Ubu Roi - Teatro Sala Fontana (Milano)

Scritto da  Sabato, 12 Novembre 2016 

“Ubu Roi” è il testo che, per antonomasia, ha sancito l’esordio del teatro contemporaneo: è dirompente, estremo, denso e feroce. Una serie di caratteristiche, queste, che Roberto Latini ha saputo far proprie in modo personale, ma, allo stesso tempo testualmente fedele: la sua versione, datata 2012, è complessa e ricca di riferimenti teatrali iperstratificati che, pur mantenendo una certa riconoscibilità, sono amalgamati in un tutto unico, omogeneo e ben calibrato. Il testo è arricchito da una serie di espedienti ricorrenti nella proposta di Latini, che costituiscono una sorta di leitmotiv poetico e teatrale: come nel suo I Giganti della Montagna andato in scena al Piccolo Teatro lo scorso maggio, Latini ricorre al microfono e alla voce monologante nei momenti di maggior tensione emotiva. Ancora, tornano i clown e l’atmosfera da circo sgangherato e decadente che già aveva arricchito le Metamorfosi, andate in scena al Teatro I lo scorso ottobre.

 

UBU ROI
di Alfred Jarry
adattamento e regia Roberto Latini
musiche e suoni Gianluca Misiti
scena Luca Baldini
costumi Marion D’Amburgo
luci Max Mugnai
con Roberto Latini
e con Savino Paparella, Ciro Masella, Sebastian Barbalan, Marco Jackson Vergani, Francesco Pennacchia, Guido Feruglio, Fabiana Gabanini
direzione tecnica Max Mugnai collaborazione tecnica Nino Del Principe
assistente alla regia Tiziano Panici
cura della produzione Federica Furlanis
promozione e comunicazione Nicole Arbelli
foto Simone Cecchetti
Produzione Fortebraccio Teatro
Un progetto realizzato con la collaborazione Teatro Metastasio Stabile della Toscana

 

Il palco non ha grandi scenografie: a riempirlo, una serie di effetti scenici, palloncini che scoppiano, grida, risate isteriche, ballerini mascherati da orsi che ballano la loro storia d’amore, navi che portano in Francia e piume che cadono come neve.

Lo spettacolo si apre all’insegna del mistero e della lentezza: gli attori, avvolti in una luce bianca, abbacinante, indossano tuniche bianche e maschere aliene. Il prosieguo, tuttavia, non tradisce le attese. Da sottolineare, sicuramente, la maestria degli attori in scena: il capitano Bordure è una creatura favolosa, mezzo uomo e mezza gallina, con una zampa a mo’ di artiglio e l’andatura claudicante, che, sputacchiando, accetta di compiere il tradimento. Savino Paparella è un Ubu Re riuscitissimo, smargiasso nelle sue dichiarazioni, ma, allo stesso tempo, vigliacco e pavido. Ciro Masella, nei panni di Madre Ubu, è scoppiettante, provocatorio ed eccessivo, senza mai risultare stucchevole. Riesce a dar corpo e voce alla sfrenata fantasia di Jarry, che aveva creato un personaggio femminile gustosissimo, l’ispiratrice dei delitti di Padre Ubu, avida, e fedifraga. Divertenti gli scambi di battute in dialetto con il marito e la sua apparizione nella grotta, nel disperato tentativo di venir perdonata per le sue ruberie.

Sebastian Barbalan si cala in un duplice ruolo: conferisce al personaggio della regina Rosmunda un portamento ieratico e un tono tragicomico, anche grazie al suo accento straniero. È uno Zar di Russia che sembra piuttosto un samurai, feroce e violento.

La famiglia reale polacca è tutt’altro che nobile o innocente: Re Venceslao, interpretato da Francesco Pennacchia, è un vecchio ubriaco che ripete sempre la stessa cantilena ridicola: entra spinto sulla carriola dal figlio Burgelao, giovane isterico e incapace di eroismo.

Uno degli ingredienti più riusciti di questa performance è proprio questo strabiliante caleidoscopio di personaggi, usciti da un mondo istrionico e grottesco. A riequilibrare il chiasso, la provocazione e l’eccesso, è la presenza di Latini, che ci accompagna in maniera costante: è un Pinocchio che porta una catena al collo che fa roteare con violenza, lanciandola quasi addosso agli spettatori e pedala sinistro su una biciclettina sbilenca. Gli intensi momenti di sola voce ci richiamano alla necessità di una riflessione più viscerale, profonda e, sembrerebbe, assolutamente irrinunciabile.

 

Teatro Sala Fontana - via Boltraffio 21, 20159 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/69015733, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal 12 al 16 ottobre, venerdì e sabato ore 20.30, domenica ore 16
Biglietti: intero € 19, ridotto € 14 (under 26 / convenzionati), ridotto € 9,50 (under 14 / over 65),

Articolo di: Marta Anile
Grazie a: Nadia Fiorio, Ufficio stampa Teatro Sala Fontana
Sul web: www.teatrosalafontana.it

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