Veni Vici Domini - Teatro Vascello (Roma)

Scritto da  Domenica, 03 Giugno 2018 

Uno spettro si aggira sul palcoscenico: è lo spettro di Nicola Vicidomini. Tra esaltazione lirica e masturbazione genitale, tra sputacchi in faccia a se stesso e provocazioni blasfeme supportate però da un contesto letterario e filosofico, il trascinante e "ripugnante" comico sembra ispirarsi a quel monaco e grande filosofo, Giordano Bruno, al quale dovettero inchiodare la lingua per farlo tacere prima di bruciarlo sul rogo a Campo de' Fiori.

 

VENI VICI DOMINI
di e con Nicola Vicidomini
produzione La Fabbrica dell'Attore

 

In una precedente recensione su SaltinAria avevo paragonato Nicola Vicidomini a Masaniello perché la forza del ribelle che sprizza rabbiosa e ironica schiuma e saliva mi faceva pensare al capopopolo proletario della rivoluzione napoletana, stracciato e irridente nella sua povertà fisica, ma non certamente spirituale. Ora invece mi accorgo che, oltre a questo caratteristica della sua maschera Scapezzo, in Nicola Vicidomini cova fino a farlo esplodere da dentro quel motto di Bruno (in tristitia hilaris, in hilaritate tristis) che riunisce farsa e tragedia, comicità e serietà nell'atto creativo tanto disperato quanto tragicomico dell'uomo di fronte al destino.

Se è vero com'è vero che siamo tutti "capri espiatori" e che la nostra esistenza terrena è una terribile corsa verso il nulla tra dolore e risata, tra rabbia ed amore, Nicola Vicidomini ci incarna tutti quanti e ci rappresenta offrendosi sull'altare e sul palcoscenico del mondo. Un palcoscenico giustamente vuoto, un grande spazio dove campeggia un totem o moloch (una mucca dorata) segno di qualche divinità assente o di passaggio (ma senza lasciare traccia), una porta bianca che resta chiusa e che offre alla vista appeso allo stipite un cappio beckettiano come in “Finale di partita”, messo giustapposta lì per indicare un preciso riferimento drammaturgico.

In effetti Nicola Vicidomini si dibatte e si combatte tra le due anime che si affrontano e scontrano in lui: Lucky e Pozzo, il servo e il padrone. Tuttavia aggiungendo a queste una buona sorte di sangue partenopeo, linfa vitale di rabbia e ribellione come dicevo appena, una commistione che lo rende non comico, più che comico, cioé hilare. Perché la comicità ha senso se non è finalizzata alla battuta facile e alla risata (spesso addirittura inopportuna da parte del pubblico perché la performance è invece tutta da meditare), bensì se assume un senso storico e politico (in senso ampio del termine, beninteso) come nella tradizione del grammelot dei primi saltinbanchi e comici cui attinse Dario Fo.

Così l'elogio della bestemmia di Raffaele Viviani, lo sparo e lo sputo di Antonin Artaud, la masturbazione nel cesso del Cioni Mario di Benigni con qualche venatura narcististica dei salamini e del Gastone di Petrolini, rientrano nella performance di Vicidomini che manovra lo spazio teatrale inglobando imprevisti tecnici e commenti del pubblico, in una sorta di improvvisazione maturata attraverso una rilettura e riproposizione dei grandi schemi drammaturgici - dalla Commedia dell'Arte alle provocazioni di Carmelo Bene - che per altro a loro volta si riallacciano, modernizzandole, alle esperienze futuriste e dadaiste del primo ventennio del Novecento.

Giullare dunque dalla forma che ha profonde radici nella tradizione drammaturgica ma anche modernissimo uomo in rivolta alla Camus, Nicola Vicidomini incarna tutte le angosce e la rabbia del nostro tempo risputandole fuori come Keanu Revees davanti allo specchio de La 25 Ora di Spike Lee.

Chi si è solamente divertito (molti) allo spettacolo, chi si è inopinatamente offeso (pochi), chi si è addirittura infastidito (spero nessuno) in fin dei conti ha sbagliato o ha rappresentato solo una parte di una "lettura" del lavoro di Vicidomini che è tutto questo insieme: una provocazione come deve essere oggi il teatro se vuole avere un senso e un motivo di esistere.

 

Teatro Vascello - Via Giacinto Carini 78, 00152 Roma (zona Monteverde Vecchio)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06.5881021 - 06.5898031, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Botteghino: dal martedì al venerdì dalle 9 alle 21.30 orario continuato; lunedì dalle 9 alle 18; sabato dalle 11 alle 21.30; domenica dalle 14 alle 19
Orario spettacolo: 29 maggio ore 21
Biglietti: 20 € intero - 15 e 12 € ridotto

Articolo di: Enrico Bernard
Foto di: Renata Marzeda
Grazie a: Cristina D’Aquanno, Ufficio stampa Teatro Vascello
Sul web: www.teatrovascello.it

Commenti   

 
#1 Veni Vici DominiGuest 2018-06-04 14:44
Un genio! Non perdo un suo spettacolo. Stavolta al Vascello ha superato sé stesso. Ho riso fino alle lacrime.
 

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