Tutto su mia madre - Teatro Eliseo (Roma)

Scritto da  Sabato, 27 Novembre 2010 
Tutto su mia madre

Dal 16 al 28 novembre. “Tutto su mia madre”, il film capolavoro scritto e diretto da Pedro Almodovar nel 1999 al vertice della sua maturità artistica, diventa un’opera teatrale. Per la prima volta in Italia nell’adattamento teatrale di Samuel Adamson e per la regia di Leo Muscato.

 

 

 

 

 

Produzione Fondazione Teatro Due – Teatro Stabile del Veneto presentano

TUTTO SU MIA MADRE

Testo teatrale di Samuel Adamson basato sul film di Pedro Almodovar

Traduzione Giovanni Lombardo Radice

Con Elisabetta Pozzi, Alvia Reale, Eva Robin’s, Paola Di Meglio, Alberto Fasoli, Silvia Giulia Mendola, Giovanna Mangiù, Alberto Onofrietti

scene Antonio Panzuto

costumi Gianluca Falaschi

luci Alessandro Verazzi

suono Daniele D’Angelo

assistente alla regia Laura Cleri

regia Leo Muscato

prodotto per la prima volta al The Old Vic Theatre di Londra da Daniel Sparrow, Neal Street Productions, The Old Vic Theatre Company, Dede Harris & DRB Productions

Foto di scena Carlo Ciraudo e Max Majola

 

Il nostro spettacolo si fonderà sul linguaggio specifico del teatro e chi vorrà venire a vederlo dovrà cercare di rimuovere (solo per due ore) i ricordi e la passione che lo straordinario film di Almodovar gli avrà procurato. Il risultato non potrà che essere diverso, ma abbiamo fiducia che possa essere altrettanto emozionante”. Queste le parole del regista Leo Muscato che accompagnano lo spettacolo, parole che preannunciano solo in parte la carica emotiva e suggestiva della trasposizione teatrale del celebre film spagnolo.

A sipario chiuso e luci accese, ad aprire la rappresentazione è Esteban, il giovane da cui prende il via tutta la storia, che ci racconta perché ha deciso di voler conoscere tutto di suo padre. Poi, finalmente, il sipario si apre per spiazzare gli spettatori: infatti, quella che inizialmente sembra una scena di vita reale, si rivela essere solamente uno spot girato in ospedale per una campagna per la donazione degli organi. Le immagini che scorrono sullo sfondo del palco e che guardiamo insieme agli attori, ritraggono Elisabetta Pozzi: il dolore dipinto sul volto, la disperazione in ogni ruga, il senso di impotenza di chi ha perso un figlio. Una scena che rivedremo presto, questa volta al di fuori del contesto meta-teatrale, quando Manuela, questo il nome del personaggio della Pozzi, perderà davvero il figlio Esteban, travolto da una macchina all’uscita di una rappresentazione teatrale di “Un tram che si chiama desiderio”. I suoni, tempestivi e limpidi a cura di Daniele D’Angelo, dello stridere dei freni prima e dell’encefalogramma piatto poi, ci fanno portare le mani alla bocca, ci levano il respiro. Questo avvenimento straziante, porterà Manuela a cercare di esaudire il desiderio del figlio, o forse il suo bisogno, ripercorrendo i luoghi della propria gioventù, Barcellona, alla ricerca del padre del ragazzino, ora transessuale di nome Lola. E riuscirà ad entrare a contatto persino con l’idolo di Esteban, l’attrice Huma, protagonista della versione di “Un tram che si chiama desiderio”di quella maledetta sera, di cui diventerà prima assistente e poi intima amica. Muscato ci lascia in balia dei volti, dei colori, della vitalità degli amici di Manuela, nuovi e di vecchia data, persone ai margini della società per motivi diversi, ma con in comune un’immensa e straripante voglia di vivere e di amare. Variegato il caleidoscopio di figure femminili che compaiono nella rappresentazione, le cui storie si intrecceranno inevitabilmente: prima tra tutte Agrado, simpaticissimo transessuale interpretato dalla brillante Eva Robin’s; Huma, elegante ed innamoratissima, pronta ad annullarsi per amore, interpretata egregiamente da Alvia Reale; Silvia Giulia Mendola nei panni di Suor Rosa, ex suorina ingravidata anche lei da Lola; Paola di Meglio che interpreta la madre incartapecorita di Rosa; Giovanna Mingiù, l’indisponente Nina. Ed ovviamente Elisabetta Pozzi, emozionante e quanto mai umana, perfetta nel ruolo di Manuela e capace di catturare lacrime e risate del pubblico. Donne che piangono e che ridono, che amano e che sognano, che soffrono ma che continuano a credere, che continuano ad avere la forza di camminare controcorrente. Gli unici uomini fanno capolino nei personaggi di Alberto Fasoli, che interpreta in maniera appropriata tutti i ruoli maschili ed in Alberto Onofrietti, nei panni del giovane Esteban, nonché, a chiudere il cerchio di ricordi e di disperazione, del padre Lola, quando quest’ultimo tornerà a Barcellona per vedere il figlio neonato e per morire al capezzale di Rosa.

Perfette le scenografie di Antonio Penzuto: i fondali sono quadri astratti o immagini che cambiano a seconda delle scene, come a denotare i vari momenti della rappresentazione. Bellissima la scenografia pensata per la rappresentazione meta-teatrale di “Un tram che si chiama desiderio”, con lunghi drappeggi candidi che scendono dall’alto e con le gradinate sul fondo del palcoscenico, a specchio rispetto al pubblico, per rimarcare l’idea di teatro nel teatro. Un plauso anche alle luci di Alessandro Verazzi, con colori forti (arancione, viola) e suggestivi chiaroscuri. 10 e lode.

 

Teatro Eliseo - Via Nazionale 183, Roma

Botteghino: telefono 06/48872222 – 06/4882114

Orario spettacoli: martedì, giovedì, venerdì ore 20,45 / sabato ore 16,30 e 20,45 / mercoledì e domenica ore 17,00 / lunedì riposo

Biglietti: platea I 32 € - platea II 30 - balconata  28 €  I galleria 17 € - II galleria 11 €

 

Articolo di: Serena Lena

Grazie a: Benedetta Cappon, Ufficio Stampa Teatro Eliseo

Sul web: www.teatroeliseo.it

 

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