Un uomo inesprimibile - Villa Piccolomini (Roma)

Scritto da  Sabato, 27 Febbraio 2016 

Nella suggestiva cornice di Villa Piccolomini, gli allievi del II e III anno del Corso di Regia dell’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica Silvio D’Amico presentano, guidati dal Maestro Giorgio Barberio Corsetti, quattro studi su Kleist, poeta e drammaturgo tedesco dalla vita tormentata. Attraverso uno spettacolo itinerante all’interno della Villa, lo spettatore segue l’interessante percorso di vita di Kleist attraverso i suoi scritti e tre delle sue opere teatrali.

 

UN UOMO INESPRIMIBILE
4 studi su Kleist
a cura di Giorgio Barberio Corsetti
impianto scenico di Bruno Buonincontri
supervisione ai costumi Gianluca Falaschi
luci di Sergio Ciattaglia

Studio su
PENTHESILEA
allievo regista II anno Carmelo Alù
con Francesca Pasquini, Cristina Pelliccia e gli allievi del II anno
Liliana Bottone, Jessica Cortini, Alice Generali, Eugenio Mastrandrea

Studio su
IL PRINCIPE DI HOMBURG
allievo regista II anno Raffaele Bartoli
con Elena Crucianelli, Gianluca Pantosti e gli allievi del II anno
Marco Celli, Gabriele Cicirello, Renato Civello, Angelo Galdi, Paolo Marconi, Elisa Novembrini

Studio sull’epistolario
POTESSE TUTTO IL MONDO VEDERMI NEL CUORE
allievo regista III anno Lorenzo Collalti
con Arianna Di Stefano e gli allievi del II anno
Grazia Capraro, Eugenia Faustini, Emanuele Linfatti, Camilla Tagliaferri, Luca Vassos

Studio su
LA FAMIGLIA SCHROFFENSTEIN
allievo regista III anno Mario Scandale
con Stefano Scialanga, Giulia Trippetta e gli allievi del II anno e III anno
Irene Ciani, Francesco Cotroneo, Adalgisa Manfrida, Michele Ragno, Riccardo Ricobello, Luca Tanganelli, Barbara Venturato



Uno spettacolo a quattro voci per indagare il vissuto e la poetica di Heinrich von Kleist, combattuto da un forte dissidio interiore che lo portò al suicidio nel 1811, insieme alla sua amica, Henriette Vogel. La scrittura di Kleist incarna la sua visione della vita, l’impossibilità di trovare il proprio posto nel mondo: i suoi personaggi abitano una dimensione sospesa tra realtà e sogno, sono dominati dal dubbio, marionette appese ai fili del destino, come dirà nel suo saggio Sul teatro delle marionette.

Grazie al coordinamento del regista Giorgio Barberio Corsetti, i quattro allievi registi selezionano, adattano e mettono in scena, con l’interpretazione degli allievi attori del II anno e di alcuni allievi diplomati, tre testi di Kleist che, insieme agli scritti personali del poeta, tracciano un preciso ritratto dell’autore tedesco.

La famiglia Schroffenstein rappresenta una rilettura di Romeo e Giulietta, in una visione ancor più drammatica e macabra, in cui i padri diventano i carnefici dei propri figli. L’allievo regista Mario Scandale punta su una scenografia quasi geometrica che delinea i confini tra le famiglie rivali e inserisce la figura del narratore, dall’immancabile eco shakespeariana.

Penthesilea stravolge il mito classico, unendo spasmodicamente amore, follia e morte, in una versione rifiutata dai contemporanei di Kleist e rivalutata solo nel primo Novecento per la sua modernità. Nella regia di Carmelo Alù emerge con forza la passione estrema della protagonista, la pazzia che la porta all’annullamento di se stessa e dell’amato.

Il principe di Homburg è l’ultima opera teatrale di Kleist, considerata il suo capolavoro, quella che probabilmente più di tutte evoca la profondità del suo pensiero. Raffaele Bartoli, con la sua regia essenziale e pulita, si sofferma sulle emozioni del protagonista, puntando su un finale ambiguo, che insinua nel pubblico quello stesso senso di incertezza che caratterizza la vita e la composizione di Kleist.

Le tre opere si alternano a frammenti della vita dell’autore, tratte dal suo epistolario e adattate in chiave drammaturgica dall’allievo regista Lorenzo Collalti, che conduce lo spettatore nella dimensione dell’epoca, grazie non solo all’eleganza della location e dei costumi, ma anche all’interpretazione dei protagonisti, Emanuele Linfatti (Kleist) e Grazia Capraro (Henriette Vogel), la cui prova, intima e delicata, risulta molto convincente.

In altri casi, invece, viene a mancare l’empatia con i personaggi: la rigidità del metodo accademico e la poca esperienza dei giovani attori, rendono l’attenzione alla tecnica più evidente dell’emozione. Decisamente interessante l’idea di frazionare lo spettacolo in varie tappe negli spazi di Villa Piccolomini, per ingannare sapientemente la lunga durata della pièce e per regalare allo spettatore un percorso di sofisticata bellezza.

 

Villa Piccolomini - via Aurelia Antica 164. Roma
Orario spettacoli: dal 23 al 29 febbraio, ore 20
L’ingresso è gratuito ed è consentito sino ad esaurimento posti
Prenotazione obbligatoria al numero 366 6815543, attivo dal 16 Febbraio dal lunedì al venerdì nei seguenti orari: 10.30-13.00 e 14.00-16.00

Articolo di: Chiara Bencivenga
Foto di: Tommaso Le Pera
Grazie a: Ufficio Stampa Alma Daddario & Nicoletta Chiorri
Sul web: www.accademiasilviodamico.it

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