Un Eschimese in Amazzonia - Teatro Piccolo Bellini (Napoli)

Scritto da  Sabato, 16 Febbraio 2019 

Dal 12 al 17 febbraio. Liv Ferracchiati porta in scena uno spettacolo-studio sull’identità di genere ed il ruolo della società nell’accettazione ed inserimento del transgender all’interno della comunità in cui vive. Un lavoro che coniuga con ironia l’analisi di un fenomeno per alcuni ancora poco chiaro e la capacità di raccontare i mutamenti sociali ed antropologici di un contesto sociale talvolta ostile nei confronti degli individui che si vanno a collocare fuori dal coro.

 

UN ESCHIMESE IN AMAZZONIA
ideazione e testi Liv Ferracchiati
scrittura scenica di e con Greta Cappelletti, Laura Dondi, Liv Ferracchiati, Giacomo Marettelli Priorelli, Alice Raffaelli
costumi Laura Dondi
disegno luci Giacomo Marettelli Priorelli
suono Giacomo Agnifili
progetto di The Baby Walk
coproduzione Teatro Stabile dell’Umbria, Centro teatrale MaMiMò, Campo Teatrale, The Baby Walk
in collaborazione con Residenza Artistica Multidisciplinare presso Caos - Centro Arti Opificio Siri Terni

 

Un Coro ed un Eschimese sono i due elementi che instillano vita in una scena quasi del tutto vuota, se non fosse per un pallone da calcio in proscenio ed una sedia sul fondoscena, con sopra una giacca maschile. Il Coro attende, immobile e cristallizzato, di parlare, aspettando l’arrivo dell’Eschimese. Perché l’Eschimese è l’elemento di novità all’interno del contesto sociale in cui vive, l’Amazzonia appunto.

Un evidente paradosso geografico e sociale, spunto attinto da una dichiarazione dell’attivista e sociologa Porpora Marcasciano, facendo riferimento a quel contesto socio-culturale che «compromette, ostacola e falsifica un percorso che potrebbe essere dei più sicuri e dei più tranquilli». L’Eschimese è, infatti, una persona transgender, proprio per questo lontana dagli schemi di una comunità che possiede regole convenzionali ataviche e radicate nel tessuto sociale, che non a caso accetta di interloquire con lui quasi sempre solamente in gruppo attraverso frasi fatte, costruite e ripetute all’infinito nell’attesa di ricevere una risposta dal soggetto esterno e disturbante. Il punto è che la risposta nemmeno sembra interessare ad un Coro, che, fuori dalle logiche di repulsione o apprezzamento dell’estraneo nel contesto sociale, tira dritto verso la sua direzione, determinando l’evidente incapacità dell’Eschimese a raccontarsi.

È proprio dall’incapacità dell’Eschimese di esprimersi liberamente che deriva l’esigenza della creazione di un testo scenico che, pur partendo da una base specifica e ben delineata, specie per quanto riguarda il Coro, decide di rendere l’Eschimese soggetto esterno alla partitura stessa, attraverso parentesi di improvvisazione che lo pongono a contatto diretto con il pubblico. L’Eschimese è costretto ad improvvisare perché la sua presenza non è prevista, non solo all’interno della società ma anche all’interno del testo teatrale stesso, sottolineando la condizione di alienazione a cui l’individuo è sottoposto.

Il contrasto tra le movenze robotiche del Coro e la necessità di spontaneità dell’Eschimese sottolinea la distanza tra le due realtà sceniche che riflettono il contesto sociale circostante, nel quale si frappongono tra i due soggetti le convenzioni sociali ed i luoghi comuni che tengono distanti gli “eschimesi”.

Vincitore del Premio Scenario 2017, “Un Eschimese in Amazzonia” è uno spettacolo che riesce a far riflettere e divertire allo stesso tempo, grazie alla capacità di trattare con leggerezza un tema a molti sconosciuto o poco chiaro. Quello del transgenderismo è un argomento dalla complessità intrinseca, poiché sociologicamente connesso al tema dell’identità di genere che va oltre le tradizionali convenzioni sociali, e pone in essere interrogativi leciti e di difficile comprensione. La preziosità di questo spettacolo risiede proprio nel riuscire a raccontare con semplicità ed attraverso un linguaggio diretto una realtà che può e deve essere compresa attraverso l’abbattimento dei luoghi comuni, consentendo agli “Eschimesi” di integrarsi facilmente all’interno del “Coro amazzonico” ed annullando la sensazione di disagio sociale ed alienazione. Il Coro appare come il risultato di un senso distorto di comunità che purtroppo spesso emerge solo per rendersi uniti allo scopo di fronteggiare il diverso, un Coro troppo spesso composto da individui mossi esclusivamente dall’interesse personale o dall’invidia verso gli altri membri della società.

“Un Eschimese in Amazzonia” è uno spettacolo dal solido impianto scenico e dalla resa teatrale interessante che, grazie alla sua asciutta brevità, valorizza il ritmo dei dialoghi di matrice classica tra Coro e Protagonista, riuscendo al contempo ad affrontare con intensità e profondità di visione un argomento di assoluta attualità, con un linguaggio e una drammaturgia assolutamente contemporanei.

 

Prossime repliche dello spettacolo:
- Milano, Teatro Elfo Puccini, 9-10 marzo
- Vimodrone, Spazio Everest, 12 aprile
- Parma, Teatro delle Briciole, 13 aprile

 

Teatro Piccolo Bellini - Via Conte di Ruvo 14, 80135 Napoli
Per informazioni e prenotazioni: telefono 081/5491266, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario botteghino: aperto dal lunedì al sabato dalle 10:30 alle 13:30 e dalle 16 alle 19; domenica dalle 10.30 alle 13; tutti i giorni un'ora prima dello spettacolo
Orario spettacoli: feriali ore 21.15, giovedì ore 19, domenica ore 18.30, lunedì riposo
Biglietti: 18€ intero, 15€ ridotto, 10€ Under29
Durata spettacolo: 65 minuti

Articolo di: Francesco Gaudiosi
Grazie a: Katia Prota, Ufficio stampa Teatro Bellini
Sul web: www.teatrobellini.it

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