Tre donne per Atir - Atir Teatro Ringhiera (Milano)

Scritto da  Sabato, 19 Dicembre 2015 

Tre serate di teatro al femminile, dall’11 al 13 dicembre, all’Atir Teatro Ringhiera, nella minirassegna “Tre donne per Atir” concepita a sostegno della sala del Gratosoglio, dimora della compagnia, che ha visto in scena tre sue attrici storiche con i loro lavori teatrali più importanti. Tre sguardi femminili, accompagnati da tre madrine d’eccezione. Si tratta di Irene Serini, Chiara Stoppa e Valentina Picello in scena con Moana Porno - Revolution; Il ritratto della salute; Alice, Cara Grazia con le presenze autorevoli in sala di Isabella Santacroce, Franca Valeri e Lella Costa.

 

MOANA PORNO-REVOLUTION
di e con Irene Serini
drammaturgia e regia Marcela Serli

IL RITRATTO DELLA SALUTE
di Mattia Fabris e Chiara Stoppa
regia di Mattia Fabris
con Chiara Stoppa
produzione ATIR

ALICE, CARA GRAZIA
libero tradimento da Dario Fo, Franca Rame, Patrizia Valduga
con Valentina Picello
scene e costumi Chiara Donato, Eleonora Rossi
musiche Zeno Gabaglio
drammaturgia e regia Filippo Renda
una produzione Idiot Savant / Ludwig

 

Tre donne intorno al cor mi son venute. E che donne, porca miseria. Irene Serini, Chiara Stoppa, Valentina Picello. Ossimoriche, come ogni femmina che si rispetti: fragili e vigorose, esuberanti e timide, volitive e indecise. L'occasione era di quelle ghiotte, almeno per chi ama lasciarsi sorprendere dalle sorprese illimitate che l'altra metà del cielo è sempre in grado di riservare. Ma era anche un'occasione per finanziare l'Atir Teatro Ringhiera - ovvero uno di quei teatri, e non sono poi tanti, che se non ci fosse se ne avvertirebbe sul serio la mancanza.

C'erano Moana-Anita, Chiara e Alice. E le loro rispettive madrine Isabella, Franca e Lella. Ha aperto le danze venerdì 11 Moana Porno-Revolution, col personaggio di Anita che sogna di essere Moana Pozzi. Anita come sono tante, direbbe il Dalla di Anna e Marco. Ingenua e sprovveduta, così tenera che la taglieresti con un grissino. Una ragazza di provincia che trova ristoro dalle sue malinconie affidandosi ai sogni “mostruosamente” proibiti. Diventare Moana è l'(h)ardito desiderio della giovine. Non ce la potrà mai fare, semplicemente perché Moana è stata unica, così come ognuno di noi è unico e insostituibile. Però in compenso è possibilissimo liberare la femminilità prepotente che cova sotto la cenere. Difatti Anita, a fine spettacolo, la libera eccome.
Vorrei precisare che l'andamento rapsodico di questa mia recensione (una e trina) è voluto, perché nelle tre serate all'Atir abbiamo assistito a tre sogni, declinati con tre linguaggi differenti ma tutti e tre riconducibili al comun denominatore del sogno come strumento salvifico. In Moana Porno-Revolution, come abbiamo già detto, Anita riesce a realizzare il desiderio di emancipazione dai tabù sessuali. Una volta infranti i tabù, la qualità della sua vita migliora e di tanto.

Chiara Stoppa invece, protagonista di un racconto autobiografico nella seconda giornata all'Atir, si è ritrovata per davvero a dover fare i conti con una malattia molto grave ad appena 26 anni. E secondo voi avrebbe mai sconfitto quel brutto male che si annidava dentro il suo corpo se dentro di sé non avesse coltivato, a ogni ora di ogni santo giorno, il sogno di continuare a vivere? Oggi Chiara è il ritratto della salute, e se noi spettatori possiamo goderci le sue eccellenti performance è perché lei ha desiderato, con tutto il cuore, di recitare ancora la sua parte, nel palcoscenico del teatro ma soprattutto nel palcoscenico della vita.

Poi la terza sera è stato il turno di Alice, un'Alice che nel paese delle meraviglie ha smarrito la bussola, infelice e sottomessa alla crudeltà degli eventi. Volete sapere come riesce poi a ritrovarla? Imparando a distinguere tra sogni malvagi e sogni buoni, tra desiderio di apparire senza essere e desiderio di apparire ed essere. L'Alice di Valentina Picello sceglie la seconda strada, ovvero il sogno buono dell'essere che si lega all'apparire, della forza interiore che non esclude assolutamente il piacere della vanità, dell'effimero. Si può essere donne mature, anzi si è donne mature se si impara a coniugare chiasmaticamente spirito e carne, sensi e intelletto.

Quindi tre storie a lieto fine. Tre belle, emozionanti e coinvolgenti storie con un lieto finale. Finale di partita che in realtà è un inizio, perché tutti e tre gli spettacoli a cui abbiamo assistito si concludono con una presa di coscienza importante delle protagoniste. E la partita, quella vera, cominciano a giocarla solo dopo aver maturato questa presa di coscienza.

Moana Porno - Revolution è uno spettacolo qualitativamente molto, molto alto. C'è dentro il virtuosismo recitativo dell'ottima Irene Serini e la rabbia testoriana, in bilico tra santità e blasfemia, dell'altrettanto ottima regista Marcela Serli.

Il ritratto della salute è un racconto edificante, nel significato più nobile che si possa conferire all'aggettivo edificante. Nel senso che costruisce una maggiore consapevolezza tra gli spettatori, tonifica il sentimento dell'empatia che chi più e chi meno tutti possiedono, ma è spesso reso sordo dalla frenesia della modernità.

Alice, Cara Grazia è anzitutto Valentina Picello, il suo talento raro e prezioso, la sua anima luminosa, di fronte alla quale come pubblico proviamo la stessa identica emozione di un bambino per le luminarie di Natale. Ma è anche Filippo Renda, e guai a dimenticarselo. Filippo ha sviluppato una sensibilità acuta verso il femminile che gli fa molto onore. Un po' come Antonio Pietrangeli nel cinema. Mentre è senz'altro un caso che le Alici (intese come persone, non come pesci) ritornino spesso nel suo cammino artistico - siano esse creature immaginarie di Lewis Carroll, oppure creature in carne ossa e cartilagine, come la novese Redini - non è affatto casuale la sua attenzione, profonda e approfondita, verso il tema del confine labile e misterioso tra sogno e veglia. C'è in Alice, Cara Grazia e c'era anche in Notturno, andato in scena ai Filodrammatici un po' di mesi fa. L'argomento è affascinante di per sé, però bisogna anche sottolineare che Filippo, col suo stile così spiazzante, sa renderlo ancor più intrigante. Inoltre nello spettacolo visto all'Atir è riuscito a mettere insieme Franca Rame e Patrizia Valduga, ovvero due concezioni della letteratura - e credo anche della vita - praticamente agli antipodi. E anche questo gli fa onore, perché denota una versatilità intellettuale non comune. L'unico rimprovero che gli muovo è di non aver spiegato nelle note di regia cosa vuole intendere con l'espressione “cara grazia”. Si riferisce all'avverbio, rarissimo, “a cara grazia”, che significa difficilmente, sfortunatamente? Giuro che non l'ho capito.

Questa tre giorni è stata una bella festa. C'era un'atmosfera di positività, dentro il palco e fuori dal palco, che impregnava l'aria. C'era Isabella Santacroce che ha fatto ciò che le riesce meglio, ovvero regalarci turbamento; c'era Franca Valeri e l'eleganza della sua intelligenza; c'era Lella Costa, ovvero l'insegnante di liceo che tutti avremmo voluto avere. C'era, in tutte e tre le serate, il punto più profondo del mare. Lo abbiamo visto coi nostri occhi. Con gli occhi della fantasia.

P.S. La tre giorni all'Atir è stata un bel successo nonostante mancasse, ad esempio, una pagina Facebook dedicata all'evento. Stai a vedere che questa fissa dei social è per l'appunto una fissa, e la gente tutto sommato continua a muoversi anche seguendo logiche proprie, senza per forza sottostare alla tirannia delle notifiche?

 

Atir Teatro Ringhiera - via Boifava 17, Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02 84892195 - 02 87390039, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: ore 20.45
Biglietti: ingresso unico € 12,00 (carnet 3 spettacoli: € 24,00)

Articolo di: Francesco Mattana
Grazie a: Valeria Daniele, Ufficio Stampa Atir Teatro Ringhiera
Sul web: www.atirteatroringhiera.it

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