Troilo vs Cressida - San Simone, 60° Festival dei Due Mondi (Spoleto)

Scritto da  Domenica, 16 Luglio 2017 

Dopo il debutto in maggio al Teatro Biondo di Palermo, approda al 60° Festival dei Due Mondi di Spoleto il nuovo progetto dell’ensemble ricci/forte, che vede la creatività lisergica di Stefano Ricci e Gianni Forte tornare ad assediare il bagaglio inesauribile della mitologia classica, scaraventandolo negli abissi di abiezione e sofferenza del contemporaneo. Un lavoro acuminato e proteiforme quello prodotto dallo stabile siciliano, che vede l’inconfondibile stile riccifortiano, incarnato con la consueta incisiva caparbietà da tre tra i più solidi pilastri della compagnia, Anna Gualdo, Giuseppe Sartori e Piersten Leirom, incontrare il viscerale e sanguigno universo artistico di Emma Dante, percepibile in modo palpabile nell’interpretazione dei dodici allievi attori appena diplomati della "Scuola dei Mestieri dello Spettacolo" da lei diretta. Un cortocircuito dirompente, nel solco di una continuità drammaturgica con il sentiero segnato dagli ultimi lavori della compagine ricci/forte; un racconto ineffabilmente umano, grondante poesia e sudore, che percuote la coscienza dello spettatore come inflessibile scudiscio, imprimendovi vividi segni indelebili.

 

TROILOvsCRESSIDA
da William Shakespeare
traduzione e adattamento ricci/forte
regia Stefano Ricci
con Sara Calvario, Toty Cannova, Bruno Di Chiara, Marta Franceschelli, Salvatore Galati, Anna Gualdo, Alessandro Ienzi, Francesca Laviosa, Piersten Leirom, Nunzia Lo Presti, Alessandra Pace, Lorenzo Randazzo, Giuseppe Sartori, Simona Sciarabba e Claudio Zappalà
movimenti Piersten Leirom
scene Simone Mannino
costumi Dora Argento
suono Andrea Cera
direzione tecnica Danilo Quattrociocchi
assistente alla regia Liliana Laera
direttore dell’allestimento scenico Antonino Ficarra
realizzazione scene Atelier Nostra Signora Palermo
costruttori Fabio Bondi, Francesco Santoro, Giuseppe Grippi
produzione Teatro Biondo Palermo

 

Troilo vs CressidaQuale cornice migliore della chiesa sconsacrata di San Simone, un tempo custodia di preziose reliquie ed ambito sepolcro per famiglie nobiliari, tramutata poi in caserma e convitto, per accogliere il nuovo progetto teatrale dell’ensemble ricci/forte? L’atmosfera di desolazione di un edificio medievale cui il tempo e la storia non hanno mancato di infliggere colpi impietosi ben si sposa con la devastazione bellica del conflitto troiano che versa in una situazione di ottundente stallo; inoltre l’estrema prossimità tra attori e pubblico esalta la potenza comunicativa dirompente di una regia che trova una delle proprie chiavi di volta nell’instaurare un dialogo autentico e privo di infingimenti con lo spettatore.

Come in numerosi altri capitoli della loro produzione teatrale, il processo creativo di Stefano Ricci e Gianni Forte prende le mosse dalla fonte letteraria, in questa circostanza “Troilo e Cressida”, tragedia shakespeariana tra le meno conosciute e rappresentate, per scarnificarla e rivestirla di un adattamento assolutamente contemporaneo. La trama intreccia due filoni narrativi sostanzialmente distinti: da un lato lo sbocciare del sentimento d’amore tra il principe troiano Troilo e Cressida, figlia dell’indovino Calcante che, prevedendo la sconfitta, è passato al fronte nemico, unione istigata dalla melliflua intercessione dello zio di lei Pandaro; dall’altro la paludosa impasse in cui annaspa l’assedio di Troia con i più valorosi combattenti di entrambi gli schieramenti indecisi sulle strategie da perseguire e sempre più diffidenti nei confronti dei loro comandanti, irresoluti e decisamente poco autorevoli. In entrambi i casi l’epilogo sarà desolante. Difatti mentre i condottieri achei e troiani rivaleggiano tra battaglie furibonde e invidie serpeggianti, Ettore e Cassandra insistono per riconsegnare la divina Elena ai greci così da porre fine alle ostilità, ma Paride e lo stesso Troilo si oppongono recisamente. La mediazione di Calcante persuade Agamennone ad uno scambio: i greci libereranno un prigioniero troiano a patto che Cressida venga restituita al padre; i due innamorati non potranno dunque far altro che soccombere alla ragion di stato, promettendosi fedeltà eterna. Troilo però, tentando di andare a trovarla nell’accampamento nemico, scoprirà amaramente la vacuità di questo giuramento visto che Cressida sta già amoreggiando con Diomede. Non meno dolorose le notizie in arrivo dal campo di battaglia insanguinato da vittime illustri in entrambi gli eserciti ormai allo stremo, con Ettore che massacra Patroclo, segretamente amante di Achille, il quale a sua volta uccide l’eroe troiano. La tragedia rimarrà essenzialmente aperta a testimonianza di come l’insensatezza della guerra non conosca requie, lasciando sul proprio percorso vittime efferatamente massacrate, sentimenti vilipesi, tradimenti ed inganni intessuti nell’ombra, insomma quanto di più oscuro possa connotare la natura umana, tre millenni fa così come oggi.

Troilo vs CressidaQuesto magmatico groviglio viene dipanato da ricci/forte in una sequenza di schegge narrative dal ritmo serratissimo, adagiate sul tappeto sonoro elettronico intessuto da Andrea Cera ed incastonate in un impianto scenografico di notevole impatto concepito da Simone Mannino. Una piattaforma quadrangolare si innalza sullo spazio scenico, disposta trasversalmente rispetto al pubblico, solido pavimento a sorreggere scheletriche strutture metalliche che di volta in volta assumeranno i connotati di banchi scolastici, lettini per accogliere i corpi esausti dei combattenti o gabbie inespugnabili che allontanano inesorabilmente i propri oggetti del desiderio; sullo sfondo un imponente pannello che prenderà a sua volta molteplici sembianze, dapprima una lavagna sommersa dalla confusione di nomi di eroi mitologici, formule matematiche, frasi greche e latine, poi l’effigie anatomica di un corpo scorticato, infine una glaciale parete di plumbeo metallo; a sormontare questo piedistallo quadrangolare un piano parallelo costellato di luci al neon, pronto a sprofondare verso il basso per schiacciare un’umanità soggiogata dalla sua stessa vacuità e falsità. Uno spazio scenico indubbiamente suggestivo che si staglia maestoso sullo sfondo della nuda abside della chiesa sconsacrata, impreziosito cromaticamente dai costumi di Dora Argento nelle vivacissime sfumature delle camicie dei ragazzi e dei vestiti delle ragazze, a colorare un’umanità disperatamente alla ricerca di affermazione e celebrità, pronta per questo ad abdicare senza riserve ai basilari principi etici e morali.

Un’umanità che guardandosi allo specchio non si riconosce, che ha smarrito radici ed equilibrio e tradito il proprio passato, ciò nonostante finendo implacabilmente sconfitta dalla realtà. Proprio come accadde alle pendici di Troia, dove il desiderio, la vanità e la brama di potere contrapposero per lunghi anni due popoli riducendoli letteralmente allo sfinimento, annientando vincoli familiari e imponendo sacrifici immani. Ed è così che la vicenda privata di Troilo e Cressida - lui riluttante all’affrontare l’agone bellico, preso com’è dallo struggimento amoroso; lei ben più cauta nell’abbandonarsi tra le sue braccia, divisa tra il fascino dei condottieri troiani più ardimentosi come Ettore o Paride e la paura di concedersi a lui troppo avventatamente - scolora nel dramma epico con i suoi personaggi immortali: Elena, sublime bellezza costantemente sotto i riflettori e causa primigenia del martirio in corso, giovinezza sempiterna di un’isola che non c’è cui gli anni non regalano saggezza né ristoro; Agamennone, comandante in capo adirato contro la sorte infausta e ormai messo in discussione dai suoi stessi luogotenenti dopo sette anni di fallimenti bellici; Ulisse, sottile arguzia e la sfrontatezza di sfidare un’autorità non più all’altezza dell’esercito acheo e guerrieri come Achille a suo avviso trasformatisi in reginette del ballo; Ettore, smanioso di confrontarsi in battaglia con rivali greci realmente di valore e che sappiano tenersi stretta la propria donna; Aiace, Tersite ed Achille in una versione siciliana decisamente sanguigna; infine Cassandra, con le sue mortifere profezie annunciate al di sotto di un soffitto inquietante pronto a crollare sull’umanità.

Troilo vs CressidaL’onorabilità di un uomo si misura coi ripensamenti.
Fatti venire un dubbio: scegli di diventare adulto.
Non parlo di resa o di paura.
Affronta a testa alta il pericolo che ci abbraccia.
Cresci senza questo incessante canto delle sirene.
Trova il tuo personale approdo.
Niente è per sempre.
Apri la porta.
Non senti che bussano?
E’ tempo di uscire da questa crusca di ore pallide.

A far da controcanto a questi immortali personaggi del mito, tutta la carnale ferinità del coro delle Marie dei Vicoli, pronte ad avventarsi con la ferocia del pettegolezzo più becero sulle rovinose disavventure amorose di Troilo e Cressida. Unico pallido tentativo di sottrarsi alla violenza inaudita della condizione umana sarà allora quello di affidare le proprie intime debolezze e le proprie neglette aspirazioni alle candide pagine di un diario, che ci riconduca sulle sponde di una vagheggiata isola che non c’è.

Caro Diario,
ho deciso di restare sull’isola che non c’è perché qui il tempo non esiste
e non voglio smettere di correre per iniziare ad avere fretta.
Non voglio più vedere gli occhi di chi vuole aiutarmi e non ci riesce.
Ho deciso di restare perché soltanto in questo posto per guarire le ferite è sufficiente la pastina col formaggino.

Caro Diario,
ti scrivo perché voglio rimanere qui, dove tutto è più semplice.
Dove non dimentico le facce dei miei nonni.
E il ricordo del loro affetto quando la sera dopo che l’Italia aveva perso ai rigori dei mondiali,
loro mi preparavano un bicchiere d’acqua con lo sciroppo di menta.
Non voglio crescere perché cosi posso continuare a sentirmi speciale per qualcuno.

Troilo vs CressidaIn questo vorticoso susseguirsi di parole e immagini, alcuni passaggi si scolpiscono con chirurgica precisione nei sensi dello spettatore. Senz’altro il monologo di Ulisse (Giuseppe Sartori) che, abbracciando uno scheletro a mo’ di novello Amleto, si interroga sulla labilità di un giuramento di fedeltà e sulla natura umana insaziabilmente famelica di riconoscimenti; continua in questo monologo il parallelismo già in precedenza instaurato con il “Peter Pan” di Berrie e il suo ostinato, vano tentativo di rimanere inchiodato ai sogni della giovinezza, inchiodato proprio come gli scarponi militari che vengono imbullonati uno ad uno con un tonfo sordo contro la glaciale parete metallica posta sul fondale.

Necessario è cogliere l’istante.
La perseveranza è l’unica cometa che mantiene la sua coda fiammeggiante di dignità.
Seconda stella a destra poi dritti fino al mattino.
L’operosità deve essere incessante come una perpetua in sacrestia.
Deve viaggiare sotto la coltre immacolata del prodotto fresco.
Wendy se lasci il passo permetti alla marea di avanzare:
la spiaggia dorata si trasforma in scoglio ostile che nessun campanellino potrà riconvertire.
Il tempo è un padrone di casa mondano che saluta l’ospite in partenza con un tiepido “ci rivedremo”
e a braccia spiegate afferra quello entrante.
Il benvenuto sorride sempre, è nella sua natura.
L’addio esce sospirando.
La virtù non cerca remunerazione per ciò che è stata:
bellezza, senno, amore, amicizia
tutti sudditi del tempo calunniatore.

Troilo vs CressidaNon meno incisiva la battaglia che subito dopo viene ingaggiata tra i guerrieri e le loro spose per attrarsi l’uno verso l’altro sino allo stremo delle forze, sulle note di Rino Gaetano con A mano a mano. L’epilogo è affidato a Pandaro (Anna Gualdo) con un’ amara riflessione sulla caducità della bellezza, dei proclami di amore, fedeltà e lealtà, tutto si corrompe e imputridisce. A poco servirà dunque la vernice bianca di cui si cospargeranno completamente i quindici performer in scena, sulle sofferenti note della canzone di Rosa Balistreri “Terra ca nun senti”; questi sepolcri umani imbiancati sono stati cosparsi di candida biacca, ma al di sotto rimane la putredine di un’umanità in disarmo, marcia fino al midollo, senza speranza alcuna.

Un prezzo si paga restando da soli.
Nessuno si impasta nei vostri colori.
Perciò, attenti agli idoli, alle star di fumo, agli eroi di qualunque tenzone, siate pronti a cambiare all’istante le invitanti immaginette di cartone.
Perché si sa, non superano mai il tempo di un’unica sola stagione.

Troilo vs CressidaAncora una volta con “TROILOvsCRESSIDA” Stefano Ricci e Gianni Forte conducono lo spettatore in un viaggio teatrale onesto, viscerale, senza sconti di pena, scaraventandogli addosso ipocrisie e inconsistenze dell’essere umano, con un linguaggio stratificato caratterizzato da una perfetta sintesi tra la dirompente potenza della messa in scena e la ricercatezza della drammaturgia. L’incontro tra interpreti “storici” della compagnia ricci/forte come i sempre emozionanti, rigorosi e intensi Anna Gualdo, Giuseppe Sartori e Piersten Leirom e gli allievi appena diplomati della "Scuola dei Mestieri dello Spettacolo" (talenti indubbiamente promettenti, tra cui spiccano le performance di Bruno Di Chiara, Toty Cannova e Alessandro Ienzi) appare sorprendentemente riuscito, un vivido cortocircuito orchestrato dalla solida direzione registica.

Dopo le repliche spoletine, accolte da un calorosissimo consenso del pubblico, ci auguriamo vivamente che “TROILOvsCRESSIDA” possa conoscere quanto prima la circuitazione meritata da un progetto di tale valore; nel frattempo, per gli estimatori dell’universo teatrale riccifortiano un altro evento imperdibile è alle porte, il loro debutto nell’opera lirica con la “Turandot” di Puccini al Macerata Opera Festival. Appuntamento dunque allo Sferisterio di Macerata per sole cinque repliche (17, 21 e 29 luglio, 4 e 13 agosto) che si annunciano memorabili.

 

San Simone - Piazza Bernardino Campello, 06049 Spoleto
Per informazioni e prenotazioni:
telefono 0743/776444 - 0743/222889, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: venerdì 7 luglio ore 17, sabato 8 e domenica 9 luglio ore 15
Biglietti: posto unico € 35

Articolo di: Andrea Cova
Foto di: Maria Laura Antonelli (n. 1-3-4-5-6-7), Rosellina Garbo (n. 2)
Grazie a: Nicoletta Strazzeri, Ufficio stampa 60° Festival dei Due Mondi di Spoleto
Sul web: www.festivaldispoleto.com

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