Todi is a small town in the center of Italy - Biennale Teatro 2017 (Venezia)

Scritto da  Sabato, 05 Agosto 2017 

Livia Ferracchiati propone alla Biennale Teatro di Venezia con “Todi is a small town in the center of Italy” un'acuta indagine sulla provincia italiana e sui limiti che il controllo sociale pone alle libertà individuali.

 

TODI IS A SMALL TOWN IN THE CENTER OF ITALY
testo e regia Livia Ferracchiati
dramaturg Greta Cappelletti
aiuto regia, movimenti scenici e costumi Laura Dondi
con Caroline Baglioni, Michele Balducci, Elisa Gabrielli, Stella Piccioni, Ludovico Röhl
scene e foto di scena Lucia Menegazzo
luci Emiliano Austeri
consulenza illuminotecnica Giacomo Marettelli Priorelli
riprese e montaggio video Brando Currarini e Ilaria Lazzaroni
produzione Teatro Stabile dell’Umbria - Ternifestival
residenza artistica presso CAOS - Centro Arti Opificio Siri - Terni
con il sostegno di Indisciplinarte e Associazione Demetra
in collaborazione con la Compagnia The Baby Walk

 

La presenza alla Biennale Teatro di Livia Ferracchiati, classe ’85, può sembrare un’eccezione. Ma nonostante la sua età, con grande discrezione e una rara sensibilità, Livia mostra già un linguaggio delicato pur trattando temi scottanti. Alla richiesta di commentare le parole “donna, moglie, madre, regista”, Livia risponde di avere un’identità maschile in un corpo femminile, in un Paese che non tiene conto della sua esistenza molto prima di non tenerne conto come regista. Se il tema dell’indentità di genere sarà presentato più esplicitamente in Peter Pan guarda sotto le gonne e Stabat Mater, Livia Ferracchiati descrive Todi is a small town in the center of Italy come una fotografia della provincia italiana e “il racconto di una lacerazione tra l’attaccamento primordiale verso la propria terra e la necessità di emanciparsene per livore accumulato.” Ambientato nella sua Todi, lo spettacolo nasce da un’attività documentaristica - “un'indagine sulla provincia italiana, sui limiti che il controllo sociale pone alle libertà individuali” - e narra la storia della routine di quattro trentenni, intrecciata con le interviste ai loro concittadini. Se in Valzer con Bashir (Ari Folman, 2008) delle interviste venivano riproposte sotto forma di lungometraggio di animazione - senza meno sincerità di una restituzione “convenzionale” - Livia Ferracchiati propone qui la rielaborazione di un documentario in forma teatrale.

Arsenale di Venezia, Tese dei Soppalchi, contesto intimo. Il pubblico occupa gli spalti della platea in tutte le sue dimensioni; entrando, lo attendono una scenografia minimale e i quattro protagonisti. Gli attori sono in piedi, al buio, faccia al muro. Si sentono le voci registrate di gente intervistata in strada. Sarà un quinto attore, il documentarista, l’intervistatore esterno, a raccordare i due mondi portati sul palco. Ma la finzione scenica sembra a tratti più vera della “realtà” delle videointerviste a cui la rappresentazione si alterna: una realtà falsificata da un forte condizionamento sociale e dai suoi valori imposti. Ed è solo la parlata dialettale che ci ricorda quanto tale falsità sia invece tangibile, quotidiana, comune a Todi e alla provincia italiana tutta.

I personaggi sul palco e i tuderti intervistati si evolvono con la ricerca-azione del documentarista, osservatore partecipante. E così, dopo un inizio composto in cui la provincia difende l’ordine e se stessa costruendo una facciata, i quattro protagonisti iniziano a rivelare noia, ansie, autocensura, condizionamento reciproco e il disagio di una sessualità che spaventa o che scandalizza anche chi si crede un ribelle; le domande dell’intervistatore “forestiero” provocano prima qualche lapsus per poi far cadere l’intero castello di carte. Inizia a venire a galla il peso della privazione dei propri desideri e della propria libertà, un peso che si accanisce in maniera particolare sul “diverso”, come ad esempio chi vive una sessualità altra.

Con l’espediente di un’inchiesta narrata su un piano vero (le videointerviste) e su un altro almeno verosimile (il dramma), con la freschezza e la leggerezza della rappresentazione e di un linguaggio delicato e informale, con l’energia di un’esperienza autobiografica, il modo dell’artista di affrontare i temi del controllo sociale e dei limiti non scritti alle libertà individuali è stato senza dubbio premiato dal pubblico di Venezia, che ha risposto con un lungo scroscio di applausi finali.

 

Tese dei Soppalchi - Arsenale, Biennale di Venezia (Venezia)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 041/5218711, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacolo: mercoledì 2 agosto ore 19

Articolo di: Silvio Cristiano
Sul web: www.labiennale.org

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