Un uomo è un uomo - Teatro Trastevere (Roma)

Scritto da  Venerdì, 26 Dicembre 2014 

La Compagnia Marabutti - giovane nucleo teatrale composto da Lorenzo De Liberato, autore e regista, e dagli attori Fabrizio Milano e Stefano Patti - porta in scena al Teatro Trastevere "Un uomo è un uomo", opera firmata nel 1925 da Bertolt Brecht. Una armonica e trascinante commistione di prosa, versi e brani musicali interpretati dal vivo rappresenta l'efficace strumento capace di indurre ad un'autentica riflessione sulla radicale spersonalizzazione dell'individuo, sull'annientamento della sua identità esercitato da un potere cinico e massificante, totalmente sordo alle più basilari esigenze umane. Dinamiche esistenziali devastanti che dall'epoca dell'imperialismo coloniale ritratta nella pièce allungano la propria ombra venefica sino all'attualità sociale ed economica, in cui ciascuno di noi è sempre più ridotto a mero numero seriale, matricola o pedina di un affannoso quanto inutilmente inarrestabile inseguimento del profitto.

 

Compania Marabutti presenta
UN UOMO E' UN UOMO
di Bertolt Brecht
traduzione Giulia Veronesi
regia Lorenzo De Liberato
con Tiziano Caputo, Matteo Cirillo, Alessandro De Feo, Agnese Fois, Lorenzo Garufo, Stefano Patti, Arianna Pozzoli, Mario Russo, Tommaso Setaro
trucco Soraya Artese
disegno luci Matteo Ziglio
si ringrazia per l’allestimento delle scene Cesare Angelici, Sabino Caputo e Ilenia Sbarufatti
musiche eseguite dal vivo da Tiziano Caputo e Mario Russo
realizzazione grafica Stefano Patti

 

Un episodio ben incastonato in una precisa cornice storica, ma dai connotati purtroppo assolutamente e dolorosamente attuali. A ben guardare talune implacabili logiche sociali e comportamentali non sono strettamente legate a uno specifico contesto temporale o geografico, ma appaiono ben più visceralmente connaturate ai labili equilibri e ai volgari giochi di forza che contraddistinguono le relazioni umane.

Bertolt Brecht e la Compagnia Marabutti riavvolgono i fili della storia sino ai fasti dell'epoca coloniale, durante la quale i conquistatori europei si impadronivano a mani basse dell'intero globo terracqueo depredando risorse e violentando culture senza riguardo alcuno. Nella fattispecie ci troviamo in India, a Kilkoa, e l'esercito inglese è pronto a marciare con circa centomila soldati al di là delle frontiere settentrionali per invadere il Tibet.

Mentre il momento della battaglia si avvicina, quattro commilitoni - Uria (Matteo Cirillo), Jesse (Tiziano Caputo), Polly (Stefano Patti) e Jip (Tommaso Setaro) - si concedono una nottata di bagordi, resa ancor più eccitante dal saccheggiare una sacra pagoda locale per impadronirsi dei soldi delle elemosine; peccato però che Jip durante questo maldestro assalto al tempio resti ferito in modo riconoscibile, il che metterebbe a repentaglio le loro sorti dinanzi all'implacabile severità del generale Fairchild (Lorenzo Garufo). Come porre rimedio all'incresciosa situazione? Semplicemente facendo sparire il compagno-commilitone-amico e rimpiazzandolo con un fantoccio che, indossando un'uniforme e sfoggiando un credibile saluto militare, possa ricordarne le sembianze.

Destino vuole che un semplice pescatore incappi esattamente sul loro cammino: l'impacciato Galy Gay (Alessandro De Feo) si reca al mercato con l'intento di acquistarvi un pesce, promettendo alla devota moglie (Agnese Fois) di fare ritorno entro una manciata di minuti; in realtà non tornerà mai al suo amato rifugio casalingo. Schivate difatti le malie seduttive della conturbante vedova Begbick (Arianna Pozzoli), viene irretito dal mefistofelico trio formato da Uria, Jesse e Polly i quali, facendo leva sull'incapacità del giovane pescatore di opporsi a qualsivoglia richiesta, nel giro di poche ore lo sottoporranno a uno scientifico processo di annichilimento della personalità, svuotamento della memoria e della coscienza, tramutandolo nel perfetto clone di Jerahia Jip di cui necessitavano. Il suo animo indifeso e totalmente malleabile arriverà a rinnegare l'amore della sua donna, la vita passata, le proprie radici, succube delle imposizioni soverchianti su di lui esercitate con astuzia ingannatrice. Un lavaggio del cervello portato avanti attraverso stratagemmi funambolici - esilarante il grottesco episodio della vendita all'asta di un elefante in cui Galy Gay viene suo malgrado coinvolto - che ben simboleggiano le sottili strategie manipolatorie di cui ciascuno di noi diviene quotidianamente vittima: i più forti reagiscono con decisione talvolta divenendo a propria volta persecutori, i più deboli finiscono per soccombere. L'epilogo sarà fortemente sofferto e toccante: in particolare l'incontro con l'originale Jip, che sarà ripudiato e scacciato insensibilmente dai suoi commilitoni ed amici di un tempo, segnerà inequivocabilmente l'abbandono di ogni valore, la tragica sparizione della benchè minima solidarietà umana.

La Compagnia Marabutti sostiene con energia e incisività l'impegnativo testo di Bertolt Brecht, declinandone con intelligenza le molteplici sfumature, dall'ironia caustica all'acuta indagine sociologica, dalla tagliente accusa rivolta alla cinica forza capitalistica e al suo strumentalizzare il proletariato sino allo sprofondare tra le più sordide nefandezze annidate nell'animo umano. La regia di Lorenzo De Liberato conferisce ritmo e dinamismo alla rappresentazione, che diviene ancor più godibile grazie all'alternanza tra segmenti recitati e brani musicali cantati e suonati rigorosamente dal vivo. Minimalista ma assolutamente funzionale la scenografia, per lo più giocata sull'assemblaggio di cassette di legno opportunamente dislocate, a suggerire di volta in volta differenti ambientazioni; accattivante l'espediente di riprodurre le sventagliate di pallottole con palloncini fatti esplodere in fulminea successione dietro le quinte. Ben caratterizzati costumi e trucco, consentono di incasellare le vicende nel loro periodo storico di riferimento e di delineare con precisione i più salienti tratti caratteriali dei personaggi.

Le interpretazioni di tutti i giovanissimi protagonisti, ben calibrate e vigorose, svelano un perfetto connubio di solida preparazione tecnica e galvanizzante passione, presentando la Compagnia Marabutti come una realtà teatrale già matura e con una cifra espressiva personale. In particolare da sottolineare la forza espressiva ed il carisma di Stefano Patti, Matteo Cirillo e Tiziano Caputo nei panni dei tre perfidi istigatori e di Alessandro De Feo in quelli della loro inconsapevole vittima.

Davvero un lavoro interessante, per un testo probabilmente in partenza non di immediata fruibilità, che viene però portato in scena da una compagnia giovane e ricca di entusiasmo in modo moderno e coinvolgente. Cosa chiedere di meglio ad un teatro che, non potendo fare affidamento su laute risorse produttive, sopperisce con creatività, talento ed impegno?


Teatro Trastevere - via Jacopa de’ Settesoli 3, 00153 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/5814004 - 328/3546847, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: ore 21, domenica ore 18
Biglietti: intero €13,00 - ridotto €10,00

Articolo di: Andrea Cova
Sul web: www.teatrotrastevere.it

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