Va Pensiero - Teatro Elfo Puccini (Milano)

Scritto da  Sabato, 13 Gennaio 2018 

Dal 9 al 14 gennaio. Dopo il debutto, lo scorso 23 novembre al Teatro Storchi di Modena, “Va pensiero”, la nuova creazione corale ideata e diretta da Marco Martinelli ed Ermanna Montanari - prodotta da Emilia Romagna Teatro Fondazione e Teatro delle Albe/Ravenna Teatro - arriva al Teatro Elfo Puccini di Milano.

 

VA PENSIERO
di Marco Martinelli
ideazione e regia Marco Martinelli e Ermanna Montanari
in scena Ermanna Montanari, Alessandro Argnani, Salvatore Caruso, Tonia Garante, Roberto Magnani, Mirella Mastronardi, Ernesto Orrico, Gianni Parmiani, Laura Redaelli, Alessandro Renda
con la partecipazione del Coro di Bergamo diretto dal Maestro Fabio Alberti
incursione scenica Fagio, Luca Pagliano
arrangiamento e adattamenti musicali, accompagnatore e maestro del coro Stefano Nanni
scene Edoardo Sanchi
costumi Giada Masi
disegno luci Fabio Sajiz
musiche originali Marco Olivieri
suono Marco Olivieri, Fagio
consulenza musicale Gerardo Guccini
tecnico luci Luca Pagliano, macchinista Danilo Maniscalco
editing video Alessandro Renda
direzione tecnica Fagio
fotografie dello spettacolo Silvia Lelli
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione e Teatro delle Albe /Ravenna Teatro



Lo spettacolo si rifà a un fatto di cronaca risalente ai primi anni del Duemila, quando il vigile urbano di un comune dell’Emilia Romagna fu licenziato per aver denunciato gli intrecci di mafia, politica e imprenditoria collusa che stavano avvelenando il tessuto della regione nonché la terra stessa. I nomi dei personaggi e dei luoghi sono stati cambiati od omessi, perché in fondo si tratta di una storia che potrebbe applicarsi a qualsiasi città e a qualsiasi persona.

Vincenzo Benedetti, vigile urbano originario dell’Emilia Romagna, lascia Milano per tornare al suo paesello natio con la moglie e il figlio. Tra i ricordi degli amici e della sua infanzia, però, Vincenzo si accorge che la cittadina è profondamente cambiata; ci sono facce nuove in giro, alcune delle quali sembrano non curarsi della legge, e l’edilizia si è sviluppata in modo quasi incontrollato. Come se non bastasse, il sindaco - la figlia del precedente primo cittadino della città, un socialista purissimo che l’aveva soprannominata La Zarina - dimostra di non ascoltare i suoi cittadini e di non curarsi dei loro problemi. C’è anche lo strano progetto di costruire una grandiosa centrale elettrica sull’argine del Po, appropriandosi di terreni che al momento sono campi coltivati, i cui finanziamenti hanno origine oscura. Benedetti, che per passione scrive per il Corriere, non può esimersi dal denunciare questi avvenimenti e dare voce a chi in un modo o nell’altro si trova oppresso e vittima di macchinazioni di stampo mafioso, che avvengono sotto gli occhi e l’evidente beneplacito della Zarina.

I molti interpreti di “Va Pensiero” si muovono su una scena scura e spoglia, su cui risalta il rosso vivo delle quinte e del sipario. In scena campeggia una bassa pedana che sembra costruita con alcuni bancali mentre sul fondale uno schermo ospita alcune proiezioni. Durante i frequenti cambi di scena sono gli stessi attori a posizionare alcuni arredi mobili per ricreare di volta in volta ambienti diversi, come l’ufficio del sindaco o la piazza principale della cittadina. Proprio questi cambi di scena costituiscono uno degli aspetti più interessanti dello spettacolo, che è per l’appunto diviso in brevi episodi, tutti con un titolo che appare in proiezione sullo sfondo, come se fossero i capitoli di un romanzo oppure le scene di un film*. Il frequente cambio di “inquadrature” crea una piacevole alternanza di primi piani e vedute d’insieme e fornisce allo spettatore un’impressione a volo d’uccello, per così dire, sulla situazione che “Va Pensiero” vuole raccontare. Il pubblico non ha esperienza della sola vicenda dell’eroico Benedetti, ma anche della vita sterile e amorfa della Zarina, della lotta contro le nutrie di Tassironi piuttosto che del sogno di ricominciare da capo dei gelatai napoletani Rosario e Maria, fino all’indifferenza calcolata dell’assistente del sindaco, Licia. Ad affiancare la recitazione c’è il coro di Bergamo che, diretto dal Maestro Fabio Alberti, intona alcune delle più note arie di Giuseppe Verdi, appartenenti a La Traviata, La Forza del Destino, Rigoletto, Macbeth, I Lombardi alla Prima Crociata e naturalmente al Nabucco*.

Rifarsi a Giuseppe Verdi, compositore originario proprio dell’odierna Emilia Romagna e arcinoto simbolo del Risorgimento italiano, è particolarmente d’effetto sia per l’interessante e bellissima commistione tra il recitato e il cantato, sia e soprattutto perché il tema del dramma scritto e diretto da Marco Martinelli ed Ermanna Montanari è lo stesso di tante opere verdiane: la patria oppressa e amata, da cui si leva un grido di denuncia, ma anche di speranza. In questa luce il finale dello spettacolo - quel “Va Pensiero” che dà il titolo all’opera teatrale, cantato dal coro e dagli attori - assume un significato particolare; la storia è inventata, seppure ispirata ad un fatto di cronaca come avrebbero potuto fare Dickens o Dostoevskij*, ma le sue basi e i suoi personaggi sono fin troppo reali. Siamo tutti oppressi, tutti estranei agli ideali risorgimentali che non molto tempo fa hanno dato vita all’Italia, eppure inconsciamente ancora permeati da essi. Non è un caso che gli interpreti in scena vogliano condividere il supremo grido all’amata patria (il “Va Pensiero” di Verdi, uno dei più alti e commoventi momenti della musica di ogni dove e ogni tempo) proprio con il pubblico, che all’entrata in scena viene appunto dotato del testo del coro come incoraggiamento a unirsi al canto finale o solo a riflettere sulle sue parole.

Nelle due ore e mezza di spettacolo colpisce anche il breve monologo della Zarina, interpretata da un’eccezionale Ermanna Montanari, che con voce sussurrata e tono confidenziale s’interroga (e interroga il pubblico) sul reale valore, ai giorni nostri, delle cosiddette Tavole della Legge, quei dettami morali che tutti conosciamo e che dovrebbero essere scolpiti nel nostro cuore. È perché crediamo fermamente nella loro sacralità che non commettiamo certi crimini, oppure è perché non abbiamo la certezza di rimanere impuniti? Un ulteriore spunto di riflessione in uno spettacolo che ne offre molti e diversi.

Note:
…le scene di un film: i film a episodi sono stati lungamente sfruttati dal cinema italiano e non, in particolare negli anni Sessanta e Ottanta-Novanta. Ne possiamo trovare esempi recenti nei lavori di Lars von Trier o Tarantino.
Nabucco: celebre opera di Giuseppe Verdi da cui è tratto il Va Pensiero
Dickens o Dostoevskij: Charles Dickens e Fedor Dostoevskij sono due dei più celebri romanzieri dell’Ottocento. Marco Martinelli ed Ermanna Montanari li citano espressamente come spunti della scrittura dell’opera teatrale.

 

Teatro Elfo Puccini (Sala Shakespeare) - Corso Buenos Aires 33, 20124 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/00660606, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: 9 - 10 / 12 - 14 gennaio, dal martedì al sabato ore 20.30, domenica ore 16
Biglietti: intero € 32.50, martedì posto unico € 21.50, ridotto <25 anni - >65 anni € 17, under 18 € 12, scuole € 12
Durata spettacolo: 150 minuti + 15 minuti di intervallo

Articolo di: Valentina Basso
Grazie a: Barbara Caldarini e Veronica Pitea, Ufficio stampa Teatro Elfo Puccini
Sul web: www.elfo.org

Commenti   

 
#2 DelusissimoGuest 2018-01-21 19:41
Una piece didascalica retorica e di una banalità disarmante. Il teatro è un'altra cosa...
 
 
#1 Va pensieroGuest 2018-01-13 18:43
Dalla recensione sembra una storia
Interessante.La curiosita'mi spinge ad acquistare il biglietto in fotofinish
 

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