Una giornata qualunque del danzatore Gregorio Samsa - Triennale Teatro dell'Arte (Milano)

Scritto da  Sabato, 02 Febbraio 2019 

“Una giornata qualunque del danzatore Gregorio Samsa” è lo spettacolo presentato dal 24 al 27 gennaio al Triennale Teatro dell’Arte di Milano, con Lorenzo Gleijeses nel personaggio del danzatore. Eugenio Barba, fondatore e direttore dell'Odin Teatret, condivide per l’occasione la regia e la drammaturgia con Gleijeses e Julia Varley. Gli oggetti che compaiono in scena sono di Michele Di Stefano (Leone d’Argento alla Biennale di Venezia 2014); la consulenza sulla drammaturgia è di Chiara Lagani (drammaturga e attrice della compagnia Fanny & Alexander).

 

UNA GIORNATA QUALUNQUE DEL DANZATORE GREGORIO SAMSA
con Lorenzo Gleijeses
drammaturgia e regia Eugenio Barba, Lorenzo Gleijeses e Julia Varley
suono e luci Mirto Baliani
voci off Eugenio Barba, Geppy Gleijeses, Maria Alberta Navello, Julia Varley
assistente alla regia Manolo Muoio
consulenza drammaturgica Chiara Lagani
spazio scenico Roberto Crea
oggetti coreografici frutto di un incontro con Michele Di Stefano per il progetto 58° Parallelo Nord
produzione TPE Teatro Piemonte Europa, Nordisk Teaterlaboratorium, Gitiesse Artisti Riuniti

 

Lo spettacolo descrive, come anticipato dal titolo, una giornata qualunque del danzatore Gregorio Samsa. Il riferimento specifico al Gregorio Samsa delle Metamorfosi di Kafka, si mescola con elementi autobiografici dello scrittore e con la quotidianità di un giovane artista che in scena è Lorenzo Gleijeses. In realtà tutte le sue giornate sono ormai molto simili tra loro.

Perché Gregorio resta quasi sempre chiuso nella sua stanza. La scena, tranne quella iniziale che si svolge sul palco di un teatro, resta poi sempre invariata e ricostruisce la stanza del giovane uomo. Il mondo è fuori con i suoi rumori, le sue voci, le sirene angoscianti, le paure, le accelerazioni. Gregorio non arriva a capirlo né a indirizzare la sua vita verso una direzione; per questo si rintana, come un topo, come un insetto, nella sua stanza. Finirai col diventare un insetto, gli ha gridato il padre.

É con lui che ha cominciato purtroppo a far teatro. Il padre è un grande artista che non lo ha mai considerato, l'ha sempre umiliato, gli ha gridato il suo rifiuto. Sul palco del teatro dove si è esercitato inizialmente, una piccola luce ha illuminato, per un istante, i suoi passi e alcune parti del suo corpo. Ma la voce derisoria del padre ha portato buio sul suo divenire.

Da allora Gregorio si è chiuso in stanza e prova senza sosta gli stessi movimenti. Sembrano quelli di un burattino mosso da fili invisibili. C'è reazione in essi, rabbia, sfiducia, non azione, né armonia. Ogni tanto si ode la voce di qualcuno registrata sulla segreteria. É la sua ragazza che lo esorta ad uscire o la sua psicologa che cancella il loro appuntamento.

Lorenzo Gleijeses resta solo a provare sino allo sfinimento, passi di danza. Unica compagnia è un aspirapolvere senza fili, un oggetto tondo, elettrico, che con pervicacia percorre, con lentezza, la stanza. A fine spettacolo l'attore chiederà un applauso per quel silenzioso compagno. La musica di Mirto Baliani scandisce o accompagna la recitazione.

In scena i movimenti si ripetono uguali. Il danzatore talvolta si ferma, prende il telefono. Vorrebbe provare a parlare col padre. Prova a registrare messaggi: sono io papà. Mi chiedi se ho paura di te ed io non so risponderti perché ho paura di te e la paura si basa su tanti dettagli...Ma poi riattacca, e continua a provare i soliti passi di danza.

Ed è una danza a scatti, movimenti dettati dalla sofferenza, dalla ricerca di approvazione, dalla necessità di dimostrare. L'incubo ricorrente è la sua metamorfosi in insetto e la sveglia non sentita il giorno del debutto.

Lo spettacolo rende l'atmosfera claustrofobica della stanza e del piccolo mondo del danzatore che gli si stringe sempre più intorno al punto da implodere. La musica subisce un'accelerazione, le luci si frantumano, mentre la sua personalità va verso la destrutturazione. É li che inizia la fuga.

Il progetto è prodotto direttamente - insieme a Fondazione TPE e Gitiesse Artisti Riuniti - dal Nordisk Teaterlaboratorium, la branca produttiva dell’Odin Teatret, che dal 1964 fino a oggi si è incaricata della produzione di tutti gli spettacoli con la regia del maestro.

 

Triennale Teatro dell'Arte - Viale Alemagna 6, 20121 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02 72434258, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da giovedì a sabato ore 20, domenica ore 16
Biglietti: 22 euro (intero) / 16 euro (ridotto under 30/over 65/gruppi) / 11 euro (ridotto studenti)
Durata spettacolo: 70 minuti

Articolo di: Raffaella Roversi
Grazie a: Matteo Torterolo, Ufficio stampa Triennale Teatro dell’Arte
Sul web: www.triennale.org/teatro

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