Vecchi Tempi - Teatro Agorà 80 (Roma)

Scritto da  Redazione Giovedì, 30 Aprile 2009 

“Ci sono cose che si ricordano anche se non sono mai accadute. Io ricordo cose che possono non essere mai accadute ma, poiché le ricordo, sono accadute”. Mistero, ambiguità ed un erotismo raffinato ma audace sono le carte vincenti di questa rappresentazione del testo teatrale di Pinter. Presentiamo una serie di recensioni, che ben rappresentano le molteplici visioni e interpretazioni che lo spettacolo suggerisce.

 

 

 

L’ Associazione Artistico Culturale “Pegaso” presenta

“VECCHI TEMPI” di Harold Pinter

Regia di Gennaro Paraggio

 

VECCHI TEMPI di H. Pinter

Dal 28 Aprile al 3 Maggio 2009 - Ore 21.00

Teatro Agorà 80 – via della Penitenza 33, Roma – tel. 06 6874167

Con: Maura Bonelli (Kate), Mario Fazio (Deeley), Giuliana Meli (Anna)

Aiuto regia: Mario Fazio

Biglietto: intero 12 €, ridotto 10 €

 

 

Mistero, ambiguità ed un erotismo raffinato ma audace sono le carte vincenti di questa rappresentazione del testo teatrale di Pinter: sullo sfondo rassicurante e sfarzoso di una villa di campagna della borghesia londinese degli anni Ottanta prendono corpo passioni ed incontrollabili dinamiche psicologiche che lacerano il perbenismo imperante e travolgono i tre protagonisti sino ad un epilogo che lascia lo spettatore disorientato e lo induce alla riflessione.

Ad impreziosire lo spettacolo la regia impeccabile di Gennaro Paraggio e le interpretazioni dei tre attori in scena, capaci di mantenere per l’intera durata dello spettacolo una tensione emotiva vibrante e coinvolgente, alternando dialoghi serrati ed incalzanti a monologhi dalla straordinaria forza espressiva in cui il tema cardine è quello dell’abbandonarsi al libero fluire del ricordo.

La Kate di Maura Bonelli, vero fulcro del triangolo emozionale ed erotico, affascina lo spettatore fin dalle prime battute con la sua perfetta miscela di decisione, sognante distacco dalla realtà e solare sensualità; molto più energica, risoluta e provocante è l’altra figura femminile, Anna (interpretata da Giuliana Meli), che riporta nelle esistenze dei protagonisti le vicende di un torbido passato che sembrava ormai placidamente e confortevolmente sepolto e dimenticato.

Infine, a completare questo intrigante menage a trois, troviamo l’unico protagonista maschile della pièce Deeley, marito di Kate che assiste impotente al riemergere di quella che, piuttosto che una grande amicizia di gioventù, sembra sempre più delinearsi come un torbido amore saffico: intensità, carisma ed un solido vigore espressivo sono le cifre distintive dell’ottima interpretazione offerta da Mario Fazio, che in questo spettacolo troviamo anche nelle vesti di aiuto-regista.

Uno spettacolo assolutamente da non perdere, perfetta celebrazione dell’arte drammaturgica intrigante ed originale del suo autore Harold Pinter (recentemente scomparso) e soprattutto della sua capacità di conferire innumerevoli sfaccettature ai personaggi delle sue opere, rendendoli complessi ed eccezionalmente ricchi di fascino.

(Andrea Cova)


 

“Ci sono cose che si ricordano anche se non sono mai accadute. Io ricordo cose che possono non essere mai accadute ma, poiché le ricordo, sono accadute.”

Questa frase, pronunciata da uno dei protagonisti, racchiude l’essenza di quest’opera teatrale di Pinter, sviluppata intorno ad una fitta trama di ricordi e ricostruita attraverso dialoghi intricati e colmi di flashback e rimandi continui dal presente al passato.

“Vecchi tempi”, prende il via da una situazione familiare, dove, in un classico salotto inglese degli anni ’80, due coniugi attendono in visita una vecchia amica della moglie. Ma in realtà, l’altra donna, Anna, è già lì, come se fosse un’ombra, tra loro due, e la sua presenza, a mano a mano che si procede con il racconto, diventerà sempre più ingombrante nella loro vita, sconvolgendone abitudini e sicurezze.

Ad accentuare l’atmosfera “soffocante” della rappresentazione, contribuiscono la scenografia, a cura di Lorenzo Zollo, - un soggiorno cupo ed una camera da letto spartana - , le proiezioni video che, tramite sovrimpressioni di filmati e degli stessi personaggi, fanno entrare lo spettatore in questo gioco misterioso, e l’uso delle luci, a cura di Gennaro Paraggio, sapientemente calibrate per dare valore ai differenti livelli di ricordo.

Molto bravi i tre protagonisti: Deelay (interpretato da Mario Fazio, che appare perfettamente padrone del personaggio e delle sue sfumature), la moglie Kate (interpretata da Maura Bonelli, che riesce a catturare l’attenzione degli spettatori nonostante si interfacci con dei personaggi più forti e più attivi nei dialoghi) e l’amica della donna, Anna (interpretata da Giuliana Meli, che interpreta al meglio il carattere conflittuale ed il temperamento dominante del personaggio nel rapporto con l’amica).

L’opera si conclude così com’era iniziata, lasciando al pubblico l’amaro in bocca, e lo stimolo a riflettere sul potere della memoria.

(Serena Lena)


 

I vecchi tempi possono tornare alla memoria con vari sapori…

Il passato che in una sera d’autunno torna ad investire Kate e Deeley, ha sicuramente il gusto dell’ambiguo.

Deeley e Kate iniziarono la loro storia d’amore, cui seguì il matrimonio, all’ombra di una terza persona, Anna, amica di Kate. Ed ora, a distanza di dieci anni, eccola tornare ad invadere i loro spazi… lei… portatrice di segreti, passioni, ossessioni e angoli di vita oscuri. Durante il loro incontro la patina tra i tre resta garbata e cortese, ma in realtà un mare di emozioni serpeggiano inespresse ma violente. A due a due si trovano faccia a faccia lasciandoci percepire le tensioni sottese e poi tutti e tre interagiscono in un lungo gioco che alimenta interrogativi e souspance per il pubblico che attende l’attimo risolutivo, il chiarimento, senza accorgersi che in realtà sta già gustando uno spettacolo sublime fatto di ambiguità, mistero, conflitto, sensualità. In una parola la scena si riempie di un fascino irresistibile.

Dietro la cortesia ostentata dei personaggi, i contatti fisici forti e densi rispondono alle domande al posto dei dialoghi.

Ma anche le parole a volte riescono a liberarsi e fuoriescono vigorose ed esasperate di emozioni.

Responsabilità degli attori era quella ardua di portare addosso in maniera visibile tutto l’inespresso del proprio personaggio. Fallito questo compito, l’intera pièce non avrebbe senso d’esser guardata. Invece la densità dei momenti è palpabile, l’intreccio di sguardi ammaliante, il peso della situazione percepibile anche nei silenzi.

Ciò che ha permesso a ognuno questa riuscita, è una sapiente costruzione del proprio personaggio. Fortemente marcata, ad esempio, la figura di Anna (Giuliana Meli), che riesce con le sue movenze melliflue ad essere dominatrice sottile o esplicitamente minacciosa.

L’emozione e lo sconvolgimento fuoriescono sorprendentemente vere dalle parole di Kate (Maura Bonelli), perfettamente camuffata da anima fragile e ignara, quand’anche tutt’altro che innocente.

Infine un Deeley (Mario Fazio) dal contegno misurato ad arte, ma che gode del potere di accendere l’agitazione nell’animo delle altre due.

“Old Time” (Vecchi tempi) di Harold Pinter, non ha un senso unitario e l’equivocabile è l’ingrediente principale. Alla regia di Gennaro Paraggio va il merito di aver avuto una chiara idea di come comunicare ciò che ha in realtà un senso logico assai labile e di come mettere in scena un’opera che pretende che sia lasciata inalterata tutta la sua assenza di ordine e di senso unitario.

(Laura Branchini)


 

Tema cardine della rappresentazione è la presenza di un intruso, quello che sembra aver scardinato le vite dei tre personaggi Kate, Deeley e Anna.

Sì, ma chi è realmente l’intruso?

Tra amori saffici e triangoli amorosi appena svelati, i registi Gennaro Paraggio e Mario Fazio (quest’ultimo anche nei panni del galantuomo Deeley) fanno muovere il testo sui binari dell’intreccio spiralico, dai lampi onirici, in un gioco serrato a esclusione che vede alternarsi e poi prevalere l’ossessione dell’uno sulle paure e i rimpianti distorti dell’altro.

È la scoperta continua di un dolore sommerso a guidare lo spettatore nei meandri angusti di menti tormentate, di tre anime in pena che non sanno arrendersi di fronte a una realtà estraniante, fatta di ricordi seducenti, audaci, quei cari “vecchi tempi” che non si finisce mai di rincorrere, quel passato che è il vero intruso e a cui solo lo sguardo di un occhio presente, lascivo e morboso, potrebbe ribellarsi stancamente - per poi vedersi capitolare però - così come si farebbe con un amore sbiadito e mai risolto.

(Fabrizio Allegrini)


 

La regia di Gennaro Paraggio e Mario Fazio (quest’ultimo anche interprete di Deeley) guida un trio che ti trascina dentro la scena, dentro la trama, dentro la narrazione e poi te ne fa dimenticare inseguendo quei tre corpi, a volte così tangibili a volte così eterei, che si muovono quasi inciampando in uno spazio forse troppo piccolo per contenere l’energia che emanano.

E ti lasci affascinare da quei “vecchi tempi” che nel ricordo di ognuno si colorano di sfumature diverse, disegnando un passato che si aggrappa ostinatamente al presente per renderlo più vivo che mai.

(Caterina Iannandrea)


 

“Scura”, questo l’aggettivo cardine della piece “Vecchi Tempi” di Harold Pinter portata in scena al Teatro Agorà di Roma. Perchè "scura" è anche la prima parola pronunciata.

Come scuri, torbidi e contaminati sono i rapporti tra i tre personaggi in scena, che si fondono e si confondono, si compenetrano mentalmente, diluendosi in una chimera dai contorni sessuali inafferrabili e dello sguardo perso nel vuoto.

E’ il sisma emozionale, il cedimento delle strutture psicologiche: quando ormai la vista è offuscata dalla polvere dell’oblio (rappresentata dal fumo del sigaro e della sigaretta che vengono fumati in scena), da quel meccanismo di difesa che protegge dal dolore, quando ormai ogni destino sembra già segnato, arriva il passato a cercare di ricostruire quei ponti distrutti.

Kate (Maura Bonelli), Mario Fazio (Deelay) e Anna (Giuliana Meli) galleggiano in un setting claustrofobico, dal gioco di luci che riflette la funzione mnestica, dove l’unico contatto con l’esterno è una finestra. Una finestra sul mare dei ricordi dove i tre personaggi ben presto naufragheranno. I ricordi che vengono dal passato, come le notizie del giornale che legge in continuazione Deelay, ormai troppo vecchie per essere lette, dove la lettura ripetuta diventa un’ossessione, un mantra.

La scena è infestata dai fantasmi, proiezioni di ciò che la loro mente crea. E’ l’incoscienza della ragione, sono i pensieri senza realtà che li portano via dalla vita reale. Si eleva un urlo di dolore, sadico, perverso, erotico, noir, che viene investito dal passato: è la frantumazione della persona, è la sua morte, è l’irrealtà di tutta la loro esistenza.

Piovono in scena gocce torbide di vecchi tempi che inquinano il presente e avvelenano il futuro. All'infinito. Finché esisterà anche un solo frammento di specchio a dar vita al ricordo, del ricordo, del ricordo…

(Ilario Pisanu)

 

 

VECCHI TEMPI di H. Pinter

Dal 28 Aprile al 3 Maggio 2009 - Ore 21.00

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Con: Maura Bonelli (Kate), Mario Fazio (Deeley), Giuliana Meli (Anna)

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