Una festa esagerata! - Teatro Diana (Napoli)

Scritto da  Martedì, 21 Novembre 2017 

Dal 15 novembre al 3 dicembre. Vincenzo Salemme torna al Teatro Diana con “Una festa esagerata!”, raccontando le ipocrisie dell’animo umano in chiave ironica e con una nota di sarcasmo che fa riflettere sui comportamenti e sulle relazioni interpersonali. Una pièce che analizza crudelmente e senza peli sulla lingua a quale paradosso sia capace di arrivare l’uomo pur di raggiungere i propri scopi.

 

UNA FESTA ESAGERATA!
scritto, diretto ed interpretato da Vincenzo Salemme
con Nicola Acunzo, Vincenzo Borrino, Antonella Cioli, Sergio D'auria, Teresa Del Vecchio, Antonio Guerriero, Giovanni Ribò, Mirea Flavia Stellato
scene Alessandro Chiti
costumi Francesca Romano Scudiero
musiche Antonio Boccia
disegno luci Francesco Adinolfi

 

Ritorna dopo circa un anno dal debutto lo spettacolo “Una festa esagerata!”, la commedia scritta, diretta ed interpretata da Vincenzo Salemme che ha totalizzato nell’ultimo anno un record di presenze su tutto il territorio italiano pressappoco impressionante. Ed è questo stesso spettacolo che ritorna al Teatro Diana, ente teatrale qui impegnato anche nella produzione, registrando un nuovo sold out di sbigliettamenti già dalla prima replica di mercoledì 15 novembre e con dinanzi a sé ben tre settimane di repliche fino al 3 dicembre.

Lo spettacolo di Salemme non delude le aspettative dei numerosi spettatori accorsi a vedere il famoso comico napoletano, che negli ultimi anni ha collezionato una serie di successi legati a felicissime commedie da lui sempre scritte e dirette, che sono riuscite ad unire all’elemento comico quello della riflessione sull’attualità, dalla classica commedia di fraintendimenti che affonda le sue radici nel teatro scarpettiano, alla amara contestualizzazione di un fenomeno, di una verità che ci pone di fronte all’assurdità del mondo in cui viviamo.

Nella commedia in scena al Teatro Diana, la festa esagerata cui allude il titolo fa riferimento alla festa dei 18 anni della figlia del protagonista, interpretato appunto da Salemme, piccolo imprenditore edile appartenente alla media borghesia, ambientando gli avvenimenti in un palazzo della Napoli bene. Gli sfarzosi preparativi della moglie, portata in scena da una Teresa Del Vecchio davvero in forma, vengono stravolti allorquando la famiglia riceverà la notizia della scomparsa dell’anziano signore che abita al piano di sotto. Ecco che quindi ci si trova di fronte alla necessità di comprendere la situazione reale e di procrastinare i festeggiamenti per la maggiore età della figlia. Ma tale evidenza viene paradossalmente stravolta a sua volta dalla figlia e dalla moglie di Salemme che, desiderose di festeggiare comunque dopo aver convocato ben 84 invitati, non vogliono assolutamente rinunziare a tale avvenimento, né tantomeno far arrivare gli invitati facendoli passare per il portone mezzo chiuso ed il drappo nero steso nell’ingresso comune. Salemme si troverà dunque a dover “negoziare” con la figlia del defunto per convincerla a dare la notizia della scomparsa del padre solo alla fine dei festeggiamenti, personaggio, quest’ultimo, anch’esso particolarmente insolito a causa dei suoi esaurimenti nervosi e di un’antipatia malcelata nei confronti dello sfortunato protagonista.

Ne consegue una serie di gag in cui Salemme orchestra saggiamente i personaggi presenti sulla scena, con una drammaturgia leggera nella maggior parte della commedia che si fa man mano più riflessiva verso i momenti finali dello spettacolo. Salemme mostra l’ipocrisia dell’animo umano, con un ritratto della società piccolo borghese italiana fatta di sorrisi che nascondono spesso un commento caustico e spietato nei confronti del prossimo, della volontà di raggiungere i propri obiettivi sacrificando l’apparente generosità e l’altruismo che dovrebbe accomunare degli inquilini di uno stabile.

Volevo parlare delle cosiddette persone normali, di coloro che vivono nascondendosi dietro lo scudo delle convenzioni, coloro che vivono le relazioni sociali usando il codice dell’ipocrisia come unica strada per la sopravvivenza. Sopravvivenza alle “chiacchiere”, alle “voci”, ai sussurri pettegoli e sospettosi dei vicini. E sì, perché io vedo la nostra enorme piccola borghesia come un grande condominio, fatto di vicini che si prestano lo zucchero, il termometro e si scambiano i saluti ma che, al contempo, sono pronti a tradirsi, abbandonarsi e, in qualche caso estremo, anche a condannarsi a vicenda”, dice Salemme.

Il paradosso nel quale il protagonista si vede coinvolto lo spinge nello spettacolo al punto tale di decidere di accettare la realtà che lo circonda, ma in maniera insolita: attorniato da personaggi che non dichiarano la morte dei genitori solo per intascarsi la loro pensione, o che si fingono extracomunitari per avere delle agevolazioni fiscali, il piccolo imprenditore si trova di fronte ad un bivio, scegliere anch’egli la disonestà o il silenzio. E, solo fingendosi malato in sedia a rotelle, pur essendo completamente guarito in seguito ad un coma, egli deciderà di fingersi incapace di intendere e di volere pur di non essere nuovamente coinvolto in una realtà che non gli appartiene, fatta di ipocrisie e di falsità in cui il protagonista riesce a sopravvivere solo grazie alla sua finzione, alla recita quotidiana che lo fa sembrare stupido e deriso da tutti per il solo fatto di aver compreso la realtà meglio del piccolo, gretto universo di persone che lo circonda.


Teatro Diana - Via Luca Giordano 64, Napoli
Per informazioni e prenotazioni: telefono 081/5567527 - 081/5784978
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 18, lunedì riposo (venerdì 1 dicembre ore 17.30)
Biglietti: martedì, mercoledì, giovedì e venerdì 1 dicembre ore 17.30: poltrona € 32 + € 3, poltroncina € 25 + € 3, galleria € 20 + € 3; venerdì (tranne 1 dicembre), sabato e domenica: poltrona € 37 + € 3, poltroncina € 32 + € 3, galleria € 27 + € 3

Articolo di: Francesco Gaudiosi
Foto di: Federico Riva
Grazie a: Claudia Mirra, Ufficio stampa Teatro Diana
Sul web: www.teatrodiana.it

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