Trittico teatrale al Calabbria Teatro Festival, aspettando i “corti” - Teatro Sybaris (Castrovillari)

Scritto da  Sabato, 15 Ottobre 2016 

Migrazioni, migranti, accoglienza e incontro-scontro con l’altro, che è talora alter ma a volte alias, alieno, al centro dei tre spettacoli delle serate del Calabbria Teatro Festival in attesa della maratona dei dodici "corti" che caratterizzano la rassegna. In modo assolutamente diverso si confrontano sul tema originario ed esistenziale dell'uomo viaggiatore della vita, alla ricerca di una condizione migliore, della terra promessa o in fuga da una situazione insostenibile. "Oz" affronta il tema in modo onirico, giocoso, con gli occhi di una bambina che insegue un sogno e prova a distinguere tra male e bene. "Se son rose..." è una performance che mette in luce la possibilità di una comunione oltre la comunicazione, al di là delle lingue: sceglie il linguaggio universale dei fiori. "Il riscatto" è un sogno avverato senza perdere la tenerezza, la memoria delle radici della savana. Il racconto in prima persona di un cammino senza perdere il coraggio, attraversando l'orrore documentato dai telegiornali e da un giornalismo troppo spesso emozionale e voyeuristico. L'ultimo capitolo di questa "trilogia involontaria" ci raccomanda di non perdere il sorriso, di leggere tra le righe e di affilare le armi dell'ironia contro chi, come dice l'esordio, "semina povertà, raccoglie profughi".


Debutto della tre giorni prima della maratona dei “corti”, con Oz”, di Mascarò per la regia di Andrea Bartolomeo con Anna Rita Gullaci, Annarita Colucci, Pamela Vicari, Roberto Adinolfi e lo stesso Andrea Bartolomeo. Lo spettacolo nasce da un’idea di Andrea Bartolomeo, autore del testo, oltre che della messa in scena con l’idea di portare il teatro tra la gente per smentire - o meglio aggirare - l’accusa del pubblico che diserta il teatro, diventata un alibi anche per attori e registi. Nella sua intuizione c’è la voglia di recuperare un teatro popolare per tutti che però possa essere letto a più livelli, un teatro per tutti, per l’uomo di strada e per gli intellettuali, per i bambini e per i grandi, perché nelle piazze non ci sono divisioni.

Nello spettacolo c’è anche il recupero delle arti da strada, i funamboli, i mangiafuoco, i trampolieri, e ancora burattinai e marionettisti, oltre che attori. Nell’azione scenica si mescolano il teatro classico, il mondo dei caratteristi, lingue colte e dialetti. Ad un primo sguardo è uno spettacolo per bambini che fa leva sull’interattività, sull’aspetto giocoso e dell’improvvisazione, sul grottesco, il ridicolo, l’aspetto tenero e il lieto fine. Ci sono però spunti per farne uno spettacolo che prenda un’altra via dove le voci siano soprattutto per una linea di essenzialità che possa virare verso la danza, asciugando la parola, l’ammiccamento, la voce in falsetto e lasciando spazio al testo registrato della narrazione. Molto curata la macchina scenica e i costumi che divertono e intrigano.

Al centro il mondo di Oz riscoperto attraverso il linguaggio del teatro open air, e i suoi principali personaggi, interpretati con stili e tecniche diverse: dal teatro alla danza, dal fuoco ai trampoli, dalla commedia dell'arte all'uso dei pupazzi e burattini e un finale pirotecnico. C’è un sottotesto, quasi subliminale, che racconta un percorso di iniziazione che per certi aspetti ricorda il mondo onirico e deforme di Alice nel Paese delle Meraviglie e che porta il sogno di una bambina a realizzarsi attraverso il viaggio, metafora della vita. Il viaggio è un cammino interiore e fisico che attraversa confini, scavalca muri con una densa simbologia dove si ritrovano i simboli di acqua, terra, fuoco e aria, in altre parole la dialettica della vita rappresentata dalla fedeltà del cane amico e dell’albero che spesso diventa una foresta nella quale ci si può perdere. Lo spettacolo invita senza illusione e ingenuità a non voltarsi indietro e a perseverare, volando con la fantasia e i piedi ben piantati a terra, senza dimenticare la casa e le proprie origini ma continuando a cercare la terra promessa che è dove c’è casa, pace e affetti e allora l’inizio e la fine coincideranno.

Calabria versus Africa con Zahir, compagnia regionale aperta agli immigrati, in scena con “Se son rose…”, una storia che s-confina delicatamente, su un testo di Teresa Bruno; in scena Mamajan Bah, Gregorio Battizocco, Antonio Belmonte, Bakary Jarju, Fanta Kanteh, Marzia Nigro, Omar Sakho e Ibrahim Samura; assistente alla regia Maria Furfaro e organizzazione di Alessandra Fucilla.

Performance un po’ ambiziosa, anche se interessante come idea: il linguaggio universale del corpo oltre le lingue culturali. L’idea nasce all’interno del progetto MYART - Mediterranean young artists - progetto Finanziato nell’ambito del Piano Azione Coesione “Giovani no profit” dalla Presidenza Del Consiglio Dei Ministri- Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale. L’idea è di utilizzare il teatro come processo di integrazione e interazione tra identità culturali e religiose diverse. Nello spettacolo, di un’ora, la lingua è solo quella dei fiori, universale come può esserlo una rosa rossa che viene passata come un testimone di mano in mano. Solo qualche suono e poche frasi che ciascuno degli interpreti pronuncia come un monologo, tutte le lingue diverse, incomprensibili ai più: gli interpreti italiani parlano il dialetto locale. Ma la lingua è superata dalla voglia di incontrarsi di stare insieme, tutti provenienti da un unico destino, la fuga attraverso il mare. Lo spettacolo è stato ideato e realizzato dall’Associazione Culturale Multietnica La Kasbah, ONLUS, in collaborazione con Movimento per la Cooperazione Internazionale (Mo.c.i.), Clown in corso, Pagliassi.it Soc. Coop., Officine Babilonia, Circolo Culturale Popilia, Circolo Culturale Cabret, Provincia di Cosenza, Comune di Cosenza. I ragazzi della compagnia partecipano per sei mesi al laboratorio teatrale: ragazzi italiani, ragazzi degli SPRAR (Sistema Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati), e persone diversamente abili, dando vita ad uno spettacolo poetico frutto dell’incontro e dello scambio tra diverse identità. Un’ opera contemporanea che parla di differenze come forza e non come distanza, in cui gli attori, senza una lingua comune e in un modo totalmente originale, esprimono il loro incredibile desiderio di essere liberi.

La Terza serata è nel segno de “Il Riscatto - dalla Savana al Municipio, il riscatto del migrante” di e con Mohamed Ba, realizzato dall’Arci Open Source. One-man show offerto da questo senegalese che recita in italiano, declama Dante, passa dalle percussioni della sua tradizione, alla selezione della musica classica con L’Adagio di Albinoni e il Va’ Pensiero di Verdi; dal teatro giornalistico con un montaggio di video toccanti sulle rotte dei migranti, all’ironia di un cabaret tragico e graffiante; con narrazioni che ricordano quelle dei griot, costringendo il pubblico a guardarsi allo specchio ma senza buonismo. Lo sguardo che ci frusta è quello dell’ultimo tra gli ultimi che è riuscito a salire sul palco da protagonista e che parla dell’Italia con la voce di chi l’ha vissuta e la conosce bene e per questo suona duro anche se ha il sorriso. Abile istrione che racconta la paura del diverso, il bisogno di assimilazione dell’altro per riconoscerlo non con proclami o tesi ma solo con il gusto della battuta tratta dalla pubblicità, mischiando “esotismo” e quotidianità, mentre scherzando racconta la storia di un’Africa prosciugata dalle colture intensive, sfruttata, deportata e fatta a pezzi, oggi bolgia di crudeltà dove i conflitti tra etnie sono stati importati. Un macabro paradosso. Nascere e crescere nel sud del mondo, coltivare l’idea ingenua, intollerabile, indegna di gente moderna, che il mondo sia nostra patria comune e che, prima che la morte ci accolga tutti, secondo le credenze e i riti di ognuno, la terra che calpestiamo sia di noi tutti. E così è il mare che la avvolge e il cielo che ci disseta capricciosamente, lo sfondo della nuova Apocalisse. Ritrovarsi in mezzo al nulla assoluto, armati solo della speranza di essere visti, di essere notati, di essere salvati. “Il Riscatto è uno spettacolo che ci porta a toccare con mano tutto quello che bisogna sapere sul fenomeno migratorio, e forse a capire almeno un perché tra gli altri mille perché. In questo spettacolo della durata di un'ora, Mohamed Ba ci invita a cogliere l’occasione che ci offre la povertà per un riscatto, per una vera rilettura di noi stessi che non possiamo non contaminarci con l’altro, oltre la volontà. Il sogno diventa realtà e l'esule diventa il primo cittadino. E se succedesse davvero? Forse è già successo perché la realtà supera la fantasia.

Mohamed Ba nasce a Dakar in Senegal ed emigra in Francia, dove è stato coordinatore dell'operazione Un immigré, un livre. Nel 1998 ha pubblicato Parole de nègre, sulle migrazioni nei paesi del Sahel. E' fondatore del gruppo Mamafrica che usa le percussioni per diffondere la cultura africana. E' autore ed interprete di monologhi teatrali come “Parole fuori luogo”, “Musica e popoli”, “Invisibili”. Nel 2011 ha portato in scena “Relazione per un'accademia” di Franz Kafka, per la regia di Heike Brunkhorst. Nel 2013 scrive il suo primo romanzo Il tempo dalla mia parte. Attivista nell'affermazione dei diritti umani, ha partecipato a vari progetti teatrali e a trasmissioni radiofoniche e televisive.

 

Articolo di: Ilaria Guidantoni

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