Una specie di Alaska - Teatro dell'Orologio (Roma)

Scritto da  Giovedì, 16 Ottobre 2014 

In scena dal 2009, Una specie di Alaska approda al Teatro dell'Orologio di Roma, dall'8 al 26 ottobre in sala Moretti, dopo anni di successo di pubblico e di critica.

 

Produzione Nidoriragno presenta
UNA SPECIE DI ALASKA
di Harold Pinter
progetto a cura di Valerio Binasco
con Sara Bertelà, Alessandro Accinni e Orietta Notari
scene Nicolas Bovay
costumi Catia Castellani

 

Era il 1982 quando il non ancora Premio Nobel per la letteratura Harold Pinter decise di dare vita a questo testo, colpito dalle incredibili vicende umane descritte dal neuropsichiatra Olivier Sacks contenute nella raccolta “Risvegli”, in cui il medico e scrittore inglese testimoniava i molti casi di un’epidemia neuropatica (encefalite letargica) che colpì il mondo per dieci anni, dal 1917 al 1927, fino a quando, nel 1969, non venne scoperto un farmaco L-dopa capace di ‘risvegliare’ i sensi (si scoprirà, poi, soltanto temporaneamente) di questi corpi oramai abbandonati. In questo testo ci racconta, in modo commovente ed estremo, il risveglio di una donna dopo ventinove anni di coma letargico.

Appena entrati nella piccola Sala Moretti del Teatro dell’Orologio, ci viene chiesto se vogliamo guardare lo spettacolo da un’altra prospettiva; in seguito alla mia risposta - “perché no?” - veniamo accompagnati sul palcoscenico, dove, lateralmente, sono state posizionate alcune sedie “di ventura”. Ci sediamo: guardiamo nella stessa direzione dei protagonisti, forse siamo noi stessi parte della partitura. Mentre il resto del pubblico prende posto, molti in platea e qualcuno accanto a noi, l’immagine sul palco ci induce al silenzio: sulla scena scura, buia, spiccano, illuminati da una luce giallastra e fissa, gli elementi ed i personaggi che ci accompagneranno per tutto lo spettacolo. Immobili, come in un fermo immagine, ci sono Alessandro Accinni, vestito in stile anni ’70, gli occhi persi ed impotenti davanti al tempo che passa inesorabile, al capezzale di Sara Bertelà, Deborah, che, stesa su un letto dallo schienale di ferro e coperta da un lenzuolo in una posizione innaturalmente rigida, rivolge il proprio sguardo fisso al vuoto davanti a sé.

Qualche istante di buio totale ci separa da quello che scopriremo essere il risveglio di Deborah; dialoghi in prima battuta didascalici e criptici, ci fanno scoprire a poco a poco la portata del dramma che la non più giovane donna sul palco sta per affrontare. Deborah è debole, stravolta, confusa: e non potrebbe essere altrimenti, dopo quasi 30 anni passati fuori dal mondo, in uno spazio bianco al di fuori della realtà conosciuta e del tempo, dove a riempire il vuoto ci sono solo specchi che si riflettono all’infinito e persone alle cui parole non si riesce a rispondere. Una specie di Alaska, insomma, terra lontana ed immensa, in cui il ghiaccio è il solo confine possibile. Ma c’è sempre un punto di rottura, un momento in cui il pack si frantuma e si sprofonda nelle acque ghiacciate: è il qui ed ora di Deborah, che dovrà affrontare una vita nuova, non meno terribile della morte.

Deborah è una donna matura, ma dentro di sé è ancora un’adolescente di 16 anni che aspetta con gioia la propria festa di compleanno, in preda al dolce piacere delle prime pulsioni sessuali. Dalla nostra visuale privilegiata siamo primi protagonisti del dialogo tra i personaggi e possiamo leggere la metamorfosi negli occhi della protagonista, prima intrepidi ed irrequieti, poi angosciati e sgranati di fronte ad una realtà del tutto cambiata, svuotata di presenze e di ricordi, in cui le figure del medico e della sorella maggiore sono gli unici punti di riferimento di un mondo oramai diventato estraneo ed irrecuperabile. E’ così che la gioia di una rinascita, viene attutita dal lutto del tempo definitivamente perduto e dalla sensazione, ahimé non tanto dissimile dalla realtà, di non avere più un proprio spazio e una propria collocazione.

La scenografia è spoglia e minimalista - sul palco un letto, due sedie, un tavolo dal colore azzurrastro tipico degli ambienti ospedalieri, una bottiglia d’acqua ed un bicchiere - così come le conversazioni sono aride e spezzettate, al di là dei flussi ininterrotti di pensiero della protagonista.

Bravissima Sara Bertelà nei panni di Deborah, prigioniera in un letto da cui è faticosissimo alzarsi anche soltanto per abbozzare qualche semplice passo di danza, dall’animo da ragazzina ma lo sguardo smarrito di donna adulta, perduta nel dilemma di accogliere o rinnegare l’opportunità di una seconda vita

Essenziale, struggente, coinvolgente e a tratti ironica, la regia di Binasco riesce a condensare l’essenza del testo di Pinter in 45 minuti di arte allo stato puro.

 

Teatro dell'Orologio (Sala Moretti) - via dei Filippini 17/a (Piazza Navona), Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6875550, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal mercoledì al sabato ore 21.15, domenica ore 17.45
Biglietti: intero €. 15,00, ridotto €. 12,00 (+ tessera annuale €. 3,00) Sala Orfeo e Sala Moretti; ingresso unico € 10,00 Sala Gassman

Articolo di: Serena Lena
Grazie a: Stefania D'Orazio, Ufficio stampa Teatro dell'Orologio
Sul web: www.teatrorologio.it

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