Tre atti unici da Anton Čechov - Carrozzerie | n.o.t. (Roma)

Scritto da  Martedì, 30 Settembre 2014 

Grande ritorno romano per i “Tre atti unici da Anton Čechov” che, dopo essere stati in scena lo scorso anno al Teatro Vascello, hanno scelto per questa stagione la cornice contemporanea delle Carrozzerie | n.o.t. per riproporre tre degli atti unici del grande drammaturgo russo. Uno spettacolo davvero completo, un’eccellente qualità recitativa e una riscrittura originale e contemporanea, assolutamente da vedere.

 

TSI la Fabbrica dell'Attore - Fattore K presentano
TRE ATTI UNICI DA ANTON ČECHOV
ideazione e regia Roberto Rustioni
drammaturgia Chiara Boscaro
consulenza Fausto Malcovati
con Antonio Gargiulo, Valentina Picello, Roberta Rovelli, Roberto Rustioni
assistente alla regia Luca Rodella
movimento coreografico Olimpia Fortuni

Un grande rettangolo chiuso su tre lati da una fila di sedie, due uomini e due donne al centro del rettangolo si guardano intorno e aspettano, sembrano dei personaggi in cerca della loro storia; all’improvviso tutto ha inizio, corrono a sedersi e intraprendono una coreografia articolata in piccoli gesti, dei movimenti quotidiani come tamburellare le dita sulle gambe o toccarsi il naso o grattarsi la testa, è come se i loro personaggi si stessero caricando di tutta l’umanità e la verità possibili per donarcele in quest’ora e venti di vero spettacolo.

Per il primo degli atti unici, "La domanda di matrimonio", in scena solo un tavolo con due sedie, dell’acqua e un posacenere. Ivan, un trentacinquenne scapolo deciso a sistemarsi, si muove agitato per la stanza provando la sua proposta di matrimonio per Natalia - la figlia dei suoi vicini di casa - ma la timidezza e l’imbarazzo, nonché l’invadenza e l’iperattività della ragazza, gli impediscono di esporre chiaramente le sue intenzioni. Lei d’altro canto ride del suo essere impacciato e lo stuzzica con battutine e gesti allusivi finché la situazione non degenera: Ivan prova a spiegare che come il suo prato della quercia è vicino al loro prato di betulle così vorrebbe si creasse un altro tipo di vicinanza. Era finalmente riuscito a spiegarsi, chiude gli occhi e protende le labbra verso di lei che però rimane interdetta da queste parole, non perché non volesse la sua dichiarazione - anzi - ma perché il prato della quercia era sempre appartenuto alla sua famiglia. Inizia così una violenta discussione, amplificata dall’arrivo del padre che caccia il vicino in malo modo e accusa la figlia di essersi lasciata sfuggire, per una sciocchezza simile, la tanto attesa domanda di matrimonio. Natalia vorrebbe richiamarlo a sé e mentre è poggiata al tavolo, disperata, Ivan ritorna con il suo fare mogio e stanco, si chiedono scusa ma ognuno vuole spiegare le sue ragioni, così prevalendo e interrompendosi l’un l’altro riprendono a litigare finché, sulle note di “Tu me fais tourner la tête” di Edith Piaf, iniziano a danzare e a giocare e a sfiorarsi e le luci sfumano lasciando il lieto fine raccontato dalle immagini e non dalle parole.

Bravissimi Antonio Gargiulo e Valentina Picello nel caratterizzare in maniera così credibile e realistica i loro personaggi, rendendo - grazie al gioco degli opposti - le scene sia di litigio che di riavvicinamento molto tenere e divertenti. L’inserimento della musica che entra nella drammaturgia riassumendo intere scene è di grande originalità ed efficacia. Si crea tra il primo e il secondo atto una sorta di limbo, si allestiscono due tavolini e in ognuno si siedono frontalmente le due coppie che con gesti a volte speculari - come l’accendere alcuni fiammiferi - a volte in opposizione - come il fumare sigarette - preparano ad un sottile passaggio, dalla giovane coppia di Ivan e Natalia a quella più matura protagonista del secondo atto unico, anche questo caratterizzato da un evento che innesca la miccia, che esplode nello svolgimento e che si spegne riportando la calma nel finale.

Nuove luci, nuova musica, nuovo ritmo, una donna vestita di nero balla, salta, grida e si butta a terra dicendosi “morta”, parla contro una cornice vuota che rappresenta il defunto marito con parole aggressive e amare; era stata tradita e ora dopo sette mesi da questa morte è ancora volutamente in trappola tra quelle quattro mura piena di rancore e di sigarette fumate nervosamente. Il domestico Luka prova ad aiutarla, ma sarà l’arrivo improvviso dell'ex ufficiale di artiglieria Smirnov - giunto a riscuotere il suo credito di mezzo milione di rubli - a portare scompiglio in quella triste casa. La vedova acconsente al pagamento ma necessita di alcuni giorni per raccogliere la somma, ciò manda l’ufficiale fuori di testa minacciando di rimanere in quella casa finché non avrà avuto ciò che gli spetta. Lo scontro tra i due è molto acceso e violento, la donna prende una pistola e gliela punta contro ma, nonostante questa conflittualità, Smirnov le confessa di essersi innamorato di lei e di essere pronto a morire, anche per suicidio, non essendo stato capace di estinguere i suoi debiti. Elena Popova gli chiede di farle capire come si usa l’arma, così lui ne approfitta, e posizionandola nella maniera più corretta per tenere in mano un revolver, l’accarezza e si avvicina a lei fin quasi a baciarla immobilizzandosi per un attimo in questa posizione di tensione - tra l’odio e il sensuale - più efficace di qualsiasi dialogo. Parte una sorta di tango, lui le va incontro, lei retrocede ma la raggiunge ed iniziano a ballare e scherzare, finalmente lei sorride, toglie la pistola e rincomincia a vivere.

I protagonisti de "L’orso" sono Roberta Rovelli e Roberto Rustioni che con una fisicità impressionante - ogni muscolo di lei era teso a comunicare la sua chiusura alla vita ed ogni sguardo di lui il suo desiderio - riuscivano a far vivere tutte le sfumature emotive dei rispettivi personaggi. Anche qui l’inserimento di musica e luci si fonde con la drammaturgia riempiendo di significato una scena completamente spoglia ma carica di emotività.

Nell’ultimo degli atti unici, "L’anniversario", sono in scena tutti e quattro gli attori. Rustioni - elegantissimo in doppio petto e cravatta - è Sipuèin,il presidente di un’importante banca che festeggia quel giorno il quindicesimo anniversario della sua nascita; vicino a lui a lavorare a testa bassa ma a voce alta Chirin - Antonio Gargiulo - il contabile, insofferente alla superficialità del suo superiore e a questo clima di festa che vuole innestare. Roberta Rovelli è Tatjana, la moglie sempre ubriaca e su di giri del presidente, mentre Valentina Picello interpreta Merèutkina una donna in cerca di lavoro, disperata e pronta a tutto per avere una possibilità. Vedere il suo corpo teso e tremante in questa scena è davvero straziante, non si può non provare una naturale compassione per lei soprattutto quando si umilia togliendosi la parrucca, il presidente la lascia sola con il contabile per farla assumere ma lui, innervosito da queste sceneggiate, la picchia e Sipuèin deve pagare espansivamente il suo silenzio.

Lo spettacolo si conclude con una sequenza di suoni e gesti che, come in un domino, rimbalzano tra i quattro attori e con il tic finale che, come un seme di pazzia, cresce fino all’esasperazione, finché in questo limbo blu tornano la calma ed il buio. Uno spettacolo che da un lato guarda ad un classico come Čechov, ma che al contempo grazie ad una fisicità sempre attiva e reattiva e ad una scrittura essenziale e contemporanea riesce ancora di più ad emozionare e a rendere più che mai vivide queste piccole meraviglie russe, non poteva che essere salutato dal pubblico con un calorosissimo applauso.

 

Carrozzerie | n.o.t - via Panfilo Castaldi 28/a, 00153 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 347/1891714 - mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Biglietti: intero 10€ - ridotto 7€ (+ tessera associativa 3€)

Articolo di: Chiara Girardi
Grazie a: Francesco Montagna, Ufficio stampa Carrozzerie | n.o.t.
Sul web: www.carrozzerienot.com

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