Una giovinezza enormemente giovane - Piccolo Teatro Grassi (Milano)

Scritto da  Martedì, 21 Ottobre 2014 

Sul palco del Piccolo di Milano, sino al 26 ottobre, Roberto Herlitzka rende omaggio, con un monologo molto evocativo, a Pier Paolo Pasolini, grande intellettuale, scrittore, poeta, autore, regista cinematografico e teatrale italiano, nato a Bologna nel 1922 ed ucciso ad Ostia, presso Roma, nel 1975. Gianni Borgna, scomparso da qualche mese, amico di Pasolini, ne firma il testo, una rielaborazione del suo pensiero e della sua opera. Antonio Calenda cura la regia.

  

UNA GIOVINEZZA ENORMEMENTE GIOVANE
di Gianni Borgna
ispirato a testi di Pier Paolo Pasolini
con Roberto Herlitzka
regia Antonio Calenda
scene Paolo Giovanazzi
luci Nino Napoletano
produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia
in collaborazione con Mittelfest 2013
lo spettacolo va in scena grazie al sostegno della Fondazione CRTrieste



Ci sono voci che, anche da morte, continuano a vivere. Ma ora, che i corpi sono morti, uccisi, assassinati, non risultano più oscure e profetiche, ma chiare, come la visione della società in tutti i suoi aspetti che questi “morti” avevano già in vita. Perché morti non sono coloro che non possono più comunicare, ma coloro che non possono più essere compresi, come diceva Pier Paolo Pasolini, che di comprensione, in vita, ne aveva avuta poca. Lui, che viveva nella storia e non nella miopia della cronaca; che vedeva come “l 'Italia stesse marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo”; che agitava le coscienze avvertendole che “prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo”; che sentiva come la borghesia e la sua economia stessero conquistando il mondo, lo stessero unificando conducendolo verso l’omologazione e il pensiero unico, quando ancora non si parlava di globalizzazione.

A terra, sul palco, un corpo semi svestito resta immobile sulla sabbia durante tutto il monologo di Herlitzka. E’ il corpo di Pasolini, assassinato nella notte tra l’1 e il 2 novembre 1975 all’idroscalo di Ostia. Tutto intorno è scuro: lo sfondo, la rete, le canne leggere che vi si appoggiano, i barili, quelli di benzina che i bambini della mia generazione hanno visto spesso dai benzinai e che ora invece sono scomparsi. Non è scomparsa però, l’importanza del petrolio, che Pasolini già considerava sinonimo di denaro e quindi di potere, di stragi, di guerre, al punto da intitolare “Petrolio” il suo ultimo libro restato incompiuto e pubblicato postumo.

Perché già agli inizi del ‘70 l’economia, e di conseguenza la politica del mondo, ruotano attorno al petrolio. Herlitzka parla, come fosse Pasolini, tornato per un attimo fra noi, a ricordarci, con pacatezza, quello che lucidamente aveva visto: l ‘Eni, madre dei fondi neri; l’Enimont; Mattei e il suo coraggio di mettersi contro le sette sorelle; Cefis, rispettabilissimo signore borghese, sostenitore della qualità più che della quantità (il fascismo è il consumismo), forse manovrato dalla Cia e forse, chissà, a conoscenza dell’eliminazione di Mattei; la visione della strage alla stazione, anticipatoria di quella, reale, del 2 agosto a Bologna. Perché sangue chiama sangue. E alla politica criminale seguono le stragi di estremismi opposti.

Sottolinea l’errore di non aver cercato il dialogo con i ragazzi fascisti, considerati rappresentanti inevitabili del male, perché in mezzo ai due gruppi si è infiltrata la produzione sfrenata, il consumismo, che genera un’umanità nevrotica, ansiosa di soddisfare il bisogno senza fine, creato appositamente, che appiattisce le differenze tra le classi, tra i gruppi politici, creando figli imitatori e larvali della borghesia. Ma se la politica è asservita all’intrigo (inciucio diremmo oggi) e alla corruzione (tangentopoli, visione o incubo?), e rende schiava l’economia (o forse anche il contrario), essa non impedisce lo sviluppo, che è solo rallentato. E quindi, malgrado la tragedia…tutti decidono che si continui come prima.

All’interno dello spettacolo, oltre ai versi del testamento e a “Patmos”, alcune poesie in friulano, lingua materna che rendeva per Pasolini l’onesta e la semplicità cristiana di quel mondo contadino sconvolto dalla guerra, che lui conosceva bene.

Per chi rammenta la storia di quegli anni e ama tracciare i collegamenti con la nostra di oggi, lo spettacolo è un grande affresco evocativo. Risulta invece di lettura piuttosto difficile, per chi non ne è a conoscenza e la considera solo come una successione di parentesi.

 

Piccolo Teatro Grassi - via Rovello 2, Milano (M1 Cordusio)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 848800304
Orario spettacoli: martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16; lunedì riposo
Biglietti: platea 33 euro, balconata 26 euro
Durata: 1 ora e 10 minuti senza intervallo

Articolo di: Raffaella Roversi
Grazie a: Valentina Cravino, Ufficio stampa Piccolo Teatro di Milano
Sul web: www.piccoloteatro.org

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