Un autunno di fuoco - Teatro Ghione (Roma)

Scritto da  Domenica, 02 Dicembre 2018 

La malinconia del tempo che scorre inesorabile, il controverso rapporto genitori-figli e la ritrovata serenità di una consapevolezza maggiore di sé e dei propri limiti sono al centro di “Un autunno di fuoco” del drammaturgo americano Eric Coble, andato in scena al Teatro Ghione con la regia di Marcello Cotugno e protagonisti Milena Vukotic e Maximilian Nisi.



La Contrada - Teatro Stabile di Trieste presenta
UN AUTUNNO DI FUOCO
di Eric Coble
con Milena Vukotic e Maximilian Nisi
scene Luigi Ferrigno
costumi Andrea Stanisci
disegno luci Bruno Guastini
assistente scenografo Sara Palmieri
colonna sonora a cura di Marcello Cotugno
traduzione Marco Casazza
aiuto regia Martina Gargiulo
regia Marcello Cotugno



Se è vero che, per la maggior parte dei genitori, i figli - anche ultraquarantenni - rimangono sempre dei bambini, è altrettanto vero che tutti i genitori - quando arrivano ad un età piuttosto importante quasi regrediscono all'infanzia, rivelando aspetti di sé che in gioventù hanno sempre celato dietro una corazza di sicurezza e protettività, e che invece - complice la vecchiaia - ora affiorano inesorabili, costellando i loro ultimi anni di fragilità e debolezze, non soltanto fisiche ma anche, e soprattutto, emotive. Al centro di "Un autunno di fuoco", la pièce di Eric Coble recentemente andata in scena al Teatro Ghione di Roma, si pone proprio questa delicata fase della vita, unitamente al complicato e controverso rapporto "madre-figlio", che negli anni ha riempito pagine e pagine di trattati e manuali di psicologia ma che, in fondo, resta sempre di difficile interpretazione, fatto com'è di mille componenti, tante variabili e molteplici sfumature.

Diretti con garbo e precisione da Marcello Cotugno, gli interpreti Milena Vukotic (Alexandra) e Maximilian Nisi (Chris) si addentrano anima e corpo in un percorso di difficile impatto emotivo, un percorso che non può lasciare indifferenti nemmeno volendo, poiché si tratta di una analisi vera, a tratti spietata, che costringe non soltanto chi interpreta ma anche chi assiste, a guardare il proprio volto allo specchio senza maschere.

Alexandra è una vedova ultraottantenne che vive barricata in casa: ex artista senza radici, la sua vita è ormai al tramonto, ma lei non vuole trascorrere il tempo che le manca chiusa in un ospizio, come desidererebbero due dei suoi tre figli... lei preferisce chiudersi dentro, e dietro quella porta bloccata dal nastro adesivo e da mobili accatastati, trascorre il suo tempo tra gli adorati dischi, i libri, e soprattutto i ricordi esaltanti di gioventù. Delusa da quella famiglia che non la comprende, sopraffatta dagli acciacchi dell'età ma in fondo ancora giovane dentro, Alexandra trasale quando dalla finestra entra di forza Chris, il suo terzogenito che non vede da vent'anni. Chris, andato a vivere lontano e mai più tornato, è colui che con la madre ha avuto il rapporto più difficile, e che forse proprio per questa ragione ha preferito andarsene, farsi una vita altrove, provando a realizzare le proprie ambizioni fuori dal contesto familiare.

Alexandra reagisce male alla vista di quel figlio, arrivato su chiamata dei suoi fratelli per convincere la mamma a lasciarsi guidare, ma non si lascia intimorire: piuttosto che andare a vivere in un ospizio, darà fuoco alla casa, e per l'evenienza ha già predisposto e sparso sul pavimento una serie di ordigni casalinghi.

Chris prova in tutti i modi a portare via la mamma da lì: dapprima è risoluto, poi si ammorbidisce e cerca di ammansirla con la dolcezza, facendo leva su ricordi e passioni giovanili. Ma Alexandra non cede, si dibatte con forza e dignità in quella casa che ormai è la sua prigione. Ed è allora che tra i due scatta qualcosa: tra battibecchi e rinfacci, tra ricordi teneri e scoperte, tra lacrime e sorrisi, tra battute ed ironia pungente, finalmente i due cominciano a dialogare veramente. Ad ascoltarsi, a capirsi, come forse mai avevano fatto prima, a scoprirsi più simili di quanto credessero. Come in una specie di gioco allo specchio, ora sembrano invertirsi i ruoli iniziali: Alexandra riassume con inaspettata forza quel ruolo di madre che da troppo tempo le mancava, Chris è quasi un figliol prodigo, libero di essere soltanto e di nuovo "figlio". Entrambi hanno qualcosa da insegnare all'altro, entrambi hanno qualcosa da apprendere. Su tutto, rinasce la consapevolezza di Alexandra che anche sul viale del tramonto è possibile imbattersi in piccole e grandi "bellezze", da vivere sempre e comunque fino in fondo.

Milena Vukotic è straordinaria, ironica e malinconica al tempo stesso, a tratti indifesa, a tratti risoluta, capace di incarnare un'anima ricca di sfaccettature, ed è ottimamente supportata da Maximilian Nisi, interprete sensibile e di grande caratura, che si dona senza limiti né remore ad un personaggio contraddittorio e insidioso. Al pari degli attori, colpisce la scenografia: quell'albero che troneggia al centro della scena, dalle foglie color arancio quasi secche ma ancora attaccate ai rami, oltre a rappresentare una via di comunicazione col mondo, è senza dubbio una suggestiva metafora della terza età.

Lo spettacolo, dopo le repliche romane al Teatro Ghione è andato in scena dal 30 novembre al 2 dicembre al Teatro Erba di Torino. Appuntamento poi al 2019, con nuove repliche il 14 febbraio a Benevento e dal 15 al 17 febbraio al Teatro Tor Bella Monaca di Roma.

 

Teatro Ghione - Via delle Fornaci 37, 00165 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6372294, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario botteghino: tutti i giorni dalle 10.30 alle 13.30 e dalle 15.30 alle 19.30
Biglietti: a partire da € 23
Orari spettacolo: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17

Articolo di: Stefania Ninetti
Grazie a: Maurizio Quattrini, Ufficio stampa Teatro Ghione
Sul web: www.teatroghione.it

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