Uomo e Galantuomo - Teatro Manzoni (Milano)

Scritto da  Daniela Cohen Giovedì, 17 Ottobre 2013 

Eduardo De Filippo viene ricordato più spesso per la sua maschera di profonda tragicità e ironia che per altre sue doti e talvolta si dimentica come sapesse creare farse dalla comicità prorompente, infantili nelle loro disarmanti ingenuità. E’ il caso di questa gustosissima commedia che il Teatro Manzoni presenta dal 10 al 27 ottobre, "Uomo e Galantuomo", scritta nel 1922 e facente parte di un gruppo d’opere a cui aveva attribuito il nome di Cantata dei giorni pari. Eduardo la scrisse per Vincenzo Scarpetta che ne allestì la prima un paio d’anni dopo usando il titolo "Ho fatto il guaio? Riparerò". E’ interessante ricordare questi antichi dettagli perché la storia tutto sommato somiglia a una fiaba, eppure è stata raccontata così tante volte nel mondo dell’arte. Racconta di una scalcagnata compagnia d’attorucoli di giro che si trovano in una zona di villeggiatura dalle parti di Napoli, invitati da un conoscente che paga loro le spese e l’alloggio in un alberghetto. Ed è qui che ha inizio tutto il primo atto, cioè sul terrazzo abitato temporaneamente dagli artisti che ci fanno di tutto: cucinano, mangiano, litigano, fanno le prove, ricevono visite, compiono sbagli madornali sul filo dei migliori feuilleton di fine Ottocento, alla Feydeau per intenderci.

 

 

 

Associazione culturale La Pirandelliana
in coproduzione con Diana OR.I.S. presenta
UOMO E GALANTUOMO
di Eduardo De Filippo
con Gianfelice Imparato, Giovanni Esposito, Valerio Santoro, Antonia Truppo
e Alessandra Borgia, Lia Zinno, Gennaro Di Biase, Roberta Misticone, Giancarlo Cosentino, Fabrizio La Marca
regia di Alessandro D’Alatri
scene Aldo Buti
costumi Valentina Fucci
luci Adriano Pisi
musiche Riccardo Eberspacher

 

 

I malintesi iniziano a partire dal fatto che una delle due attrici è incinta e, a quanto pare, lo è pure una donna misteriosa di cui il giovane produttore è innamorato e con la quale da tre mesi ha intrecciato una relazione intima. Lei non vuole rivelargli nulla di sé, oltre al fatto che lo ama e ora è in dolce attesa; lui la fa seguire da una cameriera dell’albergo per scoprire dove abita, volendo chiedere ai genitori la sua mano. La donna invece si rivela sposata a un conte, di professione medico e di buon cuore che, per una assoluta coincidenza, invita a casa il capocomico che si è ustionato a seguito di un incidente, diciamo così. Il tutto fa molto ridere e affascinano i dialoghi, anche perché il pubblico milanese è tutelato e capisce bene il testo leggermente italianizzato rispetto a quello di De Filippo, che scriveva usando un dialetto stretto. Il fondale creato dalla compagnia e dal suo scenografo è strepitoso, nella commedia l’azzurro del cielo oltre il terrazzo è così brillante da apparire autentico, così imbarazzante quando si entra a teatro da una città grigia e notturna.
E non resta che meditare su come, negli anni ’20, esistesse chiaramente il ‘delitto d’onore’, su cui si poggia tutta la tesi del secondo atto. Lo spettacolo va a scatafascio, il produttore segue la sua amata e si trova di fronte al marito che vuole spiegazioni, si finge matto per difendere l’onore della donna che non può rivelare il suo peccato, ormai scoperto ma forse ancora difendibile. E mentre l’uomo in custodia, in attesa di essere inoltrato in manicomio, è visitato dal conte che lo minaccia di ucciderlo se tentasse di dire la verità, che ormai lui conosce ma non intende far sapere per difendere il suo ‘onore’, sarà invece la donna a raccontare al maresciallo la sua verità per permettere all’uomo di tornare in libertà senza correre altri pericoli. Il tutto avviene in concomitanza di infiniti ulteriori malintesi, sempre capaci di strappare risate sincere seppur sempliciotte, tali da rendere il pubblico più buono e affettuoso, verrebbe da dire.
Riuscire a far ridere senza doppi sensi né intrusioni nella cronaca malata dei giorni nostri è davvero opera meritevole e permette di uscire da teatro con la mente leggera, sgombra sebbene abbia riportato alla memoria tempi passati e usanze così lontane dalla nostra mentalità. Il femminicidio odierno potrebbe anche apparire una lunga coda dell’antico delitto d’onore, se non fosse che nei crimini d’oggi tutto si può vedere meno che una parvenza d’onore. E gli equivoci così ben disegnati da Gianfelice Imparato, Giovanni Esposito, Antonia Truppo e Valerio Santoro, strepitoso nel ruolo di suggeritore un po’ stupido, in fondo un po’ di amarezza la lasciano: la società pare comunque sempre un po’ malata, anche quando ‘tutto era più semplice, più bello, più…’. Complimenti anche ad Alessandro D’Alatri per la regia e la perseveranza che gli ha permesso, primo estraneo alla famiglia De Filippo, di ottenere i diritti della commedia dopo aver convinto Luca, figlio di Eduardo, che il padre non sarebbe stato in alcun modo tradito. E così è stato.

 

 

Teatro Manzoni – via Alessandro Manzoni 42, 20121 Milano
Per informazioni: telefono 02/7636901, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Biglietti: poltronissima € 32 - poltrona: feriali € 20, sabato e domenica € 22
Orario spettacoli: feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30

 

 

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Rita Cicero Santalena, Ufficio stampa Teatro Manzoni
Sul web: www.teatromanzoni.it

 

 

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