Uomini o marionette - Teatro Cometa Off (Roma)

Scritto da  Enrico Bernard Lunedì, 05 Marzo 2012 
Duccio Camerini

Con la teoria delle Marionette il poeta e drammaturgo romantico tedesco anticipa Marx e coglie l'aspetto cruciale di una problematica, l'alienazione, che ispirerà "Tempi moderni" di Charlot, un percorso che il bravo affabulatore Duccio Camerini rende con la delicatezza di un flusso di coscienza trasformato in fiaba tragicamente reale.

 

 

La Casa dei Racconti presenta

UOMINI O MARIONETTE

da Heinrich von Kleist     

con Duccio Camerini

messa in scena di Alfonso Sessa, Dario Falconi, Duccio Camerini

 

Il primo romanticismo tedesco, - di cui Kleist è tra i più significativi esponenti, molti dei quali uniti sotto il segno estremo del suicidio - rappresenta la reazione spirituale e individualistica contro i primi devastanti effetti sulla personalità e sul rapporto uomo-natura del capitalismo industriale. Proprio nel primo decennio del XIX secolo Hegel, con la "Fenomenologia dello spirito" del 1807 introduce il concetto di "alienazione" dello spirito soggettivo che, riconoscendo l'oggetto come oggetto della sua rappresentazione, si "riappropria" - idealisticamente perché una simile riappropriazione è solo un atto cognitivo e non ha effetti reali - del suo prodotto (spirituale). Qualche decennio dopo verrà Marx a precisare che questa "riappropriazione" spirituale degli oggetti prodotti dal "soggetto" non è una riappropriazione vera e propria, se resta sul piano puramente spirituale e idealistico: ciò obiettando Marx riallaccia il concetto di "alienazione" spirituale all'alienazione economico-sociale. Lavorare in fabbrica per costruire un oggetto che non si possiede produce alienazione (ricordate Charlot nella catena di montaggio di "Tempi moderni"?) e l'alienazione dell'operaio nel prodotto del suo lavoro genera il profitto capitalistico.

Ma al di là del dibattito filosofico della prima metà dell'Ottocento, da cui scaturiscono le ideologie e le filosofie che hanno costruito i mostri e i sogni del Novecento, è chiaro che il primo decennio del XIX secolo, ovvero i 22 anni che passano dalla rivoluzione francese (1789) al suicidio di Kleist (il 21 novembre 1811, proprio nei giorni in cui Goethe sta ultimando le ultime scene della seconda parte del "Faust" in cui il diavolo inventa la "carta moneta", cioé il grande diabolico imbroglio della storia) è l'epicentro del terremoto che scuote e annienta la personalità umana. E' proprio in questo arco di tempo che l’orizzonte esistenziale comincia a oscurarsi: la tecnica e le iniziali forme di industrializzazione rendono per la prima volta la natura estranea all’uomo. A ciò si aggiungono altre problematiche spirituali che vanno fatte risalire allo sviluppo non armonico della società borghese, la quale imbriglia gli ideali di libertà in un ambito strettamente economico. Il risultato è che la frattura tra l’ideale e la realtà, lo scontro tra il mondo ingenuo del giovane che vuol essere libero e la società borghese che vincola i suoi ideali di libertà al profitto, diventano sempre più burrascosi. I tragici destini di alcuni poeti romantici come Kleist e Novalis (che seguirono l'esempio di molti personaggi letterari e drammatici) sono davvero esemplari di questa tragica evoluzione non più solo poetico-letteraria, ma anche personale ed esistenziale.  

L'uomo perde insomma la sua naturalezza e "innocenza" con lo sfruttamento capitalistico del lavoro e diventa una marionetta (proprio come Charlot in "Tempi moderni") in balia di forze a lui oscure che lo "alienano" costringendolo a produrre oggetti che egli non conosce e non possiede. A partire da se stesso: non si "ha" più, non dispone più di se stesso, diventa un oggetto simile, anzi uguale ad una marionetta.

Gran parte della letteratura tedesca di questi anni esprime dunque un profondo senso di disagio, perché il mondo non è più naturale, ma dominato da forze economiche, convenzioni e processi produttivi che annientano la personalità umana. Può l'uomo, trasformato in una marionetta tragica dal sistema capitalistico che corrisponde all'operaio meno di quanto egli produce, quindi espropriandolo del prodotto del suo lavoro e santificando il "profitto" che diventa il motore e carburante di ogni processo economico, - può questa tragica marionetta risalire alla sua umanità perduta trasformando il movimento meccanico da cui è soggiogato e costretto nella catena produttiva, in un movimento "proprio" e dunque "spontaneo"?

Naturalmente i poeti spesso non perseguono obiettivi ideologici precisi e - come si suol dire - "ci arrivano d'istinto" alle grandi problematiche del proprio tempo. Marx del resto nasce sette anni dopo il suicidio di Kleist, avvenuto però appena un anno dopo la stesura del pamphlet "Sulla teoria delle marionette", in cui si dibattono proprio i temi qui segnalati: il movimento meccanico, l'alienazione, il recupero della naturalità e dello "stato di grazia" con la natura attraverso la rivendicazione della propria "intriseca" volontà (le forze fisiche che determinano il moto e l'equilibrio del corpo fatto di materia inerte della marionetta, la quale però, essendo un corpo soggetto alle leggi fisiche, contiene in principio la perfezione dinamica del movimento) imponendo la propria natura e le "proprie" leggi della fisica alla volontà e capacità di chi tira i fili.

Duccio Camerini trae dalla tematica kleistiana un denso, affascinante, surreale monologo in cui cerca dapprima di immedesimarsi in una marionetta che balla. Ma è troppo pingue, goffo, pesante e pure un po' ridicolo per riuscire nell'impresa di risultare "naturale" nei suoi movimenti, in altre parole è alienato dal suo stato corporeo.

E' a questo punto che la marionetta-Camerini esce da sé e prende ad approfondire il nocciolo ideologico della questione: l'uomo (marionetta) può tornare a se stesso dall'alienazione, raggiungere la bellezza e la grazia, una volta uscito da sé, come l'hegeliano spirito soggettivo che pone se stesso fuori di sé per poi tornare in sé dall'alienazione in cui riconosce l'oggetto come prodotto della sua attività?

Niente paura: il monologo di Camerini è colto, profondo, ma comprensibilissimo, come un dubbio appena sussurrato che si vuole insinuare nella coscienza dello spettatore. Il quale comincia a chiedersi interrogandosi sulla sua vita reale: sono veramente ciò che sono o devo fare in modo che il mio Io si riappropri dei fili della propria esistenza così che Io possa trasformarmi in una marionetta che si muove in armonia con se stessa e la natura, come se i fili non ci fossero?

Lo spettacolo di Camerini da Kleist conferma la validità e l'interesse suscitato dai Liberi Esperimenti Teatrali in scena alla Cometa Off di via della Robbia.

 

Teatro Cometa Off - via Luca della Robbia 47, Roma (zona Testaccio)

Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/57284637, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Biglietti: intero € 7.50, ridotto € 5, due spettacoli nella stessa sera € 10, tessera associativa € 2.50

Calendario della rassegna LET: LET - Liberi Esperimenti Teatrali 2012

 

Articolo di: Enrico Bernard

Grazie a: Valentina Venturi, Ufficio stampa LET Liberi Esperimenti Teatrali

Sul web: www.teatrodellacometa.it/off

 

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