Untitled, I will be there when you die - Teatro Palladium (Roma)

Scritto da  Sabato, 26 Ottobre 2013 

Il coreografo marchigiano Alessandro Sciarroni, magnetico artefice di ineffabili atmosfere ed imprevedibili panorami sensoriali, rifuggendo le categorie artistiche ed i linguaggi espressivi troppo rigidamente codificati, prosegue instancabile il suo percorso di ricerca, ostinatamente lontano dai confini che stoltamente continuano ad imbrigliare le discipline performative. Approda al Romaeuropa Festival "Untitled - I will be there when you die", secondo capitolo della trilogia con cui Sciarroni si prefigge di indagare i concetti di sforzo, costanza, impegno e resistenza fisica attraverso il contatto con territori e contesti apparentemente inconciliabili con la creazione teatrale.

 

 

 

 

 

 

 

 

UNTITLED - I WILL BE THERE WHEN YOU DIE
di Alessandro Sciarroni
con Lorenzo Crivellari, Edoardo Demontis, Victor Garmendia Torija, Pietro Selva Bonino
musica originale, suono, training Pablo Esbert Lilienfeld
disegno luci Rocco Giansante
cura tecnica Cosimo Maggini
consulenza drammaturgica Antonio Rinaldi, Peggy Olislaegers
osservazione dei processi creativi Matteo Ramponi
cura del progetto Lisa Gilardino
direttore di produzione Marta Morico
organizzazione Luana Milani
organizzazione casting Benedetta Morico
ufficio stampa Beatrice Giongo
produzione Teatro Stabile delle Marche - Corpoceleste_C.C.OO#
coproduzione Comune di Bassano del Grappa / Centro per la Scena Contemporanea, Biennale de la danse / Maison de la Danse de Lyon, AMAT, Mercat de les Flors/Graner (Barcelona), Dance Ireland (Dublin)
realizzato nell’ambito del progetto europeo Modul Dance promosso dall’'European Dancehouse Network con il sostegno del Programma Cultura 2007-13 dell’Unione Europea e di Centrale Fies e Santarcangelo dei Teatri 12 - 13 - 14 Festival Internazionale del Teatro in Piazza

 

 

"Will you still love me tomorrow?" costituisce il titolo di questo progetto triennale dedicato all'idea stessa di pratica performativa e alle sue molteplici possibili declinazioni e contaminazioni, un progetto strutturato dall'artista sambenedettese in "avvicinamenti" progressivi.
La prima tappa è stata esplorata con "Folk-s" - apprezzato nella scorsa stagione sempre nella cornice del Romaeuropa Festival - in cui ad un gruppo di danzatori contemporanei veniva chiesto di cimentarsi con qualcosa di completamente estraneo alla loro formazione, l'affascinante ed arcaica tradizione dello Schuhplattler, danza tipica del folklore bavarese e tirolese, sradicando questo ballo dal suo habitat naturale, feste e sagre popolari, per tradurlo in drammaturgia teatrale. Basilare in questo frangente diveniva l'immediata empatia instaurata tra pubblico e performers, dal momento che, secondo la regola prescritta dallo spettacolo, l'estenuante ballo ed il suo incedere sincopato ritmato dai colpi di mano sulle gambe e sulle scarpe avrebbero potuto terminare solamente allorchè l'ultimo spettatore avesse abbandonato la sala oppure l'ultimo danzatore avesse gettato la spugna esausto per il soverchiante sforzo fisico.
Il secondo capitolo del lavoro di sperimentazione coreutica e drammaturgica si connette all'esperienza precedente attraverso un duplice file rouge: da un lato l'opera di decontestualizzazione condotta su di una disciplina consuetamente estranea all'ambito teatrale istituzionale, la giocoleria, rivisitata per sfrondarla dai suoi intrinseci caratteri circensi e di pittoresco virtuosismo ed adattarla ad un più canonico luogo deputato alla rappresentazione; dall'altro il massiccio sforzo fisico e mentale richiesto ai quattro performer in scena - Lorenzo Crivellari, Edoardo Demontis, Victor Garmendia Torija e Pietro Selva Bonino -, sostenibile solamente grazie a persistente concentrazione e lucidità, allenamento costante ed entusiasta adesione al progetto. Un quartetto di protagonisti (costruito attraverso uno sfibrante processo di selezione ed una residenza laboratoriale svoltasi a Sant'Arcangelo di Romagna) che soggiace al regolamento ferreo imposto dall'ideatore del progetto e che progressivamente nel corso della reiterazione del lancio della clava, li vede tramutarsi da singoli individui in armonica collettività.
Alessandro Sciarroni in "Untitled" - il titolo cela un riferimento agli scatti fotografici dell'ultima dolente stagione artistica di Diane Arbus prima della drammatica scomparsa - si prefigge di restituire un vivido riflesso della fragilità dell'esistenza umana, conducendo gradualmente lo spettatore in un altrove, in una dimensione atemporale costruita con estrema delicatezza ed un perfetto equilibrio percettivo tra suggestioni visive e sonore. Mentre "Folk-s" era stato concepito come una performance composta "ad orecchio" assecondando il ritmo istintivo della danza, "Untitled - I will be there when you die" viene presentato piuttosto come un lavoro scritto privilegiando "la vista".
Su uno sfondo di un bianco lattescente ed asettico, si muovono i quattro giocolieri con iniziale titubanza, con i loro vestiti chiari e le candide clave a sottolineare l'ambientazione cromaticamente del tutto immacolata. Dapprima il lancio di un solo attrezzo sino a raggiungere altezze vertiginose consente loro di acquisire confidenza con il palcoscenico; il ritorno delle clave roteanti tra le loro solide mani scandisce questi istanti iniziali dello spettacolo e, a seconda delle diverse modalità di riafferrarle, con maggior decisione o assecondando il movimento con morbidezza, ne scaturisce un rintocco corposo oppure un fruscio più ovattato. Suoni che vengono prontamente campionati da Pablo Esbert Lilienfield, posizionato al lato del palcoscenico, e che, opportunamente rimodulati, combinati, intrecciati con vibranti passaggi di pianoforte costituiranno la partitura sonora dell'opera.
Ecco che istante dopo istante i movimenti dei quattro si avvicinano alla sincronia, i battiti che prima si rincorrevano disordinatamente ora procedono all'unisono adagiandosi sul tappeto musicale sintetico prodotto da Lilienfield; i cinquanta minuti di performance vedranno un susseguirsi di molteplici funambolici tricks (nel vocabolario degli artisti di strada, i diversi modi di lanciare la clava in aria) che prevederanno infinite variazioni di posizione e sequenza (o pattern).
L'errore non viene percepito come un'onta da nascondere o da evitare ad ogni costo: la probabilità, anzi la pressochè totale certezza che nel corso di questo viaggio le clave precipitino più volte rovinosamente a terra rappresenta qualcosa di pienamente metabolizzato e assodato; di fronte all'errore il performer non tenta di mascherarlo ma sembra quasi dilatarlo, sottolinearlo, con uno sguardo che coniuga mestizia e consapevolezza dell'ineluttabile fallibilità umana, verità che in questa circostanza trova una lapalissiana ed emozionante metafora.
In prossimità del finale si spezzerà la fino ad allora netta separazione tra i quattro performer, le traiettorie dei loro lanci prenderanno ad intersecarsi mentre loro si muovono agilmente sul palcoscenico; a questo mutamento delle dinamiche performative corrisponde una sorprendente trasformazione nelle luci - davvero pregevole ed attento ai dettagli il disegno luci curato da Rocco Giansante - che investono l'interazione giocosa dei protagonisti proiettando sul fondale coloratissime ombre iridescenti, dando vita così ad un'immagine di notevole impatto estetico.
Il pubblico del Teatro Palladium risponde entusiasticamente alla generosissima performance dei quattro giovani artisti, salutando loro ed il mentore-coreografo Sciarroni, nel frattempo sopraggiunto sul palcoscenico, con energici applausi. A questo punto non resta che attendere l'arrivo nei prossimi mesi del terzo e conclusivo capitolo del progetto "Will you still love me tomorrow?", che dovrebbe intitolarsi "S.P.O.R.T.": in questo caso l'intento dichiarato è quello di coinvolgere delle comunità di atleti e studiare con loro un inedito complesso di regole da sperimentare, studiare, giocare, praticare nel corso di performance che dovrebbero svolgersi all'interno di spazi solitamente adibiti alle discipline sportive, in modo da ottenere una duplice stimolante aderenza: quella tra performer ed interprete, e quella tra l'azione scenica e lo spazio in cui prende corpo.
Alessandro Sciarroni si conferma artista di inconfondibile ricercatezza nello scandagliare il reale, capace di coniugare danza, teatro, musica e arti performative con magistrale equilibrio, plasmando a partire dalla tradizione popolare o dal materialismo del quotidiano dei frammenti di cristallina, moderna, affascinante arte teatrale.

 

 

Teatro Palladium - piazza Bartolomeo Romano 8, Roma (zona Garbatella)
Per informazioni: telefono 06/45553050, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacolo: 23 ottobre, ore 21:00
Biglietti: da 15€ a 10€

 

 

Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Matteo Antonaci, Ufficio stampa Romaeuropa Festival
Sul web: www.alessandrosciarroni.it - http://romaeuropa.net

 

 

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