Trincea - Teatro India (Roma)

Scritto da  Sabato, 21 Maggio 2016 

Dal 16 al 18 maggio, al Teatro India è andato in scena "Trincea", spettacolo di apertura del trittico "Uomini in trincea" dedicato alla Grande Guerra e inserito nel segmento di stagione "Guerre/Conflitti/Terrorismi", il progetto del Teatro di Roma che affronta il tema dei conflitti che interessano le nostre società moderne. Il lavoro, scritto e interpretato da Marco Baliani e con la regia di Maria Maglietta, è la storia non-storia di un uomo come tanti dilaniato nel corpo e nello spirito dalla realtà cruenta e spersonalizzante del primo grande conflitto a fuoco della storia, in cui le macchine hanno, per la prima volta, trionfato sull’individuo.

 

Produzione Marche Teatro in coproduzione con Festival delle Colline Torinesi presenta
TRINCEA
scritto e interpretato da Marco Baliani
regia Maria Maglietta
scene e luci Lucio Diana
musica e immagini Mirto Baliani
visual design David Loom
costumi e elementi di scena Lucio Diana e Stefania Cempini

 

Un fondale bianco su cui vengono proiettati video ed immagini ed un piano inclinato, anch’esso bianco, da cui si aprono botole segrete; proprio da una di queste, entra in scena il soldato Baliani, come un burattino che gioca con il proprio corpo, tendendo i suoi stessi fili. E’ sul palco e si esibisce in una strana danza: striscia, si contorce, si schianta per poi risollevarsi, si allena con la baionetta, viene coinvolto nella retorica delle marcette militari. Non ha nulla di umano, ed infatti non lo è più: è solo un corpo, una matricola, un essere senza più dignità ed autonomia, completamente asservito agli ordini di un Potere che manda milioni di uomini al macello.

Da questa “trincea nella trincea”, da sottoterra, da un inferno non ben identificato, uscirà, dopo qualche tempo, anche il corpo inerme di un soldato finito sotto i colpi del nemico; non importa se sia morto o semplicemente un manichino di paglia, questo compagno di viaggio sarà l’elemento con cui condividere le proprie paura e le necessità più corporee e fisiologiche, quando il corpo e la mente sono completamente ubriachi di paura.

Nessuna narrazione, quindi, per Baliani questa volta: in scena la spersonalizzazione di un individuo, attraverso brandelli di monologhi e immagini alla rinfusa, fatte di concretezza e di una quotidianità terrificante. Sul palco a fare da protagonista è la ferita non solo di una persona, ma di tutti i soldati che, durante il primo conflitto mondiale, sono stati trasformati in niente di diverso che in veri e propri strumenti di artiglieria. Corpi che servono all’industria bellica per protrarre lo strazio il più a lungo possibile, corpi mutilati, corpi privati della propria dignità, corpi annientati dalle bombe e corpi autolesionisti, con il solo obiettivo di tornare a casa vivi.

Affinché questa scenografia così scarna possa rendere un’idea del campo d’azione della “notte del mondo”, essenziale risulta essere il ricorso all’interazione di più linguaggi diversi: la parola, dell’attore in scena ma anche registrata su nastri - dello stesso Baliani e di altre voci in un concerto polifonico a testimonianza delle tante lettere inviate ai propri cari, grida d’amore e di aiuto; le foto ed i video di archivio riprodotti, grazie anche all’uso calibrato del mapping, sullo sfondo ma anche sullo stesso protagonista, spesso riadattati rispetto all’originale dal visual designer David Loom, sfruttando le dissolvenze e caricando di significato il contrasto tra luce ed ombre, tra nero e bianco; il tessuto sonoro, il rumore assordante di granate e mitra che ammutoliscono la natura fino ad allora preponderante, ma anche l' eco dei grammofoni fatti suonare nel fango delle trincee per dare energie alle truppe tra un assalto e l’altro, dove Verdi la fa da padrone, dall’ouverture de La Traviata in apertura al Và pensiero in chiusura; gli odori gradevoli, sebbene solo immaginati, a cui rimandano le tante allusioni al piscio di cui è intriso il terreno, al fetore delle latrine dove ci si deve adattare ad espletare i propri bisogni fisiologici davanti a tutti, rinunciando ad ogni briciolo di pudore e di dignità individuale.

Graffiante e crudo come sempre Baliani, che si dimostra ancora una volta capace di creare teatro con la sola forza della parola, colpendo direttamente al cuore del pubblico. La pièce si chiude con un’immagine che è un pugno nello stomaco: il soldato, ora “scemo di guerra” ricoverato in un ospedale psichiatrico, si ritrova in un corpo che non riesce più a governare: scosso continuamente da tremori, le sue parole sono biascicate. A parlarci rimane solo il terrore del suo sguardo, che difficilmente riusciremo a scollarci di dosso.


Teatro India - Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi) 1, 00146 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/684.000.346, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: 16 e 17 maggio ore 21.00; 18 maggio ore 19.00
Biglietti: posto unico intero 18 € - under35, over65, convenzioni 16 € scuole e studenti 14 €
Durata spettacolo: 1 ora e 20 minuti più intervallo

Articolo di: Serena Lena
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP