Una notte in Tunisia - Teatro Franco Parenti (Milano)

Scritto da  Francesco Mattana Sabato, 26 Gennaio 2013 

Dall’11 al 20 gennaio. La solitudine del potere è un ‘evergreen’ nella letteratura di tutti i tempi (dai tragediografi greci ad Alfred Jarry, passando naturalmente per l’irrinunciabile Shakespeare). Non è certo un caso: lo spettatore, non potendo identificarsi con un uomo all’apice della gloria, ritrova qualcosa di sé quando il mito scende dal piedistallo, e si confronta con le umane malinconie. Naturalmente dev’esserci qualcosa di epico in questa solitudine; non una tristezza di routine, ma un urlo ferino che scivola dall’anima, tenendo desta l’attenzione della sala. Bettino Craxi non è stato un uomo qualunque, di questo ne convengono anche i detrattori. Un carattere carismatico che ha ipnotizzato l’Italia per un decennio abbondante. Ma non è l’età dei fasti il centro della pièce; ad Hammamet, il trionfo di garofani nei congressi degli anni Ottanta era solo un lontano ricordo. Amarissimo, peraltro.

 

 

Produzione Teatro Franco Parenti
con la collaborazione de Gli Ipocriti presenta
UNA NOTTE IN TUNISIA
di Vitaliano Trevisan
con Alessandro Haber
e con Maria Ariis, Pietro Micci e Roberto Trifirò
uno spettacolo di Andrée Ruth Shammah
con la collaborazione di Barbara Petrecca per le scene e i costumi, Gigi Saccomandi per le luci, Yuval Avital per la scenografia sonora di "Mise en abime"
sperimentazione sonora realizzata da RAI-Direzione Strategie Tecnologiche con il CRIT di Torino e il CPTV di Milano
I cieli proiettati sul fondale sono di Pietro Guccione
regista assistente Federica Santambrogio
assistente allo spettacolo Anna de Bortoli

 

 

Tutto questo cappello introduttivo potrebbe anche non essere necessario. Nel senso che il protagonista in scena si chiama X: dietro quella X c’è una storia universale, applicabile a Craxi ma anche a mille altri casi di potere destituito dagli strascichi drammatici. Se putacaso uno spettatore non conoscesse il passato prossimo della storia italiana, rimarrebbe comunque colpito dalla messinscena.
Nessuno meglio di Thomas Bernhard avrebbe descritto gli ultimi giorni del Cinghiale. Ma c’è chi, come Vitaliano Trevisan, ha il talento per restituire le atmosfere del drammaturgo austriaco. Una notte in Tunisia è un gran bel testo bernhardiano: la cupezza, l’inquietudine avvolgente e senza redenzione sono i tratti distintivi dello spettacolo. Il pubblico teatrale, più esigente rispetto alla platea televisiva, non si accontenta della storiografia ufficiale, che parla di un lungo silenzio inattivo del Grande Capo all’altro capo del Mediterraneo. Troppo comodo liquidare così un personaggio tanto controverso. Il teatro è il luogo migliore per approfondire, molto meglio di un soporifero talk-show in cui tutti si parlano addosso. Qui parla solo Bettino. E per quanto l’alito della morte si faccia sentire nelle ossa, ha la forza per lanciare il suo risentito guanto di sfida. Borbottii stizziti contro quell’Italia che, a suo dire, ha amato ricevendo in cambio tonnellate di fango. Un leone addolorato per la condizione di cattività, ma con una memoria di ferro: ce li ha tutti stampati in faccia i volti di quelli che lo han tradito. Il sarcasmo gli è rimasto: impotente nell’agire, ma la lingua è bella affilata. Lo stile esagitato di Alessandro Haber per una volta lascia il posto alla dolente riflessività. Impeccabile, come sempre: il carisma è l’arma segreta che può sfoderare in qualsiasi ruolo. Altrettanto impeccabile Pietro Micci, nel ruolo del cerimonioso tuttofare Cecchin: l’aplomb con cui reagisce alle provocazioni del suo assistito è da manuale.
Pietro Guccione ha disegnato dei fondali che restituiscono, insieme a una colonna sonora fatta di lontani sussurri del mare, una tranquillità funerea. Un principio di quiete in attesa del riposo eterno che attende l’ex leader socialista. In molti hanno criticato la scelta registica di far leggere ad Haber il testo davanti a sé. In verità, Haber è talmente bravo che onestamente il particolare non si nota più di tanto. La recitazione è vitale, l’immedesimazione col personaggio è forte; l’attore bolognese fa anche uno sforzo mimetico, e non è uno sforzo invano, perché riemerge grazie alla sua interpretazione il temperamento pugnace di Craxi. La critica principale mossa allo spettacolo concerne la verbosità del protagonista, che si limita a parlare e a parlare in una messinscena troppo statica. Non si capisce però come un uomo reso malconcio dalla metastasi avrebbe potuto dimenarsi e fare le capriole in aria. Laddove il corpo capitola, rimane un cervello che rimesta tra i ricordi Semmai le critiche – beninteso, critiche costruttive - si possono rivolgere al lavoro nel suo complesso. Tutti questi elementi positivi che abbiamo elencato potevano essere amalgamati ancor meglio, questo è il bilancio conclusivo. Lo spettacolo non è perfetto, ma è perfettibile. E poiché ci mettono mano fior di professionisti (a cominciare dalla regista Andrée Ruth Shammah, motore del Parenti da quarant’anni), la speranza che nei prossimi allestimenti facciano ancora meglio è una certezza.

 

 

Teatro Franco Parenti (Sala Grande) – via Pier Lombardo 14, 20135 Milano
Per informazioni e prenotazioni:
telefono biglietteria 02/59995206, orari biglietteria dal lunedì alla domenica ore 10-19
Orario spettacoli: venerdì 11/01 ore 19.30; sabato 12/01 ore 19.30; domenica 13/01 ore 15.30; lunedì 14/01 ore 21.15; martedì 15/01 ore 21.15; mercoledì 16/01 ore 21.15; giovedì 17/01 riposo; da venerdì 18 a sabato 19 ore 21.15; domenica 20 ore 16.30
Biglietti: intero €32, over60/under25 €16, convenzioni €22 (le convenzioni non sono valide nei giorni di venerdì e sabato)
Durata: 100 minuti

 


Articolo di: Francesco Mattana
Grazie a: Francesco Malcangio, Ufficio stampa Teatro Franco Parenti
Sul web: www.teatrofrancoparenti.com


 

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