Tre Visioni - Piccolo Teatro Campo d'Arte (Roma)

Scritto da  Ilaria Guidantoni Martedì, 26 Novembre 2013 

Nella forma di una mise en espace, tre personaggi stretti nel palco senza separazione dal pubblico che sembra entrare a tutti gli effetti nella scena, raccontano tre vite allo specchio, la storia di tre sorelle, nell’incendio dello zarismo. Vicende personali e storiche si intrecciano. Alla minuzia degli oggetti di scena, pizzi e merletti che rievocano bene l’atmosfera di un mondo stantio al tramonto che non sembra mai stato giovane, fanno da controcanto tre voci potenti. Due delle sorelle sono interpretate da uomini, costringendo lo spettatore ad un lavoro di straniamento. Sono voci che coprono l’intera recitazione, per altro accennata, soddisfano me che amo molto le voci maschili nel leggere le parti femminili. Forse si potrebbe ridurre ancora la recitazione, lasciarla alla sola figura femminile, per concentrare l’energia, l’emozione e non dar l’impressione, in certi momenti, di un teatro di recupero.

  

 

Scene dal parco della luna presenta
TRE VISIONI
di E. Petronio Nicolaj
da “Tre sorelle” di A. Cechov
con Alessandro Calabrò nel ruolo di Irina
Enrico Petronio Nicolaj nel ruolo di Maša
Barbara Esposito nel ruolo di Olga
assistente alla regia/tecnica Stefania Capace

 

 

Il 31 gennaio del 1901 va in scena al Teatro d’Arte di Mosca la prima di Tre sorelle di Anton Cechov, storia di tre donne testimoni del tramonto dello zarismo: è il Cechov, “cantore del crepuscolo” che come ne’ “Il giardino dei ciliegi”, per citare la sua opera più famosa, propone uno specchio tra società e famiglia, storia e psicologia, in un rifrangersi continuo che è un infrangersi, come nella pièce proposta al Piccolo Teatro Campo d’Arte. La formula della narrazione, una sorta di mise en espace, enfatizza l’idea di una lezione sulla Russia di quegli anni attraverso la storia di una decadenza familiare: le tre sorelle non possono che limitarsi a vivere quello che il destino ha riservato loro, sebbene di tanto in tanto una desideri calarsi nei panni dell’altra, mentre il pubblico può scegliere chi essere e specchiarsi in una parete laterale.


Più di cent’anni dopo, il teatro di Cechov presta ancora le sue parole e i suoi personaggi a noi uomini contemporanei, anzi post-moderni, ogni volta che abbiamo bisogno di dar voce ai nostri silenzi quasi apocalittici, allo sgomento che ci prende davanti all’ universo o al baratro e tutte e tre le sorelle non a caso hanno molti silenzi.
Tre attori raccolgono le confessioni delle tre sorelle, lasciate come una specie di testamento, tre lettere abbandonate nelle stanze di una vecchia casa.


Tre VisioniTre donne molto diverse l’una dall’altra: la malinconica e saggia (almeno all’apparenza), colei che dice che non ci si sposa per amore ma per dovere, Olga; la passionale Maša e la romantica Irina, piena di sogni spezzati. Tre identità femminili estremamente moderne e taglienti, a volte tristi, fortissime e fragilissime allo stesso tempo. La formula è quella della narrazione della novella. C’erano una volta tre sorelle, tre visioni, che erano così diverse eppure sovrapponibili.


In un gioco di riprese, scambi, episodi si ricostruisce facilmente la vicenda anche per chi non avesse letto l’opera e si capisce la vita in una grande casa nella capitale di un governatorato lontano da Mosca, che resta il sogno. Tornare là dove sono nate, ora che il padre è morto e quella casa, un tempo frequentata da militari di alto livello, ora è solo vuota e triste. I loro sogni andranno alla malora per l’egoismo del fratello, il loro erede che ha ipotecato la casa lasciando che i soldi li prendesse la moglie.


Le sorelle sono in fondo tutte infelici per i loro amori. La più piccola, Irina, sposata ad un barone perché buono ma senza amore, solo per il sogno di andare a Mosca, rimarrà invece vedova anzi tempo e partirà comunque, sola per fare la maestra perché bisogna pur vivere e lavorare; il tema del lavoro che tanto dirà della Russia contemporanea si intravede già in questo canto del cigno di un’epoca di passaggio. Olga è colei che si occupa di organizzare e dirigere la casa, eppure confessa di avere desideri di cose e di persone care vicine, senza esporre altro di sé, ma nell'epilogo a lei spetta la lettura del “Diario di un’Apocalisse” di Petronio Nicolaj e la fine, sperando di poter capire perché viviamo visto che vivere è un destino. Maša è la donna innamorata, sentimentale, detesta il marito che incarna il nuovo, la borghesia volgare, la meschinità. Un incendio diventa metafora di un mondo al tramonto. Un testo ben ricostruito in questa regia snella.

 

 

Estratto dal testo: “La musica ha un ritmo così allegro, coraggioso, e dà una voglia di vivere! Dio mio! Un giorno ce ne andremo anche noi, per sempre, ci dimenticheranno, dimenticheranno i nostri volti, le nostre voci, quante eravamo, ma le nostre sofferenze si trasformeranno in gioia per quelli che vivranno dopo di noi, la felicità e la pace regneranno sul mondo, e loro ci ricorderanno con una buona parola, benediranno quelli che vivono oggi. Oh, sorelle care, non è finita, la nostra vita! Vivremo! La banda suona allegra, festosa, e sembra che da un momento all’ altro sapremo perché viviamo, perché soffriamo… Oh! Poterlo sapere, poterlo sapere!

 

Scene dal parco della luna
Scene dal parco della luna è un piccolo festival di teatro che si tiene d’estate a Villa Nicolaj, in provincia di Bologna. Villa Nicolaj è l’antica casa di campagna appartenente alla famiglia di E. Petronio Nicolaj, e da tre anni, in estate, per un’intera giornata, diventa un teatro all’aria aperta. Nel corso delle passate edizioni, E. Petronio Nicolaj ha presentato spettacoli da Cecov, Shakespeare, Pirandello e tanti altri. TRE VISIONI è andato in scena lo scorso luglio 2013 nelle stanze della casa: in sala da pranzo, in camera da letto e in soffitta. I proventi della presente serata serviranno a finanziare la prossima quarta edizione che si terrà nell’estate del 2014.

 

Petronio Nicolaj ci ha raccontato qualcosa in più riguardo a quest'esperienza:
Villa Nicolaj è la casa di campagna in provincia di Bologna dove ho passato fin da bambino parte delle mie vacanze, assieme alla mia famiglia. È una casa alla quale sono profondamente legato, le stanze, il giardino, il bosco, i campi fuori dal paese…
Nel 2011 finalmente ho preso coraggio, ho radunato un gruppetto di amici e, autofinanziandomi completamente, se non per un certo aiuto tecnico dal Comune, ho dato l’avvio a Scene dal parco della luna, che non nasce come un festival vero e proprio ma piuttosto vuole essere una “giornata in campagna” da passare assieme ad ascoltare le parole dei poeti e dei drammaturghi sotto le querce o i noccioli. La mia formazione artistica comincia in Inghilterra. Il primo spettacolo di Shakespeare che ho visto era il Come vi piace dato da un gruppo di attori nel giardino di un college, e all’intervallo ci hanno servito un bicchiere di vino rosso. Ecco. Provo a fare una cosa simile. Non mi interessa la perfezione tecnica, ossia voglio dire, non mi interessa la freddezza di un festival in cui non c’è differenza con la grande sala di un teatro della capitale. Mi interessa che la gente passi una bella giornata sdraiata sull’erba mentre ascolta Cechov o Shakespeare o Pirandello. Villa Nicolaj è prima di tutto casa mia, e il pubblico è mio ospite. A me piace molto cucinare e invitare gli amici a cena. Scene dal parco della luna nasce così.
Villa NicolajNella seconda edizione del 2012 Scene dal parco della luna aveva un tema: storie di campagna. Per l’occasione ho scritto ed interpretato un testo, un lungo monologo, dal titolo …I nostri sogni. Il monologo racconta della mia vita a Villa Nicolaj. Il testo è piaciuto molto e io mi sono scoperto autore. Nella terza edizione del 2013 allora ho presentato altri due lavori, questa volta tratti uno dall’Amleto di Shakespeare (titolo: La tragica storia dell’amore sublime fra il Principe Amleto e la bella Ofelia) e uno dalle Tre sorelle di Cechov, Tre Visioni.
Tutti i miei lavori parlano di vita e di morte, di ricerca dell’anima, di spiriti che ritornano, di grandi gioie e grandi dolori. Sono testi del tutto autobiografici: nel senso che io “uso” i personaggi per raccontare qualcosa di mio. Al tempo stesso non credo di tradirli, o negarli… Mi piacciono quei personaggi perché vi leggo dentro qualcosa della mia storia, allora scrivo una specie di terzo tempo, una scena che viene dopo, dopo il testo originario. Per esempio è stato così per Masa di Tre Visioni, che ho interpretato l’altro giorno a Roma al Teatro Campo d’Arte. Usando Masa volevo rappresentare un uomo, un giovane uomo, che si spezza dal dolore. Volevo far vedere la parte molle di uomo, che è la sua onestà, la sua intimità. Masa me ne ha dato l’occasione, per così dire. In Masa era contenuto quell’uomo, che sono io, in fin dei conti.
Ora sto lavorando al progetto FARFALLE, che aprirà Villa Nicolaj tutti i giovedì sera da metà aprile fino a luglio con letture e performance da Pirandello, Jacopone da Todi, Agatha Christie, Marquez, Goethe... musica e altro... A luglio poi presenteremo la nostra nuova creazione: "NUDO, ovvero: Sogno di una notte di mezza estate" di Shakespeare, per il quale firmerò la regia, e gli attori reciteranno nelle scene della notte incantata completamente nudi, come in un rito inziatico magico. Sarà uno spettacolo visionario.

 


Piccolo Teatro Campo d’Arte - via dei Cappellari 93, 00186 Roma (zona Campo de’ Fiori)
Orario spettacoli: 22-23-24 novembre, venerdì-sabato ore 21, domenica ore 18 e 21
Biglietti: 10 euro

 

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Stefania D’Orazio, Ufficio Stampa Piccolo Teatro Campo d'Arte
Sul web: www.scenedalparcodellaluna.com

 

 

 

 

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