Un coperto in più - Teatro Sala Umberto (Roma)

Scritto da  Sabato, 19 Settembre 2015 

Commedia atipica dall’ironia sottile che è soprattutto autoironia, dove l’inganno è di fatto rivolto a noi stessi. Al di là della trama, per altro non scontata, è la riflessione sulla fragilità umana che rappresenta la cifra caratteristica di questo testo: un’amara riflessione sul bisogno di illusione e la difficoltà pratica di conviverci che nella scena finale si dichiara. Interpretata con capacità e garbo, un’insolita pièce napoletana. Maurizio Micheli, Vito, Loredana Giordano e Alessia Fabiani in scena al Teatro Sala Umberto dal 15 al 27 settembre con "Un coperto in più" di Maurizio Costanzo con la regia di Gianfelice Imparato.


Valerio Santoro presenta una produzione La Pirandelliana
Maurizio Micheli, Vito, Loredana Giordano e Alessia Fabiani in
UN COPERTO IN PIU’
di Maurizio Costanzo
scenografia Roberto Crea
costumi Iva Capoccitti
regia di Gianfelice Imparato


“Date a degli attori la libertà di esprimersi non dico nella loro lingua, ma con toni, accenti, colori che sono propri, anziché nell’astratta lingua delle accademie e dei teatri, ed ecco tutto si illumina, tutto diventa verità e materia d’esperienza, anche una commedia dalle geometrie simmetriche come Un coperto in più di Maurizio Costanzo…”
Così scriveva Giorgio Prosperi sul quotidiano Il Tempo nel 1972 al debutto di questa commedia - scritta da Maurizio Costanzo - che vide la riunione dei fratelli Giuffrè sul palcoscenico, sotto la regia di Carlo, e che al Teatro Quirino di Roma riscosse un grande successo. Lo spettacolo ricevette anche da parte della critica uno straordinario apprezzamento e all’unanimità fu dichiarato un testo che sarebbe entrato negli annali del teatro.

A riproporlo sul palcoscenico ai nostri giorni ci pensa Gianfelice Imparato, attore di teatro e di cinema che dirige due interpreti molto amati e apprezzati dal pubblico: Maurizio Micheli e Vito, dopo una carriera che li ha visti impegnati in modo eclettico con cinema, tv, scrittura.

In Un coperto in più si parla di una donna che è andata via, ma della quale il suo uomo non riesce a fare a meno, al punto da immaginare che mangi con lui a tavola. Lei, infatti, ha il suo posto a tavola con tanto di piatti, bicchieri e posate; una festa per l’anniversario accompagnata naturalmente da un brindisi. E’ un po’ da sempre il problema degli uomini: desiderare una donna che forse non c’è e immaginare che comunque questo incontro possa accadere, dando corpo alla fantasia. Per anni sono state le donne a immaginare l’uomo che non c’era. L’autore ha ritenuto di fare il contrario, con assoluta convinzione.

E’ questo autoinganno il vero protagonista che i due personaggi si creano, ciascuno a proprio modo, per sopportare una vita fatta di solitudine e frustrazione. Il signor Dolci (Maurizio Micheli) incontra un ricco e apparentemente esperto gioielliere (Vito) con il proposito di raggirarlo perché bisognoso di soldi e per incantarlo gli racconta la sua storia ovviamente falsa: narrazione di una dinastia punita dalle avversità e una tragedia familiare dopo l’altra. Un racconto assolutamente surreale, strampalato che neppure il protagonista riesce a ricordare e certamente non credibile. Il gioco della finzione reciproca, dell’incensare l’altro dà luogo ad una serie di equivoci, tipici da commedia, dove il filo è sottile perché non c’è azione ma tutto è giocato sul dialogo e sui sentimenti. Assolutamente delirante per certi aspetti, i due protagonisti sono così folli nella loro grigia normalità che alla fine scoprono un’amicizia nata dalla solidarietà e dall’unica compagnia reale che hanno nella vita: la possibilità di “mentirsi in modo trasparente”. Il signor Dolci, infatti, figlio di costruttori di Manfredonia racconta come al nord, sinonimo nella sua testa di progresso e affermazione di successo, viva stretto tra i debiti tra un’ex moglie inesistente e avida con la quale l’unico contatto è legato agli alimenti, due figli che dimentica perfino di avere e una nuova relazione, anch’essa basata sull’interesse (mancato dovremmo aggiungere). In fondo sono personaggi tipici da commedia le donne più che gli uomini in questa pièce.

Teatro napoletano moderno che raramente viene portato in scena con qualità, conserva della tradizione certo linguaggio, l' ironia, il tema della miseria e della fantasia nell’inganno, l’idea che alla fine le bugie hanno sempre le gambe corte nonché un guizzo di intelligenza ed estrosità che fa dimenticare le malefatte. Allo stesso tempo è un lavoro teatrale che porta alla ribalta l’analisi dei sentimenti, della meschinità umana che si fa perdonare perché frutto della debolezza.

Ben interpretato, con garbo, senza volgarità. Sicuramente una scelta valida da parte del regista quella di due interpreti che non sono caratterizzati teatralmente dal circuito napoletano e tipico della commedia ma che invece, con il loro tono televisivo, rendono attuale il testo. Piacevole l’allestimento con un’unica scena che nel gioco di luci crea in parallelo le due situazioni differenti, rispettivamente, la casa borghese, ben arredata e una pensione di infimo livello, fino a comporre in una sola ambientazione la scena finale, per esprimere, al di là delle condizioni, il destino comune di due uomini profondamente soli e insoddisfatti. Il gioielliere continuerà a cenare da solo rivolgendosi a quella Luisa che se n’è andata otto anni prima e che forse non c’è mai stata, chiamandola amore. Il signor Dolci dal canto suo dopo aver compiuto forse l’unica buona azione della vita, a detta sua, compone il numero dell’ora esatta per avere una donna che gli risponde con dolcezza e alla quale può dire “ciao amore, grazie amore” senza timore di essere respinto.

La trama
Un ricco gioielliere vive con sua moglie una vita coniugale apparentemente tranquilla e felice. La moglie è una donna bella e sensibile, piena di charme, insomma una donna eccezionale, tanto eccezionale che non esiste più o forse è scomparsa tempo prima o forse non è mai esistita. Un giorno arriva un piccolo imbroglione che campa alla giornata tentando di rifilare gioielli falsi ed è proprio nel tentativo di vendere un anello che si ritrova ad entrare in questa incredibile famiglia dove la padrona di casa non esiste, ma si inizia un vero e proprio rapporto a tre assolutamente reale con tanto di dialoghi, domande e risposte fatte ad una sedia vuota. E’ un Godot al femminile, uno “cherchez la femme” senza soluzione, una struttura pinteriana, ma anche una sinfonia di Rhomer. Quello che si sa con certezza è che questa assurda vicenda consentirà ai due protagonisti di arrivare attraverso un rapporto sbilenco, fatto di finzione e piccole fregature, ad una vera e profonda amicizia.

Teatro Sala Umberto - via della Mercede 50, 00187 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6794753, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì ore 21, mercoledì ore 17, giovedì e venerdì ore 21, sabato ore 17 e 21, domenica ore 17
Biglietti: da € 32 a € 23

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Foto di: Federico Riva
Grazie a: Ufficio stampa Silvia Signorelli
Sul web: www.salaumberto.com

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP