Una casa di bambola - Teatro Argentina (Roma)

Scritto da  Mercoledì, 22 Febbraio 2017 

Si rinnova nel segno di Henrik Ibsen il riuscitissimo sodalizio artistico tra l’istrionico Filippo Timi e la ricercata cifra registica di Andrée Ruth Shammah, direttrice del Teatro Franco Parenti che in questa circostanza firma anche traduzione e adattamento del capolavoro norvegese del 1879. Sullo sfondo dell’elegante e claustrofobico spazio scenico concepito da Gian Maurizio Fercioni, un sontuoso appartamento borghese dietro il cui decoro rosa antico si annida la putredine di menzogna, solitudine, incomprensione e silenzi, deflagra il dramma di Nora e Torvald Helmer: un funambolico Timi veste i ruoli di tutti i personaggi maschili principali, mentre la tormentata eroina ibseniana è incarnata magistralmente da una sensibile, intensa, vibrante Marina Rocco.

 

Produzione Teatro Franco Parenti/Fondazione Teatro della Toscana presenta
UNA CASA DI BAMBOLA
di Henrik Ibsen
traduzione, adattamento e regia di Andrée Ruth Shammah
con Filippo Timi, Marina Rocco (nel ruolo di Nora),
con la partecipazione di Mariella Valentini
e con Andrea Soffiantini, Marco De Bella, Angelica Gavinelli, Elena Orsini, Paola Senatore
spazio scenico Gian Maurizio Fercioni
elementi scenici Barbara Petrecca
costumi Fabio Zambernardi in collaborazione con Lawrence Steele
luci Gigi Saccomandi
musiche Michele Tadini
aiuto regista Benedetta Frigerio
assistente allo spettacolo Diletta Ferruzzi
direttore dell’allestimento Alberto Accalai
pittore scenografo Santino Croci
direttore di scena Marco Pirola
macchinista costruttore Tommaso Serra
elettricisti Domenico Ferrari, Gianni Gajardo
fonico Matteo Simonetta
responsabile sartoria Franco Parenti Simona Dondoni
sarta Caterina Airoldi
produzione Maria Zinno
assistente di produzione Caterina Floramo
scene costruite presso il laboratorio del Teatro Franco Parenti e FM Scenografia
si ringraziano Susanna Beltrami e Francesca Gilardi Quadrio Curzio

 

Una casa di bambolaE’ trascorso quasi un secolo e mezzo dalla sua stesura, ma “Casa di bambola” preserva assolutamente intatta la sua carica di dirompente modernità, la capacità di investigare tutto ciò che viene occultato al vaglio rigoroso della coscienza, segreti taciuti e fragilità inconfessabili, lungo i sentieri irti di asperità del rapporto tra identità maschile e femminile. La prospettiva di lettura di questo dramma borghese proposta da Andrée Ruth Shammah si concentra proprio sull’implosione dell’ archetipo maschile contemporaneo, inadeguato a confrontarsi con la complessità psicologica, l’ingegno multiforme e l’insopprimibile desiderio di libertà ed emancipazione che sempre più animano l’universo femminino.

Ecco dunque che Filippo Timi abbandona in questo lavoro il florilegio di eccentrici escamotage e accattivanti trovate ad effetto che avevano tempestato le sue precedenti interpretazioni - da “Favola”al “Don Giovanni”, sino ad arrivare all’ “Amleto2” - per ripiegarsi in una riflessione di carattere maggiormente introspettivo, condotta attraversando l’avvilente grigiore dei tre monoliti maschili che tentano di intrappolare l’ingenuo spirito vitalistico dell’ “allodola” Nora, magnificamente declinata in tutte le sue sfaccettature da una Marina Rocco in stato di grazia.

Ci ritroviamo così proiettati nell’intimità di casa Helmer, alla vigilia di un Natale che si rivelerà foriero di ostiche rivelazioni piuttosto che di rasserenante calore familiare: la cinguettante Nora è impegnata nell’allestire sfavillanti decorazioni, subito dopo aver generosamente sperperato danari per acquistare regali per i bimbi, la servitù ed il marito Torvald, non senza essersi segretamente accaparrata i deliziosi amaretti di cui va ghiotta - e che le sono fermamente proibiti dall’algido sposo. Quest’ultimo la considera alla stregua di una deliziosa bambolina, oggetto meramente decorativo senza concretezza, senza un proprio punto di vista degno di attenzione, da erudire e guidare con mano sapiente attraverso le difficoltà del mondo esterno; l’integerrimo avvocato in carriera è completamente rapito dai preparativi per il prestigioso incarico di direttore della banca del paese che assumerà di lì a qualche giorno, immerso tra libri contabili e organigrammi aziendali.

Una casa di bambolaTutto sembra apparentemente sereno ma in questo innevato Natale sta per abbattersi sugli Helmer una bufera devastante. Dapprima arriva inaspettata la visita di Cristina Linde, amica di lunga data di Nora in turbolente difficoltà economiche dopo essere rimasta vedova, davanti alla quale la garrula padrona di casa si pavoneggia per quanto la sorte le abbia arriso e per la posizione di potere raggiunta da Torvald, con il quale promette di intercedere per sollevare l’amica devota dai suoi opprimenti disagi. Così sarà, visto che Torvald acconsentirà a concederle il posto di lavoro da cui sta per scacciare l’impenetrabile procuratore Krogstad, macchiatosi di disonestà e nefandezze che lo rendono totalmente inaccettabile dinanzi alla cristallina moralità dell’intransigente neo-direttore. Peccato che però questo licenziamento innescherà una drammatica reazione a catena: Krogstad ha difatti in passato elargito del denaro a Nora per permetterle di organizzare un dispendioso viaggio in Italia, necessario per risollevare la salute compromessa di Torvald, e l’usuraio, il cui debito non è stato ancora pienamente saldato, minaccia di rivelare questo imbarazzante segreto all’avvocato, andando a compromettere potenzialmente la loro armonia coniugale. A nulla serviranno le accorate preghiere di Nora, né l’intercessione della signora Linde, un tempo amante di Krogstad, o il supporto premuroso del dottor Rank, segretamente innamorato di Nora: il segreto sarà infatti disvelato da una lettera sciagurata a partire dalla quale le apparenze del legame d’ amore e fiducia reciproca tra Nora e Torvald crolleranno inesorabilmente in frantumi; sebbene il ricatto sarà districato e le minacce incombenti risulteranno pacificate, nulla potrà essere più come prima, poiché Nora ha preso finalmente coscienza delle sue aspirazioni neglette, dell’inconsistenza del suo flebile legame affettivo, della volontà insopprimibile di abbandonare gli orpelli della casa di bambola che l’ha sinora ingabbiata. Dinanzi a lei la ricerca di libertà, autenticità e realizzazione personale, di un’identità che trascenda dal suo ruolo di madre attenta e moglie vezzeggiata e risponda finalmente alle sue esigenze troppo a lungo ignorate.

Una casa di bambolaLa rilettura di Andrée Ruth Shammah dell’opera teatrale ibseniana sposta l’orizzonte dalla consueta visione vittimistica di una protagonista soffocata da una condizione sociale asfissiante e da leggi che in definitiva si frappongono tra lei e i suoi bisogni più intimi, ritraendola al contrario sin dall’incipit con connotati psicologici antitetici; tra le sue fragilità si annidano una scaltrezza ed una capacità manipolatoria tali da accentuare la straordinaria modernità ed il fascino di questo personaggio. L’ articolato intreccio viene dipanato da una regia incalzante e moderna, che asciuga i manierismi ed attenua le parentesi di denuncia sociale del testo, per sprofondare piuttosto nei meandri di conflitti relazionali da tenere rigorosamente confinati tra le mura casalinghe, con un ritmo serrato contrappuntato da machiavellici inganni, torbidi intrighi, inattese rivelazioni e repentini cambi di prospettiva che avvincono con decisione lo spettatore. Il dramma borghese ibseniano viene così denudato sino ad emergere in tutta la sua crudezza e modernità.

Di grande atmosfera l’assetto scenografico disegnato con elegante maestria da Gian Maurizio Fercioni, con elementi scenici curati da Barbara Petrecca e le sempre preziose luci di Gigi Saccomandi: lo sfarzoso interno della residenza tardo-ottocentesca dei protagonisti viene vivisezionato ed esposto nelle sue strutture portanti, in modo da presentare sul palcoscenico in contemporanea più ambienti dell’abitazione: in primo piano il fastoso salotto luogo di incontri, dispute e confessioni, sullo sfondo l’ingresso e lo studio di Torvald, sulla destra, solamente suggerite, le stanze più intime deputate agli affetti familiari, dove i giochi fantasiosi dei bimbi si intrecciano alla devota operosità delle domestiche. Meravigliosi i costumi curati da Fabio Zambernardi in collaborazione con Lawrence Steele, dai cappotti, pastrani e completi formali dei plumbei personaggi maschili alla ricercatezza leggiadra dei dettagli degli abiti femminili, sino al meraviglioso abito color rosso pompeiano che accompagnerà Nora nella sua volitiva fuga verso la libertà (evidentemente simbolico il repentino passaggio dai colori pastello dell’ingabbiamento nelle convenzioni borghesi al fulgido rosso della conclusiva presa di coscienza).

Una casa di bambolaIntenso e carismatico Filippo Timi, per questa interpretazione asciutta e calibrata che, nonostante il trasformismo richiesto dal vestire contemporaneamente i panni di tre personaggi, sorprende piuttosto per l’abbandono del consueto spirito da mattatore e per l’emozionante ricchezza di accenti. Perfetta è Marina Rocco nel ruolo di una Nora solo apparentemente sprovveduta e civettuola, ma in realtà astuta nelle arti manipolatorie e sempre più consapevole delle proprie potenzialità con l’incedere della narrazione; una prova d’attrice davvero convincente, forse la più a fuoco tra le numerosissime in cui l’abbiamo vista impegnata, nella sua poliedrica carriera divisa tra assi del palcoscenico, schermo cinematografico e tubo catodico. Solida ed incisiva anche l’interpretazione di Mariella Valentini nei panni della volitiva Cristina Linde.

“Una casa di bambola”, dopo la calorosissima accoglienza a suon di sold out tributata dal pubblico romano del Teatro Argentina, è ora in scena al Teatro Bellini di Napoli fino al 26 febbraio, per poi tornare lì dove il progetto è stato concepito e sviluppato, il Teatro Franco Parenti di Milano (dal 28 febbraio al 12 marzo) ed infine chiudere la tournée a Perugia (Teatro Morlacchi, dal 14 al 19 marzo), Torino (Teatro Carignano, dal 21 marzo al 2 aprile) e Genova (Teatro Stabile, dal 4 al 9 aprile).


Teatro Argentina - Largo di Torre Argentina 52, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06.684.000.346 (ufficio promozione) - 06.684.000.311 (biglietteria), mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Biglietteria: telefono 06/684000311/314 (ore 10-14/15-19 lunedì riposo), vendita on-line www.vivaticket.it
Orario spettacoli: prima ore 21, martedì e venerdì ore 21 , mercoledì e sabato ore 19, giovedì e domenica ore 17, lunedì riposo
Durata spettacolo: 2 ore e 40 minuti più intervallo

Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net

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