Un bacio - Teatro Argentina (Roma)

Scritto da  Giovedì, 11 Settembre 2014 

In scena al Teatro Argentina il 10 settembre, per la Rassegna Garofano Verde, “Un bacio” di Ivan Cotroneo.

 

UN BACIO
di Ivan Cotroneo
con Iaia Forte, Enzo Curcurù, Matteo Lai

 

Tornano a vibrare le tavole del palcoscenico del Teatro Argentina che riapre i battenti, dopo la pausa estiva, portando in scena la ormai storica Rassegna “Garofano Verde”, curata da Rodolfo Di Giammarco e giunta alla sua ventunesima edizione.

Unitamente allo stato di criticità in cui versa il Teatro tutto, ulteriori difficoltà si sono aggiunte quest’anno perché, per la prima volta dopo vent’anni di sodalizio costruttivo con il Comune di Roma, la rassegna è stata ritenuta una “manifestazione storica non finanziabile”.

Non si è perso d’animo il neo direttore Antonio Calbi che, forte della determinazione - espressa in conferenza stampa subito dopo la sua nomina - a voler “perseguire la sfida rivoltando la criticità in rilancio”, già a giugno scorso aveva ospitato “Altri amori” un’anteprima in tre serate della stessa rassegna.

Apre, anticipando la nuova e attesissima stagione del Teatro pubblico di Roma, con la proposta di tre nuove serate per tre spettacoli diversi, tutti con un denominatore comune: scenari di teatro omosessuale, sottotitolo della rassegna. Ha aperto la scena, con meritato successo, la 50ma replica di “Io, mai niente con nessuno avevo fatto” di Vuccirìa Teatro, seguito da "Birre e rivelazioni" di Teatri Uniti e da "Un bacio" di Ivan Cotroneo.

Per l’ultima serata della Rassegna il pubblico è giunto numerosissimo e tra i molti volti noti ha destato discreta e rispettosa attenzione la presenza in sala della straordinaria Franca Valeri, accompagnata con la solita premura dall’inseparabile Pino Strabioli. Attrice e donna di straordinario carisma, la cui apparizione ha ridimensionato le attenzioni del pubblico verso un altro personaggio molto popolare e amato, Luca Zingaretti, anch’egli presente in sala a fianco della bellissima moglie Luisa Ranieri.

La messa in scena a cui abbiamo assistito è un libero adattamento tratto dal libro di Ivan Cotroneo che porta lo stesso titolo. Nel romanzo, Cotroneo prende spunto da un fatto di cronaca realmente accaduto in un liceo californiano nel 2008 quando uno studente appena quindicenne, Larry King, venne ucciso per mano di un suo compagno di scuola, Brandon Mclnerney. Un gesto di lacerante follia esplosa come reazione violenta alle attenzioni sentimentali e sessuali del compagno di classe.

Un bacio e uno sparo. Due azioni antitetiche dell’umana natura. Ruota intorno a questi due atti, agiti con l’impulso della paura e dettati dal senso di inadeguatezza, la vicenda descritta dalla scrittura essenziale, fortemente potente ed incisiva, di Cotroneo. L’intenzione (espressamente dichiarata nel testo scritto) è di parlare di “omofobia”, quell’avversione “ghettizzante” che ancora oggi rappresenta, non soltanto un incondivisibile pregiudizio sociale, ma anche un insensato assunto giuridico laddove - sono almeno 80 paesi al mondo - l’omosessualità è considerata un reato.

Il testo di Cotroneo, efficacemente portato in scena dai tre protagonisti, è dunque un atto di denuncia. Ma più che verso le istituzioni o verso chi agisce l’intolleranza, punta alla fitta rete di piccole esperienze familiari e sociali, che la distratta quotidianità, un radicato retaggio culturale, e un certo agire fuori di sé senza la giusta considerazione dell’altro, marchiano indelebilmente di insicurezze, di conformismo e di paure l’animo fragile di due adolescenti.

La paura, questo il sentimento predominante nella pièce, e le sue tragiche e dolorose conseguenze: “la paura rende gli uomini tristi e infelici” recita Lorenzo in apertura, subito dopo lo “sparo” che apre la scena di una cronaca a ritroso.

La narrazione è a tre voci, esposta in forma separata e in successione. In scena Matteo Lai (Lorenzo), Iaia Forte (Elena) e Enzo Curcurù (Antonio). Prende voce per primo e racconta di sé Lorenzo, vittima dell’omicidio. E’ un racconto di ingenuità, fatto di piccoli desideri innocenti, in cui l’incapacità di vedere il male amplifica il divario tra desiderio e tormento, tra l’impulso emotivo e la rabbia crescente di due esistenze unite nel contesto generazionale ma divise nelle singole aspirazioni. Oggetto dell’amore e delle attenzioni di Lorenzo è Antonio, suo compagno di scuola.

Antonio è sopraffatto dalla paura di essere considerato ridicolo, è condizionato dalla famiglia, dal padre, dagli amici, da chiunque possa solo aver visto o aver saputo di quel bacio furtivo al quale, peraltro, non si era neppure ribellato. Allora uccide. Uccide perché non sa vedere, incapace di uscire da quel conformismo che imprigiona e imbriglia ogni idea, ogni aspirazione, ogni desiderio: "Le ragazze mi piacciono, e però mi fanno un po' paura, ma anche questo non lo posso dire. Quando gli altri ragazzi parlano delle ragazze, io ripeto sempre quello che dicono loro". Per questo Antonio, pur agendo da assassino è un “colpevole innocente”, perché la colpa risiede altrove, al di fuori di lui.

Al centro della scena, così come nella sequenza della narrazione, si pone la bravissima Iaia Forte con il racconto di Elena, l’insegnante-testimone che narra in terza persona vicende di una vita vissuta con grande sensibilità. Elena comprende il pericolo che incombe, è solidale e vicina a Lorenzo, ma impotente. Trasferisce le sue preoccupazioni, celate da rassicuranti premure, su un’allieva – Valeria – nel tentativo di salvarla da un destino ingiusto e violento. L’impotenza e la mancanza di coraggio determineranno il fallimento delle sue benevole intenzioni, e lasceranno il posto a quel processo di identificazione e di empatia che la faranno aderire sempre di più all’osservazione impotente del consolidamento della tragedia senza poterla più né evitare e né prevenire.

E’ questo il sentimento che si infonde nello spettatore allo sparo che apre e chiude il cerchio della narrazione: una sensazione di impotenza e di connivenza al tempo stesso, perché - come afferma la stessa Iaia Forte - “c’è un assassino, ma si avverte la vera colpa risiede altrove. Anche in noi stessi, che ci crediamo innocenti lettori, osservatori, spettatori”.

Lo sparo del finale, lo stesso che ha aperto la scena, gravato del carico emozionale del racconto, amplifica, mentre risuonano le note della versione italiana di “Stand by my-Pregherò”, la sensazione di silente connivenza e di colpevole responsabilità sulla coscienza di ognuno.

Molto bella la scelta scenografica: un fondale che occupa tutta la larghezza e l’altezza del palco su cui vengono proiettate immagini, poche ma essenziali, di grande impatto sia per resa scenografica, sia per il gioco di luci e per la scelta cromatica. Dominano i toni chiaro-scuri delle foto d’epoca e colpisce la sensazione di profondità e di prospettiva quando appare, deserta, la stazione di Milano. O quando appaiano volti di ragazzi a scuola in una intensa espressione omologata. Così come si avverte fosca la percezione di presenza, sulle sedie vuote sparse sul palco, di quelle entità invisibili (i familiari, gli amici, la società, gli insegnanti) e incombenti, responsabili inconsapevoli del dramma adolescenziale.

“Un bacio” è uno spettacolo ben costruito e ben narrato, che - malgrado qualche piccola sbavatura – fa accrescere, nell’avanzare del racconto, l’empatia dello spettatore, il quale aderisce - più che alla narrazione della cronaca dei fatti tragici - all’animo fragile e irrisolto dei personaggi. E’ uno spettacolo che lascia un segno, un testo che scuote la parte inerme delle coscienze e l’inerzia complice delle menti.

 

Teatro Argentina - Largo di Torre Argentina 52, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/684000346, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Biglietteria Teatro Argentina: telefono 06/684000311(ore 10-14/15-19 lunedì riposo), vendita on-line www.vivaticket.it
Orario spettacoli: mercoledì 10 settembre, ore 21
Biglietti: 15,00 € - 10,00 €

Articolo di: Isabella Polimanti
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio Stampa Teatro di Roma; Paola Rotunno, Ufficio stampa rassegna Garofano Verde
Sul web: www.teatrodiroma.net - www.garofanoverde.it

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