincenzo Del Prete, suo, calzante ed impeccabile, complice storico; come ci si potrebbe sostenere, come potremmo non perderci, senza un vero complice?

Colpiscono l'armonia dei gesti nei cambi d'abito, che non interrompono il flusso di pensieri e di emozioni, e l'utilizzo delle maschere, create dallo stesso Manfredini, che restituiscono mistero e verità allo stesso tempo. Ben disegnato il duetto fra marchettari, meriterebbe forse più respiro.

Lo spettacolo, impreziosito dalle canzoni interpretate dallo stesso Danio, si conclude negli occhi malinconici di una rarefatta e goffa transgender che riesce ad indossare la sua anima con impeccabile eleganza, ci risparmia il suo dolore e ci saluta con un battito d'ali.

Il teatro, gli attori, quelli veri, ci ricordano il senso dell'esistenza e della bellezza del genere umano, spesso altrimenti, incomprensibile.

Gli spettacoli di Danio Manfredini dovrebbero riempire, per mesi, i teatri più importanti del nostro e degli altri Paesi.

 

La Pelanda, Centro di Produzione Culturale - piazza Orazio Giustiniani 4, Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 060608 - 06 49385619, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: giovedì 3 Settembre ore 19.30
Biglietti: singolo spettacolo € 8 - tessera giornaliera € 18 - le 3 mise en espace di Fabulamundi, Marta Cuscunà e dei 4 finalisti del Premio Scenario € 5 - Jean-Luc Verna / I Apologize, MK € 3 - CARD 10 spettacoli a 60€ - conversazioni e presentazioni ingresso gratuito; prevendita online presso www.vivaticket.it

Articolo di: Enrico Vulpiani
Grazie a: Ufficio stampa Rosalba Ruggeri, con la collaborazione di Laura Marano e Elisabetta Reale
Sul web: www.shorttheatre.org - www.corteospitale.org

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