Tutto su mia madre - Teatro Elfo Puccini (Milano)

Scritto da  Domenica, 26 Febbraio 2012 
Tutto su mia madre

Dal 21 febbraio al 4 marzo. A teatro uno dei capolavori del regista cinematografico Pedro Almodovar. Nella versione di Leo Muscato, quasi come in un sogno, la realtà è filtrata dai pensieri di Esteban, una specie di Virgilio che prende lo spettatore per mano e gli fa fare un viaggio nel suo taccuino in cui sono appuntate le disperazioni, i dolori, la ricerca invano di un padre e un’opera teatrale il cui titolo sarebbe appunto “Tutto su mia madre”.

 

Fondazione Teatro Due e Teatro Stabile del Veneto presentano
TUTTO SU MIA MADRE

testo teatrale di Samuel Adamson
basato sul film di Pedro Almodovar

traduzione Giovanni Lombardo Radice

scene Antonio Panzuto
regia Leo Muscato

costumi Gianluca Falaschi

Personaggi e interpreti principali

Manuela - Elisabetta Pozzi

Huma Rojo - Alvia Reale

Agrado - Eva Robin’s

Madre di Rosa, Alicia - Paola di Meglio

Alex, Stanley, Dottore, Cliente - Alberto Fasoli

Suor Rosa - Silvia Giulia Mendola

Nina Cruz - Giovanna Mangiù

Esteban, Lola - Alberto Onofrietti


Impresa apparentemente impossibile, ma perfettamente azzeccata, quella di portare in scena Tutto su mia madre, film premio Oscar di Pedro Almodovar e considerato dalla critica come il suo più bello in assoluto­­. Il migliore, maturo e sanguigno, dolce e trasgressivo. L’intelligente regia creativa di Leo Muscato l’ha reso divertente, frizzante, ancora più onirico se possibile. Distante dal poetico strazio (dis)umano tipico di Almodovar stesso, tuttavia perfettamente fedele ai sentimenti del regista, secondo il quale è completamente impossibile il concetto di normalità, a cominciare da quella sessuale. Una volta accettato questo però, si apre il sipario e comincia una storia dai mille temi fragili ma che a fine spettacolo rendono l’uomo fortissimo.

Gli ingredienti di quella preziosa pellicola del 1999 ci sono tutti. Maternità, paternità, omosessualità, uomini che diventano donne, nonne che diventano madri, prostitute.

Anche qui si parla fortemente di malattie, droghe, trapianti di organi, aids, morte. Di un modello familiare anticonvenzionale, di come lo scopo della vita sia quello di ‘fallire in imprese sempre più grandi’, come sosteneva Rilke.

Le relazioni complicate si concatenano perfettamente in un gioco di scatole cinesi, una dopo l’altra, una dentro l’altra. Esteban muore improvvisamente travolto da una macchina all’uscita della pièce Un tram chiamato desiderio, Manuela, la madre, è sgretolata dal rimorso di non avergli mai raccontato nulla del padre che nel frattempo è scappato ed è diventato Lola, un travestito. La donna parte per il suo viaggio e incontra Agrado, travestito anche lui (Eva Robin’s sulla scena, tanto esilarante da far dimenticare il limite sottile che la riguarda, in questo caso, tra palco e realtà), prostituta, sboccata, tutta finto-Chanel. Incontrerà anche l’attrice di quel doloroso Tram chiamato desiderio, reciterà con lei, poi le foto di Bette Davis e i dialoghi di arte pura che rimandano a Eva contro Eva. Conoscerà Suor Rosa, anche lei incinta di Lola, che dopo il parto morirà di hiv. Il dramma però, pur sempre sproporzionato e aspro come nell’originale Todo sobre mi madre, ora si presenta con un ritmo serratissimo, pieno di leggerezza e ironia, di battute e doppi sensi, di un linguaggio colorito, non eccessivo, che rende tutto più spassoso e di altri colori sgargianti che attutiscono il colpo e che fanno scatenare applausi e risate a scena aperta.

Ci sono stratagemmi scenografici che rimandano alla cinematografia, ma tutto abbozzato, quindi curioso, mentre di almovodariana memoria restano piuttosto le musiche che accompagnano i cambi di scena.

C’è l’arcinoto monologo di Agrado, tutto autentico, occhi a diamante, naso, tette, ovviamente due, zigomi, sedere, depilazione definitiva­­­­, che tutti ricordano, fedele alla sceneggiatura originale e sorprendentemente più volte ripreso, come tanti episodi di cui non si può fare a meno.

C’è il gioco del teatro che rende tutto così umano, ancora di più rispetto al film. Esteban è una sorta di Virgilio, una figura illuminata da una luce al neon che da qualche aldilà parla alla madre o allo spettatore, prende tutti per mano, in platea o sul palco che siano, e li conduce in un viaggio autentico e commovente ogni volta. Come a dire che le persone che amiamo non ci lasceranno mai sole. Chi osserva è continuamente indotto alla riflessione, tra siringhe, cocaina, servizi sessuali a pagamento, melodrammi, tragedie e destini atroci. Tra tutto quel contorno amaro alla fine c’è l’amore che vince su tutto, tutti, tutte, quell’amore che si dà a un’anima innocente, come quella di un bimbo appena nato. E la magia del teatro aiuta anche a sentirsi parte dello spiazzamento e a volare tra teli bianchi e immacolati, ad amare, ancora, l’arte della recitazione, tra il camerino e il palcoscenico della mise en scene di Tennessee Williams da cui tutto è partito.

Tra le assolute eccellenze artistiche del cast, tutte, spunta Alberto Onofrietti che interpreta l’innocenza di Esteban e l’estremamente amata causa di tutti i mali, Lola. Nella realtà di Almodovar in cui tutto è estremizzato e pieno di ferite, di cui si sente ancora il bruciore sulla pelle cruda anche alla fine dell’opera di circa due ore, in questo turbinio carnal-emotivo lui ha quella capacità quasi angelica di regalare, con poche semplici espressioni, il sapore di una dolcezza umana e latente, necessaria e comune a chiunque, che quasi viene voglia di accarezzarlo a scena aperta.

 

Teatro Elfo Puccini (sala Shakespeare) - corso Buenos Aires 33, 20124 Milano

Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/00660606, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 20.30, domenica ore 16

Biglietti: intero 30,50 €, ridotto giovani/anziani 16 €, gruppi scuola 11 €, martedì biglietto unico 20 €

Durata: 165’ con intervallo

 

Articolo di: Andrea Dispenza

Grazie a: Barbara Caldarini, Ufficio stampa Teatro Elfo Puccini

Sul web: www.elfo.org

 

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