Thom Pain - Teatro Quirinetta (Roma)

Scritto da  Ilaria Guidantoni Giovedì, 08 Dicembre 2011 
Elio Germano

Dal 6 al 18 dicembre. Elio Germano, alias Thom Pain, è lo spettacolo, un corpo pieno di parole – come dice ad un certo momento – un uomo solo al centro di una scena spoglia, abiti anonimi, una sedia da regista a fargli compagnia. La sproporzione porta alla comicità, quella tenera del bambino che ha in sé qualcosa di graffiante e crudele; e rivela la paura, un sostantivo difficile da definire che finisce per permeare tutte le emozioni, pur restando la misura del nostro vivere. Una prova di maturità di chi in scena ci sta con la spontaneità e la partecipazione con le quali si vive, non si recita.

 

 

Bam Teatro e Pierfrancesco Pisani presentano

in collaborazione con Mittelfest 2010 per la 19a edizione DEMONI - Genio d'Europa

con il contributo dei Festival La Notte dei Poeti XXVIII edizione e

Settembre al Borgo - Caserta XL edizione

Elio Germano in

THOM PAIN

(basato sul niente)

di Will Eno

Edinburgh International Festival, Fringe Award 2005

Finalista Premio Pulitzer per la sezione Teatro 2005

traduzione Noemi Abe

regia Elio Germano in collaborazione con Silvio Peroni

 

Elio Germano ha l’onere e l’onore di inaugurare, non solo la stagione, ma la nuova vita del Teatro Quirinetta. La Quirinetta, in origine declinata al femminile, Teatro Cinema inaugurato nel 1927 da Mascagni, apre di nuovo le porte al pubblico.

Curioso uomo, Thom Pain, come Elio Germano. La fusione è totale e non studiata, tanto che la bravura dell’attore non viene spontaneo definirla con aggettivi ed espressioni da critica teatrale: istrionico, poliedrico, domina la scena, affabula lo spettatore. Il protagonista Elio-Thom appare come precipitato sul palco, capitatoci per caso, deviando da un percorso che a ben pensare riproduce lo stesso andamento ondivago delle sue parole e dei suoi movimenti un po’ scomposti e scoordinati tra le quinte del palcoscenico, come a cercare riparo.

Lo spettacolo si apre al buio con il tentativo fallito e un po’ nevrotico di accendere una sigaretta e la richiesta di luce in sala. Comincia così un dialogo con il pubblico continuo, che oltrepassa il teatro nel teatro per diventare metafora della rappresentazione stessa: la dialettica improbabile tra l’io e l’altro. In ogni momento ci si chiede se lo spettatore debba rispondere o tacere, tanto è immediato e veritiero l’interloquire dell’attore che sale e scende dal palco, con rapide incursioni in platea, dove si aggira, perdendo qualsiasi fissità e autocontemplazione di chi scende dal palco solo per evidenziare la propria posizione. L’attore sta sul palco ed ha solo un lato, quello che decide di mostrare. Qui invece tutto è sovvertito.

Inutile cercare una trama, un filo logico, un percorso, e ci si perde insieme con Elio-Thom nei suoi giri convulsi tra fantasticherie, affanni, confessioni dolenti e arrabbiate e gioco: scherzi e giochi di prestigio, tanto irrisori da risultare credibili.

Se l’idea è l’analisi del testo, la battaglia è persa in partenza e lo spettacolo può deludere. Bisogna abbandonarsi e seguire il conduttore in quel prendere e lasciare all’ultimo, anche violentemente, una fune tirata troppo. Si avverte il rischio della caduta; non si fa in tempo a realizzare la perdita di equilibrio che si è riacciuffati e poi alla fine la storia torna. Qualcosa si riannoda al punto di partenza: l’attore sfoglia al buio il vocabolario di italiano. Comincerà così la sua azione scenica – ci avverte – per poi raccontarci una storia.

Una delle parole, definita in modo inconcludente, è la paura, una sorta di leit motiv nel corso dello show, fino a quando la voglia e il senso di essere vivi risulta più forte di tutto. Probabilmente non annulla la paura ma entra nel gioco dialettico…semplicemente della vita. Elio è un giocoliere delle parole che spariglia le carte e le idee. Il discorso prende sempre la piega inaspettata, tra il bambino che è in noi e il sognatore. L’amore torna protagonista dell’eterno desiderio di felicità quasi sempre disatteso.

La sincerità e l’empatia cercata con il pubblico, simbolo dell’altro, fallisce nella finzione di Elio, mentre arriva fino in fondo nella realtà. Paura, incomunicabilità, amore mitizzato e sempre deludente e ancora sproporzione, l’asimmetria che Aristotele dichiarava all’origine della comicità, non quella delle grandi risate, ma del sorriso tenero che si rivolge al bambino. Thom Pain alterna momenti di rabbia, anche verso se stesso, senza paura – questa volta – di svelare le debolezze di quel bambino lontano dall’immagine edulcorata che si accompagna di solito all’infanzia; la crudeltà della natura, raramente benigna; le coppie che se ne vanno come animali a due a due, con la rapidità di una notte. Anche se il racconto delle emozioni e lo strascico delle ferite possono durare una vita.

Che cos’è la vita? Sembra questa la domanda ad un certo punto. Un cavallo morto se si pensa di avere davanti quarant’anni; ma se ci restasse un solo giorno, diventerebbe estremamente preziosa e allora tutti si darebbero da fare. E’ questo il lato tragico. Thom Pain vuole cercare di dare un senso alla sua vita, trasformare la rovina in salvezza, pur senza avere ricette, forse neppure principi da offrire. Quello che conta è essere vivi e la vita ha anche i suoi lati volgari, tremendamente bassi e materici, quasi putrefatti. E’ questo il sapore di un fremito. Basterà? Non chiedermi la salvezza sembra dire Germano, ho solo parole, le mie emozioni, le mie paure.

 

Teatro Quirinetta – via M. Minghetti 5, 00187 Roma

Per informazioni e prenotazioni: botteghino (Quirino) 06/6794585, info 0669924847, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.15, tutte le domeniche ore 17.15

Biglietti: intero €25, ridotto €20

 

Articolo di: Ilaria Guidantoni

Grazie a: Paola Silvia Rotunno e Francesca Melucci, Ufficio Stampa Teatro Quirinetta

Sul web: www.teatroquirinetta.it

 

TOP