Venere in pelliccia - Teatro del Lido di Ostia (Roma)

Scritto da  Giovedì, 14 Aprile 2016 

Venere in pelliccia, ovvero: “Il Signore lo ha punito e lo ha dato in mano a una donna.” Questo verso della Bibbia appare sul frontespizio del romanzo erotico di Leopold von Sacher-Masoch, da cui David Ives, nel 2010, ha tratto la sua opera teatrale. Arriva per la prima volta in Italia grazie a Valter Malosti, accompagnato da Sabrina Impacciatore. Giochi di potere, dinamiche sadomaso, scambi di ruolo: un testo intrigante, ambiguo e al tempo stesso ironico; una regia impeccabile, che ricrea un’atmosfera da incubo, un precario equilibrio tra realtà e finzione.

 

VENERE IN PELLICCIA
di David Ives
traduzione Masolino D'Amico
con Sabrina Impacciatore e Valter Malosti
regia di Valter Malosti
scene e disegno luci Nicolas Bovey
suono G.U.P Alcaro
costumi Massimo Cantini Parrini
aiuto regia Elena Serra
produzione Pierfrancesco Pisani, Parmaconcerti e Teatro di Dioniso
in collaborazione con Infinito srl e Fondazione Teatro della Fortuna / AMAT

 

Un regista non riesce a trovare l’attrice adatta per il suo prossimo allestimento teatrale: Venere in pelliccia. Durante un temporale, terminati i provini, compare misteriosamente una donna eccentrica e decisamente volgare, Vanda, che costringe l’uomo a farle un provino. La donna si trasforma completamente nell’interpretare la sua omonima protagonista della pièce, muovendosi con disinvoltura nella parte che conosce a memoria.

Nel corso dello spettacolo si intervallano i dialoghi tra i due protagonisti e quelli tra il regista e l’attrice, in un continuo entrare e uscire dal personaggio, creando un progressivo e inquietante scambio di ruoli. Valter è il regista, Vanda l’attrice, ma quest’ultima sembra sempre più prendere il sopravvento sulle decisioni della messa in scena: allo stesso modo, Wanda von Dunajew e il tormentato Severin danno vita a un rapporto in cui si alternano dinamiche di potere e sadomasochismo.

Lo scambio di ruoli è, dunque, la costante della pièce: crea un’evoluzione di sentimenti che arrivano allo spettatore in modo progressivo, trascinandolo lentamente in un vortice angosciante. I dialoghi tra Valter e Vanda Jordan sono assolutamente comici, giocano sul carattere grottesco della donna, di fronte all’imbarazzo del regista. Severin e Wanda, invece, si muovono in un’atmosfera totalmente diversa, ottocentesca, che gradualmente abbandona la repressione del portamento borghese, per dare sfogo alla passione perversa del protagonista, di cui Wanda diventa complice.

Le due situazioni parallele, il rapporto tra i due attori e quello tra i personaggi, si alternano con rapidità sempre maggiore: le dinamiche schiavo-padrone coinvolgono gradualmente gli stessi interpreti, con-fondendo irreparabilmente i ruoli. La svampita e bizzarra Vanda Jordan acquisisce sempre più i tratti della Venere vendicativa scesa sulla terra nei panni di Wanda von Dunajew, mentre il regista sembra spogliarsi della propria autorità per perdere qualsiasi coscienza di sé.

Quella di Valter Malosti è una regia estremamente dettagliata e intrigante sotto molti punti di vista, primo tra tutti l’elemento sonoro - interessanti i rumori d’ambiente registrati e sovrapposti alle azioni mimiche degli attori. C’è una netta divisione tra le due vicende in scena: i dialoghi tra Wanda e Severin, oltre ad essere accentuati dai microfoni che rendono imponenti le loro voci, sono accompagnati dalle musiche di Wagner, che ne delineano il progressivo svolgimento drammatico.

Le luci, insieme ai suoni, tracciano il confine tra realtà e finzione, che lentamente svanisce: la scena è invasa da toni sempre più cupi e lampi di luci stroboscopiche. Anche i costumi giocano un ruolo importante: stivali, giacche e vestiti si sovrappongono, diventando elementi fondamentali del trasformismo che caratterizza i personaggi.

Malosti cuce su se stesso il ruolo del regista, dandogli il suo stesso nome - quello originale è Thomas Novachek. La sua è una recitazione spesso flemmatica che si carica di vigore nei momenti di maggior pathos, mentre Sabrina Impacciatore risulta assolutamente convincente nel suo doppio ruolo: divertente, maliziosa, stravagante, ma capace di trasformarsi in una seducente e raffinata borghese. Due artisti molto diversi ma perfettamente adatti ai loro ruoli, per un testo, quello di Ives, senza dubbio acuto e strutturato in modo sublime.

 

Teatro del Lido di Ostia - via delle Sirene 22, 00121 Ostia (Roma)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/5646962, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì 5 aprile ore 21

Articolo di: Chiara Bencivenga
Grazie a: Edoardo La Rosa, Ufficio stampa Teatro del Lido di Ostia
Sul web: www.teatrodellido.it

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