Vecchi per niente - Teatro Vascello (Roma)

Scritto da  Mercoledì, 19 Aprile 2017 

Lo spettacolo “Vecchi per niente”, andato in scena al Teatro Vascello dall’11 al 14 aprile, è tratto dal libro “La forza del carattere” di James Hillman (psicanalista autore del famoso libro “Il codice dell’anima”) e scaturisce dalla rielaborazione del regista Nicola Russo, che ne ha curato una raffinata e intensa messa in scena. Sei attori, tutti bravissimi, lasciano al pubblico il dubbio su dove finisca il racconto e dove cominci il vissuto individuale, in uno spettacolo originale, coraggioso, senza indulgenza né compiacenza, che affronta una sfida quanto mai attuale: la scienza ha regalato anni alla vita, sappiamo dare vita agli anni?

 

Produzione Teatro Franco Parenti presenta
in collaborazione con Monstera
VECCHI PER NIENTE
testo e regia di Nicola Russo
ispirato a “La forza del carattere” di James Hillman
con Benedetta Barzini, Sara Borsarelli, Teresa Piergentili, Marco Quaglia, Agostino Tazzini, Guido Tonetti
scene e costumi Giovanni de Francesco
luci Cristian Zucaro
foto e grafica Liligut Sudio
organizzazione Isabella Saliceti

 

La bellezza e la determinazione di chi ha affrontato le ingiurie della vita ed è riuscito a difendere il proprio patrimonio di affetto, di mondo interiore, di carattere, risuonano continuamente nella colonna sonora di questo spettacolo. Le storie dei quattro protagonisti si dipanano infatti sulle note di “When I'm Sixty-Four”, e le parole di questa canzone dei Beatles raccontano dolcemente la paura della cosiddetta “terza età”, il periodo più rimosso dalla società contemporanea: “Quando invecchierò perdendo I capelli, a molti anni da ora, continuerai a mandarmi un biglietto di San Valentino, auguri di compleanno, bottiglie di vino? ...”. Cosa c’è infatti di più bello di una giovane coppia? Sicuramente una vecchia coppia!

Lo spettacolo è costruito come un intrico di confessioni reciproche in cui gli attori giovani (Marco Quaglia e Sara Borsarelli) vestono di volta in volta i panni dei genitori degli attori anziani, che interpretano se stessi bambini, adulti e ipoteticamente defunti. Un colloquio aperto con infanzie irrisolte, tornando indietro nel tempo e rivivendo i traumi passati ma anche pronosticando il proprio post mortem: “cosa vorresti che dicessero al tuo funerale?», si chiedono infatti più di una volta.

Benedetta, Guido, Teresa e Agostino si raccontano e si interrogano, scambiandosi di volta in volta il testimone sull’ultima parola l’uno dell’altro, sull’ultimo ricordo di una scena familiare, sull’ultima emozione suscitata da una vecchia fotografia. Come Agostino, il cui padre è morto suicida, che si porta dietro l’ombra cupa delle dicerie della gente o Benedetta, a cui nessuno ha mai rimboccato le coperte, che per tutta la vita ha cercato in mille amanti il calore di quel letto e scopre, al suo immaginario funerale, che per quelle ore di gioia, da quegli stessi amanti ha meritato il titolo di sgualdrina. E poi c’è Teresa, che voleva un altro padre, e non ha pianto quando il suo è morto, perché era un uomo duro e gli piaceva solo comandare. Alcune famiglie sembrano felici e perfette, ma forse quei i genitori non si si sono mai amati e quei silenzi pesano come macigni: da bambini non si ha mai il coraggio di chiedere spiegazioni e di fare domande, anche per cose apparentemente semplici che possono frustrarti per tutta la vita. Come è successo a Guido, che solo nel ricordo riesce a dire al padre che “scegliere un melone è più difficile che scegliere un’automobile e chi non ci riesce non è necessariamente un incapace”.

A volte si sorride e a volte ci si commuove perché, parlando di senilità, si passa al setaccio la vita di tutti partendo dall’infanzia e dalle sue ferite con la mano leggera della poesia che sa sfiorare, ma anche con la profondità dello psicanalista junghiano che deve indagare. Lo spettacolo sfugge ai più triti luoghi comuni sulla terza età ed evita sia i toni della commedia ridanciana secondo gli stilemi di una qualunque Villa Arzilla sia il facile giovanilismo ad oltranza: Benedetta Barzini addirittura gioca a rendersi, con somma bravura, piegata e nodosa come non è affatto, simulando una decrepitudine che non le appartiene.

L’intento è soprattutto quello di sgombrare il campo da tutti gli stereotipi e dire che “i vecchi” non sono tutti uguali, anzi è come se, nel nostro terzo tempo, la vera identità di ogni essere umano si stagliasse più nitida sulla scena della vita e la forza del carattere divenisse più chiara persino a se stessi.

Le regole, la competizione, l’affanno che scaturiscono dal lavoro, dalla famiglia, dalla società, così cogenti e così spesso omologanti quando si è giovani, diventano alla luce ad un certo punto meno implacabili e a volte si scoprono nuove e sorprendenti risorse, come in una inattesa primavera.

Anche la scenografia sembra riferirsi a questo ricorrente rinnovamento, tutto il palco è un luogo aperto e non identificato, rivestito ed illuminato di verde, a volte a luce piena, a volte radente, e l’unico arredo sono quattro sedie, come quattro sono le storie raccontate dai protagonisti, che finalmente vedono con più lucidità il significato di quanto è loro successo nel passato e li ha forgiati così come sono oggi.

Ma c’è un segreto per viaggiare leggeri? Quando le cose che si ricordano rischiano di essere più di quelle che si vivono, bisogna “chiudere le porte”, come dice Benedetta, e guardare avanti, oltre l’inganno del corpo, oltre l’inganno dello specchio.

 

Teatro Vascello (Sala Giancarlo Nanni) - via Giacinto Carini 78, 00152 Roma (zona Monteverde Vecchio)
Per informazioni e prenotazioni:
telefono 06/5881021 - 06/5898031, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dall’11 al 14 aprile ore 21.00
Botteghino: dal martedì al venerdì dalle 9 alle 21.30 orario continuato; lunedì dalle 9 alle 18; sabato dalle 11 alle 21,30; domenica dalle 14 alle 19
Biglietti: intero prosa 20 €, ridotto prosa over 65 15 €, ridotto prosa studenti 12 €, servizio di prenotazione 1 € a biglietto

Articolo di: Rosanna Saracino
Grazie a: Cristina D'Aquanno, Ufficio stampa Teatro Vascello
Sul web: www.teatrovascello.it

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