Titus, commedia pulp - Teatro Trastevere (Roma)

Scritto da  Domenica, 25 Gennaio 2015 

E' andato in scena al Teatro Trastevere un inconsueto quanto coraggioso adattamento della prima tragedia shakespeariana,"La tragedia di Tito Andronico", sanguinaria, passionale e dolorosa epopea di un condottiero romano che, vittorioso nelle campagne militari contro i barbari Goti, al ritorno a Roma trova ad accoglierlo ancor più efferato e implacabile destino. Dopo il buon riscontro di pubblico e critica dei progetti precedenti "Horse Head" (segnalato dal New York Times e vincitore del primo Roma Fringe Festival) e "Fight Club", le Cattive Compagnie portano in scena "Titus - commedia pulp" con la regia di Leonardo Buttaroni, prodotto in collaborazione con la Compagnia Mauri-Sturno e realizzato con La Cattiva Strada e l’Accademia di Musica e Teatro Nomos. Un lavoro in cui l'atroce spirale di violenza degli eroi scespiriani viene declinata in chiave pulp, con l'intento di riecheggiare le atmosfere del migliore Quentin Tarantino. Ma il crinale tra tragico, pulp e grottesco è ahimè estremamente sottile ed incappare in qualche rischioso scivolone è un pericolo piuttosto insidioso...

 

TITUS-COMMEDIA PULP
regia di Leonardo Buttaroni
con Diego Migeni, Alessandro Di Somma, Marco Zordan, Daniela Kofler, Yaser Mohamed, Gioele Rotini, Matteo Fasanella, Virginia Arveda e Valerio Persili
scenografie Paolo Carbone
costumi Cristina Picuti
musiche Alessandro Forte
luci Pietro Frascaro
aiuto regia Velia Viti
foto Manuela Giusto
trucco Marianna Vuotto

 

Cercare di attualizzare, rileggere, interpretare in chiave personale ed originale il microcosmo pulsante della drammaturgia scespiriana rappresenta un'avventura tutt'altro che agevole, la quale però finisce prima o poi per esercitare un'attrazione magnetica irresistibile su ogni regista. In questo caso l'imprinting dell'adattamento della tragedia originaria è all'insegna della contaminazione: da un lato il doveroso rispetto per il testo, proposto in versione pressochè integrale; dall'altro l'inseguimento di stilemi e ritmi di matrice cinematografica e l'azzardare ardite commistioni di linguaggi e registri narrativi; il tutto incastonato in atmosfere a tinte fosche, noir, pulp, ad enfatizzare gli impulsi più grotteschi, crudeli ed irrazionali del tourbillon di vendette spietate che costellano il testo del Bardo.

Attorno al protagonista Titus si annoda un groviglio di sventure senza scampo nè redenzione: di ritorno dalla campagna militare con cui ha soggiogato le ultime resistenze dei fieri Goti, capitanati dall'indomabile regina Tamora che viene condotta in schiavitù come trofeo di guerra, il generale rifiuta gli onori imperiali che il popolo vorrebbe tributargli, così che al trono ascende il subdolo manipolatore Saturnino, figlio maggiore del sovrano recentemente scomparso. Il neo-eletto imperatore però, corroso dal tarlo venefico dell'invidia per la gloria che accompagna Titus, prende in sposa la malvagia Tamora ed innesca con lei una trama di insidie, delitti e violenze volta ad annientare definitivamente il proprio nemico: ne pagheranno orribilmente le conseguenze la candida Lavinia, figlia di Titus seviziata, mutilata ed oltraggiata da Chirone e Demetrio, brutali figli della regina germanica; il mite ed onesto Bassiano, fratello del neo-imperatore, colpevole solo di aver nutrito in passato legittime ambizioni di ascesa al trono; finanche lo stesso Titus, indotto con l'inganno dal mefistofelico Aronne - generale Moro amato in segreto da Tamora - a sacrificare una mano pur di salvare i propri figli Marzio e Quinto, in realtà già selvaggiamente decapitati.

Insomma, di ingredienti e spunti narrativi per inscenare un macabro vortice di violenza pulp, il testo shakespeariano certamente non difetta. Il sentiero intrapreso dalle Cattive Compagnie appariva pertanto gravido di possibili interessanti sviluppi ed intuizioni.

Purtroppo però le aspettative appaiono in gran parte disilluse da una regia che a tratti sembra non riuscire a dominare con sicurezza l'incandescente intreccio narrativo a propria disposizione, persa tra la ricerca dell'effetto di presa immediata sul pubblico, un movimento scenico francamente eccessivo nel far arrampicare i personaggi su impalcature post-moderne, farli scendere in platea, ricomparire dal foyer e così via proseguendo, un'intelaiatura musicale dai toni cupi ed inquietanti troppo caricati.

A questi inconvenienti si aggiunge una compagine attoriale non sapientemente amalgamata: se difatti Diego Migeni è assolutamente solido, carismatico ed intenso nel plasmare le sfumature emotive del protagonista Titus, diviso tra la fierezza dell'insopprimibile amor di patria e l'abisso di dolore che si è ormai dischiuso ai suoi piedi, e Alessandro Di Somma tracima ironia, poliedricità e padronanza del palcoscenico nel vestire i panni dell'abietto Aronne, d'altra parte il resto del cast attraversa alterne vicende. Piacevoli e ben calibrate sono le interpretazioni di Matteo Fasanella nei panni di Bassiano, di Yaser Mohamed nel ruolo di Marco Andronico e di Gioele Rotini in quello di Chirone, mefistolico principe dei Goti; viceversa il neo-eletto sovrano Saturnino di Marco Zordan e la perversa Tamora di Daniela Kofler viaggiano costantemente sopra le righe - per scelta attoriale o registica? - perdendo in credibilità e smarrendo l'adesione emotiva dello spettatore alle vicende narrate; infine il dramma delle violenze perpetrate ai danni dell'angelica Lavinia (Virginia Arveda) sconfina purtroppo nel grottesco, dipingendola apparentemente come vittima di una lobotomia piuttosto che di uno stupro e di una mutilazione.

Un plauso vigoroso va rivolto senza dubbio ai magnifici, sontuosi costumi di Cristina Picuti e alle moderne, affascinanti scenografie curate da Paolo Carbone.

In definitiva dunque questa "commedia pulp" nasceva animata da un'ispirazione autentica ed originale, prefiggendosi un intreccio fra tradizione e contemporaneità spesso foriero di significativi spunti di indagine; un'opportunità non del tutto colta in questa circostanza dalle Cattive Compagnie, appuntamento al prossimo spettacolo e comunque complimenti per il coraggio ed il desiderio di sperimentare nuovi inconsueti sentieri teatrali.


Teatro Trastevere - via Jacopa de’ Settesoli 3, 00153 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/5814004, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 18
Biglietti: intero €15,00 - ridotto €11,00 (+ €2,00 tessera)

Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Ufficio stampa Marta Volterra
Sul web: www.teatrotrastevere.it

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP