Un Intervento - Teatro Filodrammatici (Milano)

Scritto da  Domenica, 17 Febbraio 2019 

Dal 29 gennaio al 3 febbraio è andato in scena al Teatro Filodrammatici di Milano, in prima nazionale, “Un Intervento” di Mike Bartlett per la regia di Fabrizio Arcuri. Testo di grande profondità impalpabile, ben tradotto da Jacopo Gassmann, che parte in sordina e diventa sempre più articolato, svelando la risorsa impagabile dell’amicizia, attraverso una sorta di prova ‘a contrario’. Un lavoro di grande finezza psicologica sul quale è ben presente la mano del regista, che scandisce la storia in quattro gradi, curando tutti i minimi particolari dalle scene ai costumi. La simbiosi di un’amicizia mette a nudo la libertà del volersi bene contro la gabbia dell’amarsi. Interessante prova attoriale di Gabriele Benedetti e Rita Maffei, convincente e arguta.

 

UN INTERVENTO
di Mike Bartlett
traduzione Jacopo Gassmann
regia Fabrizio Arcuri
con Gabriele Benedetti e Rita Maffei
scenografia Luigina Tusini
produzione CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia
prima nazionale

 

Non è la storia che conta ma quello che c’è in mezzo, due personaggi che si fanno da specchio e nelle divergenze, nello scontro fino all’allontanamento, per ritrovarsi alla fine, mettono in luce in modo spietato il valore dell’amicizia.

Il testo, di grande finezza psicologica, racconta come l’uomo sia condannato a cercare un appoggio negli altri, che sembra sempre finire in uno scacco. Quando si è simili, ci si scontra, ci si vuole bene, forse ci si può perfino amare, come sembra dire A quasi a se stessa alla fine dello spettacolo, ma non si matura attrazione, si diventa piuttosto custodi dell’altro. Più spesso ci si innamora invece di chi non c’entra niente con noi e poi immancabilmente si finisce per firmare la nostra condanna. Eppure la solitudine è una delle peggiori malattie: genera depressione. Non sembra ci sia via di scampo ma il testo non ha una tesi finale, fotografa solo la storia di una tragica amicizia e la regia l’accompagna in un andamento scandito che nel finale si salda con la scena iniziale.

A e B sono amici da un po’, tre anni più o meno (per lei il suo miglior amico, per lui un’amica tra altri amici), un’amicizia tra un uomo e una donna fatta di affetto, confidenze, complicità e divertimento e anche molti scontri. Si sono incontrati a un party e non si sono più persi di vista, cominciando a chiacchierare sul valore del colore blu, titolo e protagonista di uno dei quadri dello spettacolo, si sono messi a litigare scoprendo nell’essere diversi su determinate posizioni, una grande affinità, perfino divertendosi nei bisticci dialettici. Sono diversi ma insieme sanno che cosa significa discutere di questioni importanti finché lo scontro per un intervento militare in Medioriente apre una voragine: il sostegno di B all’intervento militare, la delusione di A che ritiene di aver scoperto in lui una persona diversa da quella che credeva. Ma evidentemente dietro questo scontro così violento c’è qualcosa d’altro, la materia del contendere non è che la punta dell’iceberg . Ci sono probabilmente il disagio profondo di A che tende a bere un po’ troppo, tanto che ad un certo punto è costretta a lasciare il lavoro, e la gelosia visto che B si è fidanzato con la persona sbagliata, così almeno sono convinti tutti gli amici. In effetti quella relazione finirà male. Uno è lo specchio dell’altro ma nessuno riesce ad aiutare l’amico. La situazione degenera quando A partecipa a una marcia contro l’intervento militare del governo in Iraq e B dichiara invece di essere a favore di quella guerra, anzi sostenitore, chiamando in causa temi di grande attualità quali la diversità, la responsabilità personale rispetto alla collettività, senza pedanteria.

Interessante è la regia che plasma un testo denso e profondo che avrebbe potuto ridursi a un monologo a due voci, in un vero spettacolo teatrale con alcune trovate gustose e sottili attraverso cinque scene che una persona, una sorta di servo di scena, riallestisce, nelle quali i due personaggi sono praticamente vestiti uguali, in modo kitsch per lo più e talora paradossale come l’effetto tappezzeria in composé con le poltroncine: l’incontro e l’inizio del battibecco; l’acme del litigio di fronte ad una sorta di performance artistica politica; lo scontro che decide la separazione dove anche il tentativo di riconciliazione con la fidanzata Anna - l’unica che ha un nome - paragonata a una formica, fallisce; il quadro in blu che riporta all’incontro iniziale, che sembra un nuovo avvio ma fallisce; e la scena finale dove è B a chiedere soccorso ad A che tenta il suicidio con un epilogo grottesco.

La scena è sempre un sipario aperto sul pubblico con il quale A interagisce costantemente, come se stesse raccontando la sua storia, con una grande capacità di riempire la scena; mentre B è interprete raffinato, con una mimica strepitosa. Una storia di tutti i giorni eppure decisamente originale nella scrittura e nella confezione.

Mike Bartlett, classe 1980, è un giovane pluripremiato drammaturgo inglese, con all’attivo già una trentina di testi e drammi radiofonici per la BBC. Gli spettacoli “Cock” nel 2010, “Carlo III” e “Bull” nel 2015, si sono aggiudicati il prestigioso Laurence Olivier Award.

 

Teatro Filodrammatici - Via Filodrammatici 1 (ingresso Piazza Paolo Ferrari 6), 20121 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/36727550, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì, giovedì e sabato ore 21; mercoledì e venerdì ore 19.30; domenica ore 16
Biglietti: intero 12€, ridotto 10€ (biglietto a 11 € per le repliche30, 31 gennaio e 1 febbraio)
Durata spettacolo: 60 minuti

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Antonietta Magli, Ufficio stampa Teatro Filodrammatici
Sul web: www.teatrofilodrammatici.eu

TOP