Trovarsi - Teatro Eliseo (Roma)

Scritto da  Venerdì, 23 Novembre 2012 

Al Teatro Eliseo, in scena fino al 25 novembre, “Trovarsi” di Luigi Pirandello, con protagonista Mascia Musy e la regia di Enzo Vetrano e Stefano Randisi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E. A. R. Teatro di Messina in collaborazione con Daf – Teatro dell’EsattaFantasia presenta
Mascia Musy in
TROVARSI
di Luigi Pirandello
con Angelo Campolo, Giovanni Moschella, Ester Cucinotti, Antonio Lo Presti, Marika Pugliatti, Monia Alfieri, Luca Fiorino
luci Maurizio Viani
scene e costumi Mela Dell’Erba
adattamento e regia Enzo Vetrano e Stefano Randisi

 

 

Il primo interrogativo che viene naturale porsi uscendo dal teatro – dopo aver assistito ad una delle opere più rappresentative della tematica pirandelliana, l’antico dilemma tra l’essere e l’apparire - è per quale motivo “Trovarsi” sia tra i lavori del celebre drammaturgo siciliano meno frequentemente portati in scena, pur contenendo gli aspetti peculiari della tematica fondante della sua poetica: l’impossibilità della distinzione tra realtà e finzione.
In quest’opera si chiede alla protagonista di interpretare un’attrice che sia in continuo dualismo, se non addirittura conflitto, con il suo essere donna. Un ruolo decisamente impegnativo, un ruolo che presuppone grande capacità interpretativa. Pochi, ma di grande valore artistico, i precedenti che hanno visto in scena il personaggio di Donata Genzi: Rossella Falk, nel 1974, diretta da Giorgio De Lullo; Adriana Asti, nel 1981, diretta da Giorgio Ferrara; e un’indimenticabile Valeria Moriconi, nella più recente ma ormai lontana messinscena del 1992,  diretta da Patroni Griffi.
La coppia di registi siciliani Enzo Vetrano e Stefano Randisi, pirandelliani “doc” (ricordiamo l’indimenticabile messa in scena nella scorsa stagione de “I Giganti della Montagna”, premiato quale migliore spettacolo con “Le Maschere del Teatro italiano”), ha individuato in Mascia Musy quella sensibilità e quel rigore artistico necessari a un ruolo decisamente impervio, faticoso, che necessita di una espressività ciclica sempre in bilico tra dolore, fantasia, sentimento, dramma esistenziale.
“Trovarsi” è una commedia scritta nel 1932 e rappresentata per la prima volta nello stesso anno con protagonista la musa ispiratrice del drammaturgo agrigentino, Marta Abba. Totalmente incentrata sulla personalità della protagonista, Donata Genzi - un’attrice di straordinario talento e donna fragile e confusa, dilaniata nella dicotomia del gioco ambiguo dell’essere e dell’apparire -, i due registi ne curano una riscrittura essenziale e diretta.
La Donata Genzi di Mascia Musy è intensa, inquieta ma misurata, invecchiata e addolorata nei suoi movimenti lenti e affaticati in cui le mani sembrano il fulcro, il baricentro di un corpo che diventa rarefatto; questa è la scena che si presenta agli occhi degli spettatori all’apertura del sipario, una Donata Genzi in declino esistenziale. Accompagnata dal rumore del mare che sembra scandire un respiro, raggiunge lentamente e faticosamente il suo specchio dove pronuncerà con dolore la frase con la quale Elj, il suo giovane e appassionato amante, alla fine la abbandonerà: “Soffro troppo nel vederti recitare”.
Il primo atto si consuma nella rappresentazione del chiacchiericcio di un coro di personaggi, ben armonizzati tra loro, che delineano con fare intrigante e pettegolo la personalità che ognuno di loro intravede nell’attrice; inevitabile l’associazione con il contesto salottiero degli abitanti di Valdana nel “Così è, (se vi pare)”, che si ritrovano a tratteggiare, ognuno secondo il proprio punto di vista convenzionale e relativo, le dinamiche della relazione tra la Signora Frola e il Signor Ponza. Anche qui, come accade a Donata nella difficoltà di trovare la vera se stessa, si determina - nel relativismo e nel provinciale rispetto per le convenzioni - l’impossibilità della ricerca di una verità assoluta.
Nel secondo atto si dipana, essenzialmente, lo svolgersi incisivo della relazione amorosa, con una Donata straordinariamente abbandonata all’espressione di un’interiorità sofferta ad occhi chiusi, e con entrambi i protagonisti ben calibrati nelle pieghe dell’estasi dell’amore e del desiderio, ma relegati all’espressione scenica in una modalità - a volte - troppo statica.
Il significato drammaturgico si riconduce interamente alla condizione interiore di Donata, costretta dall’esperienza personale – una volta conosciuto l’amore di e per Elj – a ricercare se stessa, a definire la sua vera essenza di donna, a comprendere il confine tra ciò che appare e ciò che è. E’ estasiata dalla possibilità di poter essere tanti personaggi diversi, e mai nessuno, ma bisognosa, nello stesso tempo, di “trovarsi”. Il giovane amante non vuole condividerla con il suo pubblico, perché non accetta che la sua amata possa pronunciare le stesse parole, e rappresentare le stesse emozioni, che vive nell’intimità con lui. Vorrebbe strapparla all’arte e sposarla. Donata è attratta dall’amore vero e dal richiamo del matrimonio, ma altresì dalla necessità di rappresentare quella verità che solo l’arte le concede sul palcoscenico. Quando Elj la osserva recitare subisce un vero trauma nel vedere la donna amata rappresentare al suo pubblico gli stessi gesti d’amore che vive nell’intimità, e fugge abbandonandola al suo dolore di donna ma consegnandola alla vocazione totalizzante del suo essere attrice.
Di grande spessore artistico l’interpretazione della Musy nella gestualità e, originalissima, nell’uso della voce: una recitazione soffiata, dolorosa ed esausta che dà la precisa connotazione al senso di smarrimento e al conflitto esistenziale della protagonista, e che ben rappresenta il desiderio fervido dell’appagamento interiore, del ri-trovarsi: “Vero è soltanto che bisogna crearsi, creare! E allora soltanto, ci si trova”.
Molto suggestiva e di grande impatto visivo l’idea scenografica, con proiezioni ricche di volumi e forme, luci e penombre che disegnano l’ambientazione con effetto sorprendente. Il mare con il suo lento movimento e il suo rumore, incombe come un elemento quasi sempre presente e determinante. Straordinario l’effetto scenico, che in un abile disegno di proiezioni e di luci, riproduce – avvolgendo al suo interno i personaggi -  l’immagine fatiscente e decadente del Teatro Garibaldi di Palermo. Particolarmente apprezzabili per raffinatezza ed eleganza i costumi di Mela Dell’Erba, che cura anche le scene.
“Trovarsi” è un dramma molto contemporaneo e la riscrittura della coppia Vetrano-Randisi, profondi conoscitori dei temi filosofici del drammaturgo loro conterraneo, ne accantona alcuni anacronismi conferendo al filo narrativo forza e spessore e rendendolo ancor più, se possibile, uno spettacolo di indiscussa modernità.

 

 

Teatro Eliseo - via Nazionale 183, 00184 Roma
Per informazioni e prenotazioni:
telefono botteghino 06/4882114 – 06/48872222, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario di apertura del botteghino: dalle 9.30 alle 15.00 e dalle 15.30 alle 19.30, lunedì chiuso
Orario spettacoli: martedì, giovedì, venerdì ore 20.45, mercoledì, domenica ore 17.00, sabato ore 16.30 e 20.45, lunedì riposo
Biglietti: platea I 33 €, balconata 29 €, I galleria 18,50 €, II galleria 13 €

 

 

Articolo di: Isabella Polimanti
Grazie a: Benedetta Cappon, Ufficio stampa Teatro Eliseo
Sul web: www.teatroeliseo.it

 

 

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