Usami - Teatro Aso (Monza)

Scritto da  Venerdì, 16 Maggio 2014 

Per capire la vera indole di una persona bisogna soffermarsi sul linguaggio preverbale: i gesti, la postura, lo sguardo di Massimo Onorato esprimono, più di qualunque parola, il suo bisogno di essere al centro dell'attenzione, di condividere con la gente l'idea che si è fatto sul mondo. C'è chi sceglie di fare teatro per dimenticare se stesso, celando la propria vera natura dietro i personaggi che incarna in scena. Massimo ha intrapreso una strada molto differente: sul palcoscenico racconta di sé e non di altri; rivendica il proprio ruolo nell'universo e ci tiene a ribadirlo in maniera diretta, senza ricorrere a metafore che potrebbero risultare svianti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il discorso teatrale di cui si fa portavoce merita grande attenzione perché non sono in tanti a metterci la faccia in questa modo: lui ci mette la faccia, ma anche tutto il resto. Sicuramente per portare avanti un discorso di questo tipo ci vuole un po' di sfacciataggine, ma soprattutto ci vuole coraggio: fare lo “spogliarello dell'anima” - e farlo con convinzione, prendendosi ogni responsabilità - non è da tutti.

 

Usami, lo spettacolo andato in scena sabato 10 maggio al teatro Aso di Monza, è una tappa significativa del suo percorso artistico. L'autunno scorso, in veste di giurato di un concorso amatoriale tenutosi al Teatro della Memoria, ho avuto modo di scoprire alcune sfaccettature del personaggio. In quella sede, come si usa fare tra persone che si stimano vicendevolmente, avevo espresso alcune riserve sull'allestimento nel suo complesso. Dopo alcuni mesi, ho verificato coi miei occhi il notevole salto di qualità. La materia era buona già allora, però sembrava una grossa pentola in cui bollivano molti ingredienti non miscelati con sapienza.

 

Usami, al contrario, è un minestrone decisamente più saporito. Tenendo conto del fatto che Massimo e i suoi più stretti collaboratori - primo tra tutti, quella gran sagoma di Federico Gatto - sono molto giovani, è logico che le loro intuizioni debbano rosolare ancora per benino. Però, accidenti se il minestrone sta diventando più delizioso: comicità e malinconia che convivono senza pestarsi i piedi l'una con l'altra; riflessioni profonde sul senso della vita che, anche quando espresse con tono scanzonato, non perdono un grammo della loro profondità; pochi tempi morti in uno spettacolo che parla di morte.

 

Dunque cosa c'è da migliorare? Conoscendo Massimo, l'umiltà e l'apertura mentale che lo contraddistinguono, siamo certi che accetterà con gioia alcuni suggerimenti. Come dicevamo all'inizio della recensione, il linguaggio preverbale comunica molto più di qualunque discorso. Ci siamo accorti, vedendolo in scena, che il ragazzo ha delle notevoli potenzialità mimiche: perché non sfruttarle maggiormente in futuro? Perché non allestire uno spettacolo in cui la gestualità primeggia sulla parola? La sensazione è che, asciugando un attimino questo istinto da monologhista, il risultato finale sarebbe qualitativamente superiore. Naturalmente perché ciò avvenga ci vorrà studio, applicazione, costanza nel reinventare il proprio profilo artistico. C'è una parte, proprio all'inizio dello spettacolo, in cui Massimo sembra intenzionato ad addentrarsi nei territori complessi dell'espressività fisica. Sì è vero, lì c'è ancora da lavorare parecchio però attenzione: il fatto stesso che abbia voluto cimentarsi in un ambito che ancora non domina del tutto è la conferma di un carattere incline alla sperimentazione, al mettersi in gioco di continuo con nuove sfide.

 

Per il futuro bisognerà ripartire, come è ovvio, dai momenti più riusciti di questa pièce. Come ad esempio il duetto in macchina con Federico Gatto, in cui la parola si sposa alla perfezione al gesto: quei due insieme fanno sbellicare dalle risate, questa è la verità; un feeling professionale notevole, speriamo che lo mettano a frutto in molte altre occasioni.

 

Oltre ad essere una riflessione autobiografica non banale, Usami è anche una piccola lezione di libertà: confessarsi a cuore aperto è un esercizio non facile, che richiede indipendenza di giudizio. Massimo Onorato, al di là delle opinioni sul valore artistico delle sue opere, sta dimostrando di essere un uomo libero. E questa è, in assoluto, la dote più essenziale. Quella di cui andare più fieri.

 

 


Teatro dell’A.s.o - via S.Rocco 8, Monza
Orario spettacolo: sabato 10 maggio, ore 21.00

 

 

Articolo di: Francesco Mattana

 

 

 

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