Uscita di emergenza - Teatro della Cometa (Roma)

Scritto da  Domenica, 18 Gennaio 2015 

Bradisismo, precarietà, ricordi, paure, sospetti… sono alcuni degli “ingredienti” presenti nella commedia, o meglio ancora nella tragicommedia "Uscita di emergenza", scritta da Manlio Santanelli, che vede in scena - al Teatro della Cometa dal 7 al 25 gennaio - Vittorio Viviani e Gino Auriuso per la regia di Enrico Maria Lamanna. Spettacolo decisamente originale, impegnativo e difficile da raccontare, monologo doppio più che dialogo interpretato magistralmente con un allestimento raffinato. Una nuova tragicommedia in grado di reinventare quel teatro napoletano troppo spesso datato, stantio o volgarizzato. Una metafora a tratti strampalata, con un linguaggio allusivo e dotto tra le righe, sulla vita dove non resta che un’uscita di emergenza che a volte fa paura imboccare.

Artenova presenta
USCITA DI EMERGENZA
di Manlio Santanelli
con Vittorio Viviani e Gino Auriuso
regia Enrico Maria Lamanna
aiuto regia Augusto Casella
scene Massimiliano Nocente
costumi Teresa Acone
grafica Overlook
organizzazione Maria Francesca Serpe

 

E’ certamente uno spettacolo originale sia nel contenuto e nella scrittura che nella rappresentazione, con uno svolgimento praticamente senza trama che costringe gli attori ad un notevole sforzo vista anche la durata della pièce. Forse si perde appena (volutamente?) nella fase finale che prepara e rimanda più volte l’esito, innamorandosi un po’ del dialogo e di una meditazione senza approdo sull’esistenza. Interpretazione, testo e allestimento concorrono con la regia musicale in modo armonico a rendere uno spettacolo di per sé scarno, due personaggi che discutono, litigano, si consolano, confinati - forse auto-esiliati dalla realtà - in una scena fissa, un ambiente povero di Napoli, senza via d’uscita o quasi, ricco di spunti.

La rappresentazione si apre, ancora senza attori in scena, su una stanza disadorna e confusionaria con due materassi per terra e pochi oggetti simmetrici intorno ad un’immagine sacra. Entrano sul palcoscenico due personaggi abbracciati, come appoggiati l’uno all’altro anche simbolicamente, e inizia un alterco che a tratti sembra interiore, uno sdoppiamento tra i due che possono incarnare in realtà l’uno l'alter ego dell'altro. Maceri e miseri, incontratisi per caso dopo molti anni, si sono ritrovati a condividere il fallimento di due vite fatte di briciole. Piano piano ricostruendo i dettagli, senza effetti speciali né cambi di direzione, fatti di tessere minute e di sfumature, emergono due profili fragili di uomini che si vergognano di quello che hanno fatto, peraltro non così grave. Si vergognano semplicemente e si sono ritirati, nascosti agli occhi del mondo.

Un anziano signore, interpretato da Vittorio Viviani, non si arrende in fondo al proprio fallimento dal quale non osa o non sa come uscire, tanto che non riesce nemmeno ad attraversare il pianerottolo (la metafora è trasparente). E’ dominato dalla nostalgia per il teatro dove è vissuto all’ombra degli attori come suggeritore, souffleur, perché la sua mania è di tradurre in francese con un vezzo e un’amarezza che trapelano nel ricordo di un sogno che si è chiuso troppo presto. Interessante l’operazione del teatro nel teatro con citazioni che confluiscono nel testo per poi staccarsi in un continuum di scambi tra “pezzi” di testi teatrali e vita vissuta in teatro. Ma c’è anche la nostalgia per un amore sognato più che vissuto e per un matrimonio finito con un senso di colpa quasi forzatamente sottolineata come non cristiana, tanto che ad un certo punto dice al compagno di stanza e di vita che non sa perché stia facendo quello che fa per la ex moglie, forse per compassione o per illudersi che non sia realmente finita (come gli fa notare il compare).

Il giovane - interpretato da Gino Auriuso - è più vicino alla macchietta napoletana, è l’uomo del popolo animato dalla devozione con i suoi piccoli buchi neri, la voglia di scherzare apostrofato dal vecchio signore decaduto, colto e aristocratico nell’animo come solo certi napoletani sanno essere, “pace e bene”.

Una convivenza a tratti impossibile che fa venire in mente “Huis clos” di Jean Paul Sartre - il vero inferno sono gli altri - soprattutto perché ingabbiata in un ambiente ristretto e confinato a rischio crollo con scosse sismiche che lasciano intendere un paesaggio desolato al di fuori, dove sembrano essere gli unici sopravvissuti. Pronti a resistere al nulla della vita.

Ma perché in fondo la scelta di restare insieme in questa strana coppia? E’ il vecchio che ci dà una possibile chiave, per la ripugnanza reciproca, perché anche questo è un sentimento possibile che con cartesiana lucidità analizza e considera come una paradossale fonte di attrazione.

In un quadro suggestivo e ben congegnato in termini di ambientazione, fuori dall’effetto scontato presepe e basso napoletano, con un uso ironico della musica, il testo andrebbe riletto, ruminato e digerito per scoprirne anfratti e collegamenti ipertestuali.

Resta davvero grande l’interpretazione di Vittorio Viviani, attore di lungo corso, di scuola, che si può permettere di scegliere l’interpretazione, non di aderirci semplicemente, e ci mostra con garbo e nonchalance, un registro di interpretazioni e ruoli. Impressiona l’uso della voce: un sussurro riempie il palcoscenico con potenza. Ci sono scuola e arte dietro. Quella che si vede sempre sul palcoscenico. Non pensate a gesti smodati, grida, smorfie, salti, pathos esagerato. Pensate alla misura, perché l’arte come diceva Kafka è nei dettagli e, aggiungo, non ha bisogno di effetti speciali.

Finalmente uno spettacolo non macchiettistico su Napoli e non adagiato su un quadro diventato necessariamente uno stereotipo. C’è una nuova Napoli di miseria e nobiltà ma bisogna superare quello che si è già visto.

 

Teatro della Cometa - via del Teatro Marcello 4, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6784380
Orario prenotazioni e vendita biglietti: dal martedì al sabato, ore 10:00 -19:00 (lunedì riposo), domenica 14:30 - 17:00
Orario degli spettacoli: dal martedì al venerdì ore 21; il sabato doppio spettacolo ore 17 e ore 21; la domenica ore 17; giovedì 15 gennaio solo spettacolo alle 17
Biglietti: intero platea € 25, 1° galleria € 20, 2° galleria € 18; ridotto platea € 22, galleria € 17, 2° galleria € 15 (a disposizione riduzioni per i lettori di SaltinAria!)

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Ufficio stampa Maya Amenduni
Sul web: www.teatrodellacometa.it

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