Uscita di Emergenza - Piccolo Bellini (Napoli)

Scritto da  Italia Santocchio Giovedì, 01 Novembre 2012 
Uscita di emergenza

“Uscita di emergenza”, ovvero cervelli in fuga, è questo il primo capolavoro di Manlio Santanelli messo in scena nel lontano 1980, che anticipò l’effetto terremoto sia dentro che fuori l’uomo,  e viene ora riproposto da Pierpaolo Sepe con Rino Di Martino ed Ernesto Mahieux in una piecè teatrale con toni spesso bassi.

 

USCITA DI EMERGENZA
di Manlio Santanelli
con Rino Di Martino, Ernesto Mahieux
regia Pierpaolo Sepe
scene e costumi Tonino Di Ronza
disegno luci Salvatore Palladino

 

Pacebbene e Cirillo all’apparenza sono due terremotati; chiusi nella stessa stanza vivono il tormento e la paura di non poter uscire chissà per quale motivo che gli rode l’animo. Ognuno, a turno, si fa inquisitore della vita dell’altro, scruta con occhio ligio le sue ansie più recondite cercando di scoprirne il mistero e soprattutto tentando di carpire il segreto che trattiene l’altro dall’ uscire dalla casa. Così nella loro clausura il sacrestano, apparente virtuoso, Pacebbene e l’attore, fallito, Cirillo si fanno la guerra ad armi pari e si scambiano i ruoli, prima di vittima e poi di assassino.
Santanelli usando a pretesto il fenomeno geologico del bradisismo, che colpisce la zona flegrea, rappresenta quello che succede ad ogni mente umana che, nel suo vissuto quotidiano, viene attraversata da tormenti, gioie e dolori ed è quindi in continuo movimento, evoluzione. Pone quindi l’attenzione su tutta la crudeltà ed ingenuità del pensiero umano, visto nella sua profonda metafora; ecco allora che Pacebbene e Cirillo non sono che due facce della stessa medaglia, dello stesso cervello, non rappresentano che i pensieri che devastano ognuno di noi, la continua guerra tra bene e male, la paura, i rancori e le ansie, i ricordi che ci tormentano. Di fronte alla necessità ecco che anch’essi trovano però la loro “uscita d’emergenza” per non implodere e soprattutto esplodere; così Cirillo e Pacebbene, ognuno a pretesto dell’altro, sono costretti ad uscire dalla propria stanza, perché è la necessità della vita a portarci fuori da noi stessi, a far sì che il pensiero si trasformi in azione e soprattutto reazione
Un’opera bellissima, ma che infelicemente questo spettacolo non è stato capace di rivalutare, in quanto la regia appare carente; l’unica originalità e modifica apportata rispetto al testo originale è stata la metafora del soffitto che un po’ alla volta crolla, carico dei troppi tormenti, e che quindi in qualche modo libera i pensieri. Per il resto sembra però che ci si limiti ad una semplice messa in scena di un vecchio capolavoro del grande Santanelli, piuttosto che lanciare un messaggio, e questo si riscontra anche nella prova attoriale. La recitazione risulta non del tutto convincente apparendo piuttosto monocorde; il registro non cambia mai, i ritmi eccessivamente convulsi e la dizione non eccellente spesso non consentono di comprendere appieno il testo, lasciando allo spettatore il tempo di distrarsi e perdersi, purtroppo.

 

Piccolo Bellini - via Conte di Ruvo 14, 80135 Napoli
Per informazioni: telefono 081/5491266, mail
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Articolo di: Italia Santocchio
Sul web:
www.teatrobellini.it

 

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