Trattato di economia - Carrozzerie n.o.t. (Roma)

Scritto da  Mercoledì, 12 Ottobre 2016 

Una paperella e un fallo di gomma dal costo irragionevolmente differente, un sasso unico e preziosissimo, Jan Fabre, Luca Ronconi e Pina Bausch alle prese col tema dell'economia, lo spettacolo ideale e un critico integerrimo ma prezzolato. Tutto questo e anche di più è “Trattato di economia” di Roberto Castello e Andrea Cosentino presso Carrozzerie n.o.t. fino al 14 ottobre.

 

TRATTATO DI ECONOMIA
progetto, drammaturgia, regia Roberto Castello, Andrea Cosentino
interpreti Roberto Castello, Andrea Cosentino
assistente Alessandra Moretti
direzione tecnica Luca Telleschi
videopartecipazione straordinaria Attilio Scarpellini
realizzazione oggetti di scena Paolo Morelli
produzione Aldes in collaborazione con Sardegna Teatro
con il sostegno di MIBACT / Direzione Generale Spettacolo dal vivo, Regione Toscana / Sistema Regionale dello Spettacolo
un ringraziamento a Giorgio Angelo Lazzarini

 

Ironia e irriverenza sono tra le armi migliori per suggerire una riflessione. Lo sanno bene Roberto Castello, tra i più apprezzati coreografi della scena contemporanea, e Andrea Cosentino, attore comico tra i più intelligenti che si possano attualmente ammirare, i quali sin dalle primissime battute, con una fitta ed esilarante sequela di sillabe e parole sincopate, demoliscono la gravitas della figura del conferenziere con la quale si presentano al pubblico. Inizia così “Trattato di economia”, spettacolo dal titolo "altisonante e presuntuoso quanto è supponente la pretesa dell'economia, specie quella finanziaria, di essere la misura di tutto", per dirla con le parole dello stesso Castello.

Lo spettacolo ha debuttato nel 2015, ma erano diversi anni che il coreografo della compagnia Aldes aveva in animo di trattare l'argomento sul palco. L'occasione giusta si è presentata quando ha ospitato "Not here, not now" di Cosentino a SPAM!, la residenza della sua compagnia. In una delle battute dello spettacolo, infatti, il comico diceva che un giorno gli sarebbe piaciuto parlare di economia. Rotti gli indugi che fino ad allora l'avevano frenato, Castello ha lanciato l'idea, immediatamente accolta dal futuro partner di scena.

In un'intervista, il coreografo dichiara che il punto di partenza è stato l'osservazione di come il denaro venga "distrattamente ritenuto un elemento oggettivo, come se fosse un elemento di natura". Il denaro è invece uno strumento artificiale e non intrinsecamente necessario, nato per facilitare gli scambi. In breve, però, da mezzo si è trasformato in fine, spingendo la stragrande maggioranza degli uomini a fare anche cose molto strane pur di accumularlo. La sua natura di semplice mezzo è palese anche - e forse, soprattutto - agli studiosi di economia. Nel suo cuore, l'economia non tratta del denaro, ma delle scelte che facciamo e del rapporto con gli altri individui e con le cose che utilizziamo in base a un sistema di valori dato (solitamente, quello del massimo profitto). Se ciò è vero, c'è economia in ogni aspetto della vita, a prescindere dal denaro. C'è un'economia degli affetti, per esempio, come c'è un'economia del successo: se anche i soldi non interessano, perseguendo la massimizzazione degli affetti o del successo si metteranno in moto dinamiche molto simili a quelle comunemente ricondotte all'ambito economico.

Si tratta di un sistema, probabilmente in qualche modo connaturato all'essere umano o forse anche alla vita stessa: il nostro essere, per impostazione predefinita, tende alla massimizzazione di qualcosa, producendo intorno a sé tutta una serie di distorsioni che solitamente finiscono per rendere la vita meno "umana". Questo sistema può essere piegato solo compiendo uno sforzo consapevole in un'altra direzione, solo mutando consapevolmente i propri desideri. A questo serve l'arte che, pur immersa da capo a piedi in questo stesso sistema (come non manca di far brillantemente notare lo spettacolo), è tuttavia una delle attività umane in cui vengono elaborati nuovi pensieri.

Ma come parlare di tutto ciò senza ergersi in un inefficace sermone o scadere nel cabaret? È quello che si chiede Castello stesso nel corso dello spettacolo, senza peraltro dare una risposta. Insieme a Cosentino ci prova a evitare questa trappola, suscitando un sorriso (quando non proprio una risata) e una meraviglia costanti grazie alla caleidoscopicità dei linguaggi usati (dialogo, monologo, danza, immagine scenica, proiezione, performance), al ritmo serrato e a scene che, nel dire una cosa, alludono (o quantomeno evocano) altro. Così, mentre i due mettono in quattro e quattr'otto piedi in un gioco metateatrale, quello che dovrebbe essere lo spettacolo ideale (quello appetibile a ogni segmento di pubblico), da una parte ci si avvede che sarebbe una schifezza insostenibile, dall'altra, a volersi lasciare suggestionare da tutti quegli oggetti che, trascinati dal nastro trasportatore, si accumulano in una piramide di spazzatura, può venire in mente una più fine considerazione sulla sostanziale inutilità della gran parte dei beni che inseguiamo e che "scorrono" nella nostra vita, solo per finire in qualche (inquinante) discarica.

Unico fil rouge di questa serie eterogenea di scene: la pervasività dell'economia (nel senso sopra inteso) nella vita e - quindi - anche nel teatro, nello spettacolo. Così, se ci si ferma un attimo oltre l'incontenibile risata scatenata dalla parodistica esemplificazione di come Fabre, Ronconi e Bausch avrebbero potuto trattare il tema economico, si può anche giungere alla conclusione che degli stili tanto identificabili corrispondono, in fondo, a dei brand, dei marchi di fabbrica riconoscibili, affermatisi nel tempo e quindi riproposti dall'artista (anche) per sfruttarne la vendibilità: anche lo spettacolo è un prodotto che va realizzato, posizionato e venduto secondo le logiche del sistema. Attigua al prodotto c'è la sua critica. Con un colpo di genio, “Trattato di economia” può probabilmente fregiarsi di essere l'unico spettacolo a contenere in sé la propria recensione, peraltro dichiaratamente prezzolata e vergata senza aver visto un minuto dello spettacolo. La critica stessa si fa spettacolo, monetizzando. Il cerchio è chiuso. Allo spettatore, se vuole sforzarsi, il compito di trovare dentro di sé lo stimolo per uscirne.

 

Carrozzerie | n.o.t. - via Panfilo Castaldi 28/a, 00153 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 347/1891714 - mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: 6/7/8/9/13/14 ottobre ore 21
Biglietti: €10.00 + €3.00 (tessera associativa)
Durata spettacolo: 60 minuti

Articolo di: Pietro Dattola
Grazie a: Francesco Montagna e Maura Teofili, Carrozzerie n.o.t.
Sul web: www.carrozzerienot.com

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