Un cuore di vetro in inverno - Teatro della Pergola (Firenze)

Scritto da  Giovedì, 01 Novembre 2018 

In prima nazionale, “Un cuore di vetro in inverno” ha inaugurato dal 23 al 28 ottobre la stagione del Teatro della Pergola. Spettacolo mirabolante di e con Filippo Timi, prodotto dal milanese Teatro Franco Parenti e dalla Fondazione Teatro della Toscana, con qualche tono ammiccante cerca di provocare la risata nel pubblico, eppure conferma la grande presenza scenica dell’attore umbro e la sua versatilità che qui diventa virtuosismo, passando da un genere all’altro nel giro di un’ora e un quarto. Il testo, che forse risulta un po’ coperto dagli “effetti speciali” della scenografia e dalla quantità di personaggi e cambi di situazioni, è un inno alla vita di struggente malinconia, la difesa del sogno che è l’unica ragione per la quale viviamo insieme all’amore, oltre a costituire il motore della storia. Per questo qualcuno ha addirittura osato credere di poter andare sulla Luna.

 

Teatro Franco Parenti e Fondazione Teatro della Toscana presentano
UN CUORE DI VETRO IN INVERNO
di e con Filippo Timi
collaborazione artistica Fabio Cherstich
con Marina Rocco, Elena Lietti, Andrea Soffiantini, Michele Capuano
assistente alla regia Benedetta Frigerio
direttore di scena Alberto Accalai
scene costruite presso il Laboratorio del Teatro Franco Parenti
luci Camilla Piccioni
costumi realizzati presso la Sartoria del Teatro Franco Parenti diretta da Simona Dondoni
macchinista Mattia Fontana
elettricista Lorenzo Bernini
fonico Emanuele Martina
sarta Caterina Airoldi
amministratrice di compagnia Beatrice Cazzaro
direttore tecnico Lorenzo Giuggioli
foto di scena Noemi Ardesi

 

“Un cuore di vetro in inverno” disegna con nitidezza la nuova linea di ricerca del teatro di Filippo Timi, raccontando la “storia di un cavaliere umbro che parte per combattere un drago” e che nella narrazione scenica viene declinata attraverso l’espediente del teatro nel teatro, citando il teatro dei pupi e dei paladini, spaziando dal varietà alla commedia napoletana, fino al cabaret, con momenti lirici dove invece il teatro di parola prende il sopravvento. Allora l’ironia irriverente di Timi sposa la sua presenza scenica e l’abilità di passare dal teatro sacro al profano, dall’aulico al popolare, di narrare sentimenti e colpire vizi e vezzi di bassa lega.

Sono questi i momenti migliori, in primis la grande riflessione sulle paure e sulla tentazione di rinunciare a sognare e ad amare, che poi sono due volti della stessa medaglia, come il giovane che continua a ripetere alla ragazza “non mi fido”, per il timore dell’iniziazione all’età adulta, per il ritegno nell’abbandono. Ci sono passaggi nei quali il testo è spiazzante, non solo perché passa repentinamente a generi diversi ma perché si articola in un racconto per stazioni, come in una sorta di via crucis o di sacra rappresentazione, che ricorda il teatro medioevale popolare. Un intreccio singolare, a volte non sempre chiaro, che alla fine chiude il cerchio, saldandosi all’inizio, la cronaca dello sbarco sulla Luna. La Luna è l’emblema del sogno, è la compagna degli amori romantici e di quelli infelici, è l’idea dell’irraggiungibile, alla fine conquistato. Per questo nel finale Timi ribadisce che i sogni sono quello per cui viviamo e il motore che spinge la vita, sono più forti di ogni discorso.

Denso di spunti meriterebbe una seconda visione tutta concentrata sul testo, sulla dialettica tra fragilità umana - e non solo - e aspirazione irrinunciabile all’infinito. Anche l’angelo che appare alla fine è fragile perché ora che ha perso la sua missione, di essere custode di chi non c’è più, e ha il suo meccanismo rotto, il carrello che lo solleva, il cielo resta troppo alto e lontano, la terra troppo fredda. Non solo, per gli angeli la morte non esiste e in qualche modo risulta incomprensibile. La paura è anche quella di Maria, di partorire un figlio che non sarà mai suo, una paura tale e quale a quella di una prostituta che cerca di far felici gli altri perché tornino a restituirle un po’ di calore e così via.

Una sfilata di personaggi - uno scudiero e un menestrello, una prostituta e l’angelo custode appunto - tra sacro e profano che, come la critica ha sottolineato, ricorda alcune atmosfere dei film di Pasolini. Proprio questo intreccio tra cultura aulica, filosofica e teologica e linguaggio colto da una parte, commedia popolare e narrazione dialettale dall’altra, disegna la storia del teatro italiano e la fondazione della cultura nazionale in quell’ossimoro che è la Divina Commedia. In tal senso l’operazione di Filippo Timi è interessante anche sotto il profilo stilistico perché si ispira al romanzo cortese in chiave contemporanea, con inserti musicali e un fraseggio di forte contemporaneità, dove la battuta boccaccesca cede il passo a momenti poetici. Qualche volta il passaggio da un quadro all’altro, come detto, non appare chiarissimo anche se sottolinea la poliedricità del protagonista, ma alla fine il messaggio emerge, magicamente si riannodano i fili e le scene si ricompongono sotto una luce nuova. Sullo sfondo un’atmosfera da musical per la grande presenza musicale, che di tanto in tanto diventa protagonista con un’insistenza che sovrasta la parola, probabilmente effetto voluto, l’impianto scenico e le macchine che citano ampiamente il teatro del Seicento, secolo nel quale è ambientata la vicenda, il gioco delle luci e dei costumi, una coreografia complessa e scintillante, non priva di qualche nota ironica. Il testo mette a nudo l’uomo e la sua solitudine, il disperato bisogno degli altri e di amare, la paura e il coraggio di sognare.

 

Teatro della Pergola - Via della Pergola 30, 50121 Firenze
Per informazioni e prenotazioni: telefono 055/0763333, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 20.45, domenica ore 15.45
Biglietti: intero platea 34€, palco 26€, galleria 18€; ridotto Over 60 platea 30€, palco 22€, galleria 16€; ridotto Under 26 platea 22€, palco 17€, galleria 13€; ridotto Soci Unicoop Firenze platea 26€, palco 19€, galleria 14€

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Matteo Brighenti, Ufficio stampa Fondazione Teatro della Toscana
Sul web: www.teatrodellapergola.com

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