Vangelo - Teatro Argentina (Roma)

Scritto da  Lunedì, 25 Gennaio 2016 

Artista sempre alla ricerca di sfide e capace di sperimentare sulla scena lavorando nel solco fertile tra autobiografia e cronaca, tra vita e teatro, Pippo Delbono presenta "Vangelo", in prima nazionale dal 19 al 31 gennaio al Teatro Argentina di Roma. Un’opera collettiva che, insieme alla sua compagnia, ha coinvolto gli attori, i danzatori, l’orchestra e il coro del Teatro Nazionale Croato di Zagabria, dove lo spettacolo è stato presentato lo scorso mese di dicembre.

 

VANGELO
uno spettacolo di Pippo Delbono
con Gianluca Ballarè, Bobò, Margherita Clemente, Pippo Delbono, Ilaria Distante, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Gianni Parenti, Alma Prica,
Pepe Robledo, Grazia Spinella, Nina Violic, Safi Zakria, Mirta Zecevic
e con la partecipazione del film dei rifugiati del Centro di Accoglienza PIAM di Asti
immagini e film di Pippo Delbono
musiche originali per orchestra e coro polifonico Enzo Avitabile
scene Claude Santerre
costumi Antonella Cannarozzi
disegno luci Fabio Sajiz
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione e Teatro Nazionale Croato di Zagabria
co-produzione Théâtre Vidy Lausanne, Maison de la Culture d'Amiens - Centre de Création et de Production, Theatre de Liège
in collaborazione con Cinémathèque suisse- Lausanne, Teatro Comunale di Bologna

 

Prendere o lasciare: con Pippo Delbono non si possono avere mezze misure. Io stesso per qualche tempo, forse troppo, l'avevo lasciato come un libro letto, un po' mitizzato dalla memoria storica del teatro (quando si faceva sul serio per picchiare sulle gengive del pubblico amorfo), per andare controcorrente. Insomma avevo relegato questo geniale teatrante in quel mondo per me contraddittorio e non sempre entusiasmante, ma interessante senza ombra di dubbio, della sperimentazione: quella sperimentazione che nel decennio degli anni Settanta ha segnato comunque la rigenerazione del senso del fare teatro, un teatro non sempre "bello", anzi spesso e volentieri "brutto", coriaceo, ma estremamente efficace per smuovere la poltrona sotto i culi di piombo.

Mi sono quindi recato all'Argentina convinto di assistere ad un ritorno, ad un revival, a un tirare le somme dei momenti esaltanti del "meglio che è passato" per dirla con Flaiano, con la certezza, rivelatasi erronea, che lo sguardo dello spettatore sarebbe stato rivolto alle spalle, a un guardarsi indietro piuttosto che a un guardarsi intorno - e tantomeno ad un guardare avanti.

Anche l'annotazione che ricorre nel programma di sala, "work in progress", non mi suscitava il senso di un effettivo procedere: del resto, pensavo, tutti gli allestimenti di Delbono sono sempre stati dei "work in progress", ovvero dei cantieri aperti dove i lavori non finiscono mai, vuoi perché il Theatermacher non vorrebbe mai concludere la rappresentazione, in quanto la fine dello spettacolo rappresenta ai suoi occhi la fine di tutto; vuoi anche perché la realtà fornisce tali e tanti spunti, simboli, agganci e riferimenti che si potrebbe continuare all'infinito.

Con mia grande sorpresa invece il "work in progress" Vangelo si è rivelato molto meno cantiere aperto di quanto l'autore e protagonista voglia far credere. Certamente ogni opera si può riscrivere, rimontare, rifare con altri parametri, tecnologie, Weltanschauung: che il teatro possa preludere ad un film, a un balletto, ad una versione di prosa in senso stretto è ben probabile e sono sicuro che ottenere risultati su più piani creativi rientri nelle convinzioni artistiche, nel credo di Delbono.

Tuttavia il Vangelo visto all'Argentina può essere connotato da due aggettivi: innovativo e compiuto. Innovativo perché mi sembra proprio che la sperimentazione, che spesso e volentieri confluisce nell'astrazione, nella simbolistica, venga messa se non da parte, certamente a cuccia in un angolo. Non mi sono dunque trovato al cospetto di un prodotto sperimentale, bensì di fronte al risultato della sperimentazione. Di tanti anni di sperimentazione, per essere chiari. Sono certo di sbagliarmi di poco sostenendo che con questo spettacolo la sperimentazione smette di sperimentare e comincia una nuova era del fare teatro: un teatro aperto alle sollecitazioni e agli input del mondo, della società, come il grido "siamo liberi?" lanciato da Delbono nel microfono a palla quasi a voler perforare le pareti, raggiungere la piazza, chi aspetta l'autobus o va a passeggio per Torre Argentina.

Qui il teatro ritorna alle sue origini religiose e mitologiche: quello di Delbono è il canto del Capro Espiatorio che invoca/maledice e nega un Dio silente e indifferente al dramma dell'uomo, alla crocefissione del figlio.

L'originalità sta poi tutta nel taglio dello spettacolo: un po' narrazione teatrale, un po' reportage sui nuovi mali del mondo e sofferenze umane, un po' teatro inchiesta, qualche imprecazione alla Grillo, insomma tutta la contemporaneità condensata in poco meno di due ore di spettacolo intenso, senza interruzione, qualche volta verboso, qualche volta meraviglioso con le splendide coreografie stile Broadway, perfetto il gioco di luci, belle le musiche.

Probabilmente lo spettacolo soffre di un luogo sacro come il Teatro Argentina frequentato da critici stanchi di scrivere, incattiviti dal loro non voler comprendere il nuovo: si tengano i loro Pirandello e Shakespeare, i loro nuovi scimmiottatori di teatro borghese, io da oggi ricomincio a seguire Delbono. Che non sarà "bello", anche se costumi e coreografie meritano l'applauso, ma certamente è qualcosa che non si vede altrove. E questo per il momento mi basta.


Tournée versione Opera:
Zagabria, Teatro Nazionale Croato, 11-16 dicembre 2015
Bologna,Teatro Comunale, 25-28 febbraio 2016
Zagabria Teatro Nazionale Croato, 9-14 marzo 2016
Théâtre de Liège: stagione 2016-17

Tournée versione Prosa:
Lausanne, Theatre Vidy 12-16 gennaio 2016
Roma, Teatro Argentina: 19-31 gennaio 2016
Modena, Teatro Storchi: 4-7 febbraio 2016
Théâtre du Rond Point de Paris : stagione 2016-17
Maison de la Culture d’Amiens : stagione 2016-17

Teatro Argentina - Largo di Torre Argentina 52, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/684000346, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Biglietteria: telefono 06/684000311 (ore 10-14/15-19 lunedì riposo), vendita on-line www.vivaticket.it
Orario spettacoli: prima ore 21, martedì e venerdì ore 21, mercoledì e sabato ore 19, giovedì e domenica ore 17

Articolo di: Enrico Bernard
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net

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